Goodbye my dear John Peter Sloan

di Giovanna Donini

Attualità - News

Io a John volevo bene. Per tante ragioni. Ma in particolare perché a un uomo così era impossibile non volere bene.
Quando lo vedevo arrivare a Zelig mi veniva spontaneo abbracciarlo e lui mi diceva sempre: “Tu Sei really terrona!”
Anche perché io quando parlo gesticolo parecchio e lui, su sta cosa che noi italiani gesticoliamo parecchio, ci aveva fatto ridere molto con i suoi pezzi comici, andati in onda proprio a Zelig.

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Ad esempio diceva: “Un giorno mi capita di venire in Italia. La prima volta che noi inglesi vediamo gli italiani siamo ipnotizzati, perché urlano e muovono le mani. Ho imparato che questa lingua dei gesti, ogni gesto vuol dire qualcosa: è pericoloso quando lo sai! Una volta uno mi taglia la strada e dal finestrino mi fa questo simbolo nuovo, mai visto (gesto delle corna) e mi sono detto: ma cosa vuole? La mia ragazza, che non voleva problemi, mi disse: si sta scusando! E allora mi sono scusato anche io! L’italiano è il più grande comunicatore del mondo”.

Io a John volevo bene. Per tante ragioni. Nei favolosi anni 80 ero una duraniana (ndr: fan dei Duran Duran) e i Durans arrivavano da Birmingham proprio come John Peter Sloan, che infatti li conosceva benissimo anche perché lui era uno che amava la musica. Infatti a 16 anni aveva lasciato l’Inghilterra e viaggiato per l’Europa come cantante e chitarrista e nel 1990, quando è approdato in Italia, ha fondato il gruppo rock The Max, dei quali è stato a lungo il frontman. John era un leader anche se lui, oltre a saper suonare e cantare, sapeva anche fare ridere, e quindi secondo me John era decisamente più “cool” (come diceva lui) di Simon.

Io a John volevo bene. Per tante ragioni. A scuola mi rimandavano sempre in matematica e in inglese. A me l’inglese piaceva ma non mi entrava in testa. Lui ha fatto nascere tre scuole d’inglese, una a Roma, una a Milano e una anche in Sicilia, spettacoli teatrali e manuali d’insegnamento che permettono ancora oggi di avere un primo approccio con la lingua inglese pratico e immediato. E tutte le volte che incontravo John gli dicevo che avrei voluto seguire uno dei suoi corsi e purtroppo non l’ho mai fatto. Però credo che adesso mi studierò Instant English disponibile sia il formato Kindle che cartaceo, è il manuale che riassume il suo metodo d’insegnamento e permette di avere un’ottima infarinatura generale o di incrementare le conoscenze.

Io a John volevo bene. Per tante ragioni. Una volta era venuto a Zelig a vedere LoveStories, un format sul sesso e l’amore (in onda da tempo sul canale 63 ZeligTv) scritto e ideato da me con Andrea Midena e condotto da Debora Villa, e lui si era divertito tantissimo. Alla fine della puntata mi aveva detto: “Sarebbe bello un giorno scrivere insieme uno spettacolo su come fanno sesso gli italiani, gli inglesi, sempre che lo facciano ovviamente…” e l’ultima volta che ci siamo visti ci siamo lasciati con un abbraccio e la stessa frase “Domani ti chiamo, così poi cominciamo a scrivere about sex”. Quando nel nostro ambiente si dice “Domani ti chiamo” spesso non è mai veramente domani, ma prima o poi, però veramente succede. Questa volta no. Questa volta non succederà. Questa volta però John mi ha insegnato che le cose belle non vanno mai rimandate troppo e che domani, a volte, dev’essere per forza domani.

Io a John volevo bene. Per tante ragioni. E non ero l’unica. In tanti lo amavano John e tutti quelli che conosco io erano sconvolti e disperati o seriamente dispiaciuti dopo avere appreso la notizia della sua morte.

Ci mancherà John Peter Sloan. Mi mancherai John. Una volta mi hai detto: “Do it with passion or not at all”- “Fallo con passione o non farlo affatto”. E un giorno, grazie a John, riuscirò anche a pronunciare in modo perfetto questa frase.