Generazione Liga

di Giovanna Donini

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Generazione Liga

Luciano Ligabue in “Spudorati”, il racconto inedito che apre il libro di Emanuela Papini Generazione Liga edito Einaudi in libreria da una settimana scrive: «…permettete che vi dica di prepararvi a storie di dolore e di rinascita, di resistenza, di depressione e di entusiasmo, di coraggio, di disperazione e di determinazione, di eccezionale normalità e di grande vitalità.»

Emanuela Papini torinese, laureata in Lingue e letterature straniere, con due grandi passioni, il Liga e il Toro, ha raccolto le storie di un “pezzetto d’Italia”, di quelli che “ballano sul mondo”, di quelli che “certe notti”, importanti, le hanno passate cantando davanti a lui, piangendo, sudando e godendo con lui: il pubblico “speciale” del Liga, la GenerazioneLiga, appunto.

Nell’Ottobre 2012, attraverso Ligachannel e sul fanclub Bar Mario, Emanuela pubblica una lettera in cui invita a scrivere un racconto o una lettera a Ligabue. Le mail arrivano a migliaia: «E’ un viaggio, il mio, da lì in poi, nello stupore, fatto di amore, di orgoglio, e legami, di risate e di lacrime, un viaggio nell’emozione» scrive Emanuela Papini. Ed è proprio così: le lettere che ha raccolto raccontano storie di persone che amano, lottano, credono, sognano, soffrono, rischiano, imparano, qualche volta perdono, ma continuano a provare e infine vincono. Sono storie d’amore, di dolore, di amicizia, di anime che per dirla alla Liga, a volte hanno nella testa un po’ di sole ed in bocca una canzone (da “Leggero”, Buon Compleanno Elvis, 1995).

Sono storie vere che fanno male e che ti attraversano, comunque, sempre e per forza, il cuore. Come quella della prof precaria che è costretta ogni giorno a rimettersi in gioco, che vive perennemente sotto esame, per dimostrare quanto vale a studenti e colleghi: «Partiti dal testo di Ligabue (“Ho messo via”, ndr), la II B aziendale e la sua precaria insegnante hanno scoperto che, mentre la terra dondola e dondola sotto ai piedi, le certezze comunque esistono.»

Sono storie piene di vita e di voglia di “dare la vita”, come quella di Elisa e Fabri, che vogliono avere un figlio ma non ci riescono. Allora decidono di adottarlo, ma devono passare molti anni e molti test e molte notti di paure e pensieri e di preghiere e domande, da far piangere e ridere disperatamente, prima che, finalmente, il Tribunale di Bologna li dichiari idonei all’adozione di un minore straniero. Quando sembra tutto fermo la tua ruota girerà (da “Il giorno di dolore che uno ha”, Su e giù da un palco del 1997). E le storie raccolte in Generazione Liga girano con amore e coraggio, girano leggere, pesanti, importanti, come scrive Emanuela Papini «in tutte queste storie c‘è la voglia di far sapere a Ligabue che certe canzoni servono, aiutano, sono quelle canzoni di cui ti puoi fidare».