Giorno della memoria: i film per non dimenticare l’Olocausto

di La Redazione

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L’Olocausto è una pagina del libro dell’Umanità da cui non dovremo mai togliere il segnalibro della memoria.” Sono le parole di Primo Levi, tratte dal suo romanzo Se questo è un uomo, in cui lo scrittore di origine ebraica raccolse la sua testimonianza sugli orrori vissuti nel campo di sterminio di Auschwitz.

Il segnalibro della memoria è il 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, il “Giorno della Memoria” istituito dagli articoli 1 e 2 della legge 20 luglio 2000 n. 211 della Repubblica Italiana e nel 2005 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per ricordare le atrocità commesse dietro la terribile scritta Arbeit Macht Frei (il lavoro rende liberi). Per non dimenticare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione dei cittadini ebrei e di tutti coloro che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte. E anche per ricordare chi si è opposto al progetto di sterminio e a rischio della propria vita ha salvato altre vite e protetto i perseguitati. Perché tenere viva la memoria con documentari, film, libri, incontri sui fatti accaduti in questo tragico e oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa è necessario affinché simili eventi non possano mai più accadere.

(Bologna, targa presso il Sacrario dei Caduti del Marzabotto.)

Ecco una serie di pellicole dedicate all’Olocausto disponibili sulle maggiori piattaforme di streaming.

La stella di Andra e Tati (Raiplay): film d’animazione del 2018 che racconta la storia delle sorelle Bucci, sopravvissute al campo di concentramento di Auschwitz. Ebree italiane di Fiume, Andra e Tati avevano 6 e 4 anni quando il 29 marzo 1944 vennero deportate insieme a madre, nonna, zia e cuginetto. Riuscirono a sopravvivere alle prime selezioni nel campo di concentramento perché, scambiate per gemelle, furono destinate agli esperimenti di eugenetica. “Appena arrivate al campo – ricorda Tati – ci fecero indossare vestiti grandi e sporchi. Poi ci marchiarono con il numero che ancora oggi portiamo sul braccio. E che non abbiamo mai voluto cancellare”. A lei fu tatuato il numero 76484, alla sorella il 76483.

Anita B (Raiplay): film del 2014 diretto dal regista Roberto Faenza, ispirato al romanzo “Quanta stella c’è nel cielo” di Edith Bruck. Anita è una ragazza ebrea ungherese, ha sedici anni ed sopravvissuta al campo di concentramento di Auschwitz. Rimasta orfana, viene ospitata della zia Monika che la tratta freddamente e le impone di restare chiusa in casa perché senza documenti. Non appena Anita comincia a lavorare in una fabbrica tessile, si innamora di Eli, ma nonostante questo invece di pensare al futuro desidera affrontare le radici oscure degli anni trascorsi ad Auschwitz.

Il bambino con il pigiama a righe (Chili):  film del 2008 diretto e sceneggiato da Mark Herman, adattamento dell’omonimo romanzo di John Boyne. Durante la seconda guerra mondiale, Bruno il figlio del comandante tedesco di un campo di concentramento, diventa amico di Shmuel un bambino ebreo che si trova oltre il recinto e il filo spinato.

Sopravvivere coi lupi (Prime video): film del 2007, diretto da Vera Belmont. Nel maggio del 1940 la Germania nazista invade il Belgio. Misha ha sei anni ed è ebrea, i suoi genitori vengono arrestati e deportati ma la bambina viene nascosta da una famiglia di cattolici. La famiglia adottiva la maltratta, e Misha scappa alla ricerca dei suoi genitori. Riesce a sopravvivere da sola percorrendo più di tremila chilometri a piedi, finché nella foresta tedesca viene adottata da una coppia di lupi e diventa parte del branco.

Il pianista (Netflix): diretto da Roman Polański  2002, tratto dal romanzo autobiografico omonimo di Władysław Szpilman, Palma d’oro al Festival di Cannes e vincitore di tre premi Oscar. La vicenda ha inizio nel 1938 a Varsavia dove il giovane pianista polacco assiste impotente alla decimazione progressiva del popolo ebraico, dal ghetto alla deportazione, lottando per sopravvivere al genocidio nazista durante la Seconda guerra mondiale.

Ballata per un condannato (Netflix): è un film per la tv del 1980 del regista Daniel Mann scritto da Arthur Miller e basato sull’autobiografia della famosa musicista ebrea francese Fania Fénelon The Musicians of Auschwitz. Catturata dai nazisti e mandata ad Auschwitz, la Fénelon è incaricata di suonare per gli altri detenuti in marcia verso la morte nelle camere a gas.

La vita è bella (Chili): film di Roberto Benigni del 1997 vincitore di tre premi Oscar. Guido, un giovane ebreo amante della vita e della poesia, si reca ad Arezzo con l’amico Ferruccio in cerca di lavoro. Si fa assumere come cameriere dallo zio Eliseo, che gestisce il Grand Hotel, e s’innamora di Dora, un’insegnante promessa sposa all’antipatico fascista Rodolfo. Con l’esuberanza e l’allegria del suo carattere, riesce a vincere le reticenze della maestrina, e a sposarla. Sei anni dopo, probabilmente denunciato dalla suocera che non ha mai digerito il matrimonio, Guido è deportato in un campo di concentramento con lo zio Eliseo e col suo figlioletto, il piccolo Giosuè, mentre Dora, pur non essendo ebrea, decide di seguirli di sua iniziativa.

Riphagen (Netflix): Tratto da una storia vera, Riphagen è un film biografico diretto nel 2016 da Pieter Kuijpers che porta sullo schermo la storia di Andries Riphagen, criminale olandese che durante la Seconda Guerra Mondiale ricattò gli ebrei in fuga, consegnandoli ai nazisti e rubando i loro beni.

Auschwitz nascita, storia e segreti di un incubo (Netflix): questa serie di documentari del 2005 narra la storia completa di Auschwitz-Birkenau, il campo di concentramento dove si è consumato il più grande genocidio della storia.

La grande storia: memoria di uno sterminio (RaiplayTre documenti per non dimenticare cosa è stata la Shoah, la più grande tragedia del XX secolo. Si comincia con le sconvolgenti immagini della liberazione di Auschwitz, girate dai cineoperatori dell’Armata Rossa, che testimoniano le atrocità, la spietata organizzazione, il male assoluto. Si parla, poi, di scienza, o sarebbe meglio dire pseudoscienza, rappresentata dallo spietato medico di Auschwitz Joseph Mengele, i suoi folli esperimenti, la sua ‘ossessione’ per i gemelli. Infine, primo piano sulla pervasiva propaganda nazista, raccontata attraverso la sinistra figura di Julius Streicher, propugnatore delle più volgari tesi antisemite, attraverso la sua rivista “Der Sturmer”.