Gino Strada, “Impariamo la lezione: sanità pubblica e gratuita”

di Laura Giuntoli

Attualità - News

C’è chi fa e c’è chi parla. Emergency, lo sappiamo, è di poche parole e molti fatti. Quando il 6 marzo, per far fronte al grave stato di necessità causato dall’epidemia di coronavirus, l’assessore lombardo alla sanità Giulio Gallera ha chiesto aiuto ”alle migliori risorse del paese”, incluse le Ong, Emergency si è messa subito a disposizione. Ha attivato nei suoi Poliambulatori sparsi in Italia un protocollo di triage per individuare pazienti con sintomi compatibili con il virus, di informarli e indirizzarli ai servizi competenti in un’ottica di tutela della salute pubblica, e con l’autorizzazione della protezione civile, in queste ultime settimane ha intensificato le sue attività per aiutare il Sistema Sanitario. Lo racconta lo stesso fondatore di Emergency Gino Strada a Fabio Fazio, in collegamento domenica 29 marzo a “Che tempo che fa”. Un’intervista che non poteva sottrarsi alla polemica lanciata da Bruno Vespa su FB sulla presunta assenza delle ONG in questo momento di bisogno. E alla domanda di Fazio, “Dove sono adesso le ONG? Cosa fa Emergency?” Gino Strada ha risposto come sempre: in modo conciso ed efficace:

“Su questa domanda mi permetto un commento velocissimo. In questo momento c’è chi fa e c’è chi parla. Mi sembra che una polemica e una campagna di odio contro le ONG sia senza senso.”

Emergency senza clamori, sta facendo moltissimo. A Bergamo, la provincia più colpita dall’epidemia, un team medico e logistico sta lavorando con AREU (Azienda Regionale Emergenza Urgenza) e la Sanità degli alpini per l’allestimento di un nuovo ospedale da campo, completamente dedicato alla cura dei pazienti affetti da Covid–19. Il team di Emergency, composto da circa 20 persone tra medici, infermieri, fisioterapisti e logisti, gestirà la terapia intensiva e sub-intensiva. La ong porta avanti anche un’importantissima attività di consulenza: al momento sta lavorando con la Direzione sanitaria dell’ospedale di Brescia per proteggere il personale sanitario e l’ospedale dal contagio.Abbiamo basato i nostri suggerimenti sull’esperienza dell’epidemia di ebola. – racconta Gino Strada a Fabio Fazio – Emergency è una delle pochissime organizzazioni che ha curato malati di ebola e durante l’epidemia è riuscita a tenere aperto un ospedale di chirurgia per un intero anno. Il tema della protezione degli ospedali è un tema centrale: se non si comincia dall’inizio a proteggerlo, quando l’ospedale si infetta diventa impossibile curare anche le altre malattie”.

Emergency è prima linea per i più deboli anche a Milano, in risposta all’appello fatto dal Comune nell’ambito della piattaforma Milano Aiuta, dove Emergency ha attivato un servizio per le richieste di trasporto di beni (alimentari, farmaci o altri beni di prima necessità) per gli over 65, coloro a cui è stata ordinata la quarantena e le persone fragili a rischio movimento. Il servizio è attivo dalle ore 9.00 alle 13.00 dal lunedì al sabato chiamando il numero di telefono 020202 ed è completamente gratuito. Un aiuto concreto per le categorie più disagiate: “Pensiamo ai senza tetto – continua Gino Strada – che di solito la sera vanno a finire nei dormitori tutti stretti e ammassati. Noi stiamo intervenendo in 36 centri di accoglienza per cercare di insegnare quali sono le norme igieniche per limitare al massimo le possibilità di contagio.”

E alla domanda di rito, “Ne usciremo? E come?” Gino Strada risponde:

“Pagheremo un prezzo alto ma ne usciremo. Spero imparando qualche lezione. La più importante è capire che curare le persone è un dovere preciso dello Stato, e che ci può essere solo una sanità pubblica e gratuita. Non è un caso che nelle regioni in cui si è investito sulla sanità privata e si è disinvestito sulla sanità pubblica, la mortalità sia più alta. La sanità privata non ha senso, perché non si può fare profitto sulle sofferenze degli altri. Sarebbe come se legittimassimo l’andare in giro porta a porta a vendere le mascherine a 200 euro perché così facciamo profitto. Non si può, è immorale. Serve recuperare un’etica sociale con i comportamenti individuali, delle istituzioni e dei privati. Stiamo assistendo ad una straordinaria gara di solidarietà in questo periodo, però poi bisogna farne tesoro. Non bisogna dire, quando sarà finito, si ricomincia come prima.” Prosegue: “Si sente troppa gente parlare senza avere nessuna cognizione di causa, dire una cosa oggi e l’opposto domani. A questo la politica ci ha abituato da lungo tempo, ma qui si sta parlando di migliaia e migliaia di morti. Credo che il primo dovere della politica sia quello di stare zitti se non si sa cosa dire, invece di cercare il presenzialismo a tutti costi. Poi bisognerà fare una riflessione sulla sanità, che insieme alla scuola e al lavoro sono i pilastri di una società. Darli in mano ai privati credo che sia un suicidio.”

Come sempre, Emergency è impegnata a curare le persone nei luoghi della Terra più martoriati dalla guerra e dalla fame, oltre che dalle malattie:  “In questo momento il mio pensiero va all’Africa, dove contagio è in aumento e l’Oms è già in allarme. Se dovesse scatenarsi una pandemia in Africa, dove le strutture sanitarie sono carenti, sarebbe un disastro”. In Africa, ricorda Gino Strada, le terapie intensive scarseggiano, la sanità è spesso lasciata ai privati e le terapie intensive di Emergency sono esempi rarissimi. Questo la dice lunga sulle possibilità di reagire da parte del continente africano, dove ci sono povertà e malnutrizione, fenomeni che di fatto aumentano ampiamente la mortalità delle malattie. 

Infine, Gino Strada ci ricorda che il confronto tra la situazione che stiamo vivendo e la guerra, quella vera, dove le persone sono esposte alle bombe, non regge: “Nella guerra non ci sono solo i morti per i bombardamenti, c’è la fame, c’è la mancanza d’acqua, la mancanza di un tetto, l’incertezza totale rispetto all’ora successiva. Fortunatamente molti di noi questa incertezza non ce l’hanno. Il rischio ce l’abbiamo tutti, ma per molti è un rischio estremamente basso.”

Tra le attività che Emergency sta contribuendo a realizzare nella città di Milano, ce n’è una che fa stringere il cuore più delle altre, perché rivolta ai più fragili tra i fragili, i minori: la prima casa di accoglienza per i bambini dai 4 ai 14 anni rimasti soli a causa del coronavirus. L’iniziativa è della Fondazione La Cordata, che in collaborazione con il Comune di Milano ed Emergency, ha deciso di prendersi cura dei figli dei pazienti in terapia per il Covid-19 allestendo un piano dell’edificio in via Zumbini con infermieri e psicologi a disposizione dei piccoli pazienti. La struttura è un residence normalmente adibito all’accoglienza di studenti e lavoratori, e come spiega il presidente dell’associazione Claudio Bossi (fonte Milano Today) “ In collaborazione con Emergency abbiamo trovato gli strumenti per tutti i meccanismi che consentono l’isolamento di questo piano nella struttura di via zurlini 6. Si tratta di 16 camere singole con bagno, ci sarà un operatore ogni due stanze, un servizio h 24, anche di notte, 7 giorni alla settimana”. Speriamo che non ce ne sia bisogno.

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