God bless America

di La Redazione

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God bless America

Con il suo libro fotografico God bless America (A.CAR. Edizioni) l’ex rugbista scrittore con la passione per la fotografia Marco Turchetto ci porta in California, Utah, Nevada ed Arizona. Obama ed i Lakers, Monica Lewinsky ed il crollo di Wall Street, Hollywood e Toro Seduto, mulini a vento e megastores, i senzatetto di San Francisco e gli schiavi di Las Vegas… Un viaggio fotografico nel Far West lungo 250 immagini e più, in mostra a Milano alla libreria Feltrinelli di via Manzoni, che racconta di persone semplici e fiere, di una Natura selvaggia a ridosso dell’Oceano Pacifico, di sogni e tecnologie leader nel mondo.

L’introduzione al libro la trovate qua sotto, l’ha scritta il capo pellerossa Vento nei capelli, che viene proprio da quelle parti. O quasi: tifa Inter, di lavoro fa il direttore Smemoranda sotto lo pseudonimo di Nico Colonna. E vive a Milano, fino al prossimo viaggio…

Le nostre valigie erano di nuovo ammucchiate sul marciapiede; avevamo molta strada da fare.
Ma non importava, la strada è la vita.
Jack Kerouac, Sulla Strada

foto di Nico Colonna  

Forse la mia grande passione per il West è da imputare a mio padre e al suo amore sconfinato per il film western o forse è colpa di questa mia fisionomia un po’ indio che mi trascino dietro da sempre. Sta di fatto che il mio primo travestimento carnevalesco, all’inizio degli anni Sessanta, fu un abito Apache. I primi giochi di gruppo, nel cortile della mia casa nel quartiere Comasina a Milano, videro quasi sempre protagonisti Pellerossa vs Caubois. La mia seconda scelta per il regalo di Natale, la prima fu la maglia della leggendaria Inter di SartiBurgnichFacchettiBedinGuarneriPicchiJairMazzolaDomenghiniSuarezCorso, fu un fortino di giubbe blu e indiani Sioux, quotidianamente impegnati in epiche battaglie sul balcone di casa mia.

Poi nacquero le prime “contraddizioni” familiari: papà Gaetano schierato con John Wayne, invece dalla parte di Toro Seduto e del Popolo degli Uomini il giovanissimo Nico e, nella mia vita futura, questa scelta non sarebbe stata un caso.

In seguito arrivò la musica della West Coast, i libri della Beat Generation, il rock e la ribellione, i film on the road, i blue jeans con giubbotto di pelle e lo stivale, insomma tutte cose che inevitabilmente spingevano il mio sogno americano sempre più avanti, verso l’agognata AMERICA! Ma il potente dollaro allora valeva circa 600 lire, un’enormità per le mie tasche e mettere insieme il malloppo per il mitico viaggio verso ovest, e poter finalmente coronare il sogno, era di fatto impossibile: irrealizzabile attraversare i deserti, visitare San Francisco, esplorare la Monument Valley, navigare lungo il Colorado River.

Allora gli Usa si amavano e si odiavano, nessun paese al mondo riusciva a creare tanto discutere; le politiche imperialiste e interventiste USA non impedirono però la nascita di grandi movimenti pacifisti, soprattutto grazie alla guerra nel Vietnam con l’inutile annientamento di un’intera generazione di giovani americani, ma penso anche alle grandi battaglie per i diritti civili e contro la segregazione razziale che permisero il superamento dell’odioso razzismo, e a Martin Luther King, a Malcolm X, a Mohammed Alì a Obama, ma anche a tutte quelle fantastiche figure che nei secoli hanno regalato grandi fermenti al mondo intero nella cultura, nelle arti, nella ricerca, nello sport, nella musica, nel giornalismo…

E ricordo il dramma dell’11 settembre, le paure, i lunghi silenzi, sempre incollati davanti allo schermo della TV.
Ma forse è così anche oggi, e probabilmente sarà così per sempre: il mito americano si alimenterà in eterno di questa contraddizione, di questo amore/odio che ha saputo creare nel mondo una diatriba lunga oltre cinquecento anni, da quando inizia la sua storia nel lontano 1492.

E poi un giorno, neanche tanti anni fa, finalmente sono riuscito a coronare il Sogno, a organizzare il primo di una lunga serie di viaggi “on the road” alla conquista del West. L’itinerario era pronto da anni, stipato nella mia mente, foraggiato dai sogni e, soprattutto, dalle decine di film, filmati e videoclip visti nei precedenti decenni. Per non sprecare nemmeno un giorno preparai un tour-book, figlio delle mie esperienze nei tour musicali, studiato chilometro per chilometro anzi miglio per miglio (ecco il primo ostacolo, la definizione dei tratti quotidiani da compiere, il dubbio “sono miglia o chilometri?” che ti fa compagnia sempre durante il viaggio) con tutte le indicazioni utili per viaggio, pernottamenti, ristoranti, luoghi da visitare, cose da evitare (ad esempio viaggiare di notte, sconsigliato se non su highways particolarmente frequentate: al tramonto si cerca un bel Motel, un family restaurant e si va a nanna presto per essere pronti, magari dopo un’abbondante colazione a base di bacon and eggs, a riprendere il cammino).

California, Arizona, Nevada, Utah e, se hai almeno quattro settimane, New Mexico. Per approcciare il West è sicuramente un buon inizio, un viaggio che ha cambiato la mia vita, creando una sorta di mia dipendenza, obbligandomi negli anni a ripeterlo, spesso con la scusa di far scoprire il South West ad altri “individui”. Ci sono andato con la mia ex moglie, poi con mia figlia 14enne, poi con fidanzate, amiche e amici, che ben volentieri accettavano che fossi Tatanka, la loro guida: ho visto gente ammutolirsi davanti alla maestosità del Grand Canyon, commuoversi imboccando la Route 66, piangere entrando nella Monument Valley, terrorizzarsi entrando ad Alcatraz, “sciogliersi” nella Dead Valley a Zabriskie Point, emozionarsi sulle dune di White Sands, travestirsi da Navajo nelle aride riserve, piangere ascoltando i tamburi Apache al tramonto, far gioire il proprio colesterolo abbuffandosi di uova, pancetta, burro sul pane caldo, estasiarsi guardando un gruppo di wild horses correre nella prateria.

Del resto lo spettacolo che puoi ammirare lungo il viaggio nel West è unico, inimitabile, indimenticabile. La natura ha una forza enorme, è capace di scatenare emozioni fantastiche che ti fanno convivere, miglia dopo miglia, con lunghi brividi che percorrono continuamente la tua schiena, in andata e ritorno, e non per colpa della tanta “odiata” aria condizionata della mia Mustang.

Nico Colonna aka Vento nei capelli
Direttore di Smemoranda

Introduzione a God bless America