No justice no peace

di Emma Canale-Parola

Attualità - News

 

Emma ha 13 anni e vive a Boston, negli Stati Uniti d’America. Ci ha scritto da là questo pezzo. Traduzione dall’inglese all’italiano della mamma, Marina Viola.

Il 25 maggio 2020 la polizia di Minneapolis ha ucciso George Floyd per la strada. Il suo crimine sarebbe stato di usare una banconota falsa di 20 dollari per comprarsi le sigarette. Da quel giorno il nostro Paese non è più lo stesso. Durante la settimana la notizia è arrivata rapidamente dappertutto. Quando ho visto il video di quello che è successo a George Floyd sono rimasta scioccata. Floyd era per terra e continuava ad urlare “I can’t breathe, I can’t breathe”.

Mi aspettavo che il poliziotto togliesse il ginocchio dal collo di George, ma non l’ha fatto. Avevo appena assistito all’uccisione di un uomo da parte di un poliziotto. Dopo solo un giorno ho cominciato a vedere dei video di manifestazioni in tutti gli Stati Uniti. La gente aveva dei cartelloni con scritto: “I can’t breathe” e “Black lives matter” e altro. Mi venivano I brividi ogni volta che vedevo quelle immagini. I protestanti erano molto coraggiosi e mi hanno ispirato.

Poi ho visto immagini di poliziotti violenti nei confronti dei protestanti che marciavano pacificamente. I poliziotti lanciavano spray al peperoncino negli occhi della gente e sparavano proiettili di gomma. È stato orripilante vedere la violenza di questi poliziotti. Anche se queste scene erano spaventose, ho sentito il bisogno di scendere anche io in piazza a protestare nella mia città.

Ho scoperto online che era stata organizzata una manifestazione a Boston. Ho immediatamente chiesto a mio papà di andarci con me. Ovviamente ha detto di sì e sono corsa in camera mia a prepararmi. Ho deciso di fare un cartellone da portare con me alla manifestazione. Ho deciso di scrivere in lettere cubitali BLACK LIVES MATTER. Ho pensato fosse lo slogan più appropriato. Finito il poster, ho notato che i protestanti chiedevano di vestirsi di nero in solidarietà con George Floyd e con tutte le vittime della brutalità della polizia.

Finalmente è arrivato il giorno della manifestazione. Io e mio papà ci siamo vestiti di nero, ho preso il mio cartellone e ci siamo incamminati. Abbiamo girato l’angolo verso il centro della città e siamo rimasti colpiti nel vedere un mare di persone che marciavano portando con sé poster tutti diversi, proprio come nei video che avevo visto a casa. Urlavano diversi slogan, tipo “No justice no peace”, “Hey hey ho ho these racist cops have got to go” “Black lives matter”, e molti altri! È stato incredibilmente potente! Quando ci siamo avvicinati alla folla abbiamo cominciato anche noi a urlare con gli altri mentre marciavamo verso il parco nel centro della città.

Foto Di Emma

Mentre marciavo tenevo il mio poster ben alto mentre urlavo con la folla. C’erano anche delle machine che suonavano il clacson in solidarietà. C’era anche gente che urlava dalle finestre per darci sostegno. Siamo arrivati al parco che lentamente si è riempito da un infinito numero di protestanti che arrivavano da tutte le parti. Anche se alcuni dei protestanti più tardi sono diventati un po’ violenti, mentre noi eravamo lì la manifestazione è sempre stata molto pacifica.

Foto di Emma

Abbiamo tutti marciato verso il vecchio palazzo della State House che ha una cupola rivestita d’oro. I protestanti hanno riempito gli spazi attorno al palazzo mentre tenevano alti i loro cartelloni e urlavano gli slogan. A un certo punto, c’era talmente tanta gente che era difficile muoversi. È a quel punto che abbiamo deciso di tornare a casa, anche perché stava diventando buio e in altre manifestazioni è proprio durante queste ore che cominciava la parte più violenta.

Quando siamo arrivati a casa, alla tele facevano vedere come la manifestazione, iniziata in modo molto pacifico, si fosse trasformata in una rappresaglia con la polizia. C’erano macchine della polizia in fiamme, negozi assaliti da gente, poliziotti che lanciavano gas al peperoncino contro la gente. Mi è spiaciuto vedere che un’esperienza così pacifica si fosse trasformata in guerriglia. È uno scenario che vedo ripetersi giorno dopo giorno in tutto il Paese. I protestanti che marciano più modo pacifico durante il giorno vengono infiltrati da un piccolo gruppo di persone il cui obiettivo è quello di scontrarsi con la polizia. Questo piccolo gruppo di persone non rappresenta noi che protestiamo, eppure è quello che riceve più attenzione dai mass media.

Il presidente Trump suggerisce di coinvolgere l’esercito per “ritornare all’ordine” e la cosa mi spaventa molto più della polizia. Spero con tutto il cuore che questo non succeda e che l’energia dei protestanti rimanga focalizzata nell’aggiustare i problemi sistematici di razzismo e brutalità della polizia.

Foto di Emma