Giuseppe Giacobazzi: della scuola non dimenticherò mai le ragazze

di Giovanna Donini

News - Scuola

Oggi sono i comici più importanti ed amati in Italia, ma ieri chi erano, come andavano a scuola, che voti prendevano, quali prof odiavano o amavano, quante volte bigiavano scuola? Oggi intervistiamo Giuseppe Giacobazzi, alias Andrea Sasdelli, uno degli attori comici più amati dal pubblico italiano. Arrivato alla notorietà nazionale dopo la partecipazione al programma tv Zelig, si è dedicato con successo a cinema e teatro. È attualmente in tour con il suo spettacolo teatrale “Noi – Mille volti e un bugia”.

Che scuola hai fatto?

Istituto Tecnico Statale per Geometri “A. Pacinotti” a Bologna.

A scuola eri uno da primo, secondo o ultimo banco?

Secondo banco, ma defilato sulla destra della cattedra, verso la finestra.

La materia che amavi di più? E quella che odiavi di più?

La più amata italiano, odio feroce per la matematica. Ricordo che in un compito in classe il mio voto fu “Mah!?”

Nella tua vita da studente qual è stato l’anno peggiore? E il migliore?

Il primo anno fu un disastro. Bocciato per assenze. Il migliore l’ultimo.

Eri uno che copiava o uno che passava?

Copiavo e passavo.

C’è un prof oppure una prof che è entrato spudoratamente nel tuo cuore? E uno o una che ti ha fatto molto male?

Nessuno in particolare, ma ho un buon ricordo di tutti.

Quando eri tra i banchi di scuola sapevi già che avresti fatto il comico di mestiere? Se no, che mestiere sognavi di fare?

Ero sicuramente uno dei più scemi, ma non ho mai pensato che avrei potuto fare il comico. In realtà non pensavo neppure di fare il geometra. Ero un po’ indeciso.

Chi è il compagno di scuola che non dimenticherai mai?

Li ricordo tutti con affetto, ma sono legato a Giuseppe, il mio compagno di banco. Non dimenticherò mai le ragazze: erano le 5 ragazze più carine di tutto l’istituto!

Come sono secondo te gli studenti di oggi?

Simili a noi. Sicuramente più tecnologici, a volte dipendenti da quella stessa tecnologia, forse troppo bombardati dai media e forse un po’ più annoiati. È cambiato il modo di comunicare e noi ci dovremmo adeguare e possibilmente dare loro un buon esempio. Comunicare, confrontarsi e capirsi dovrebbe essere la regola.

Cosa stai portando in scena oggi? Di che parla il tuo spettacolo?

Lo spettacolo si intitola “Noi – Mille volti e una bugia”. Parla delle maschere che indossiamo ogni giorno, in ogni ambiente per rapportarci e vivere insieme agli altri. Ovviamente porto la mia esperienza personale, quella della mia maschera principale con la quale convivo da oltre 25 anni, quella di Giuseppe Giacobazzi. Spiego come è nata e il rapporto di amore/odio tra di noi.

GIACOBAZZI noi mille volti

Che consigli ti senti di dare ai ragazzi che affronteranno la maturità 2020?

Il consiglio più logico credo sia quello di prepararsi come si deve

Com’è stata la tua maturità?

Non è stata. Volevo lavorare e non avevo voglia di studiare. Mi sono ritirato dalla scuola in terza ed è il cruccio della mia vita. Un grande rimpianto.

Il verbo bigiare ti dice qualcosa? Quale verbo si usava dalle tue per dire quando saltavi scuola di nascosto? E tu eri uno che lo faceva spesso?

A Bologna si dice “fughino”. Il primo anno, i professori, mi hanno visto pochissimo. In compenso, mio padre, che venne a sapere delle assenze, si arrabbiò moltissimo.

Che voto ti dai per tutto quello che hai fatto, fai e farai?

Il mio voto per quello che ho fatto a scuola è 0, sono stato veramente stupido. Per quel che riguarda il resto mi do un 8. Ho sempre lavorato, lo faccio con passione, cerco di rendermi disponibile per chi ha bisogno di una mano e ho costruito con mia moglie una famiglia meravigliosa. Ovviamente spero che mia figlia almeno il diploma riesca a prenderlo…

 

Leggi anche: 

Antonio Ornano: al liceo classico ho imparato soprattutto a copiare

Debora Villa: a scuola ne combinavo di tutti i colori

Germano Lanzoni: comico mio malgrado, sognavo di fare il veterinario