Granprogetto La cena del bestione

di L'Alligatore

Recensioni
Granprogetto – La cena del bestione

Un disco fresco (non a caso alcune sessioni di registrazione l’hanno fatte lo scorso inverno a zero gradi, per problemi nell’installazione della stufa a pellet), diretto (è stato registrato in presa diretta, senza sovraincisioni postume), maturo (è un esordio, ma il gruppo è insieme dal 1998, prima erano La Camera Migliore).

Un’ora di musica, o quasi, che si fa sempre più dilatata/dilatante. Si parte da “Allo zoo”, primo pezzo composto per questo disco, dove i Granprogetto si citano e trovano pure il titolo dell’album, per arrivare allo strumentale algido e magnetico “Kronoporta Spaziale”, lisergico passaggio in più universi di musica di quasi dodici minuti. In mezzo ci sono altri undici brani tra la biografia di una generazione e il sarcasmo sul presente.

Notevole “Roy Scheider”, grande rock con cambi di marcia per parlare dell’amore in assenza di ossigeno, ottimi anche i momenti folk come “Parti ma resti nella comunità europea” e “Costo recupero informazioni”, con l’inserimento del banjo e della tromba.

Perfetta la copertina, con una montagna in costruzione a voler mostrare proprio un gran progetto, come il nome della band: surreale, con i piedi mai piantati per terra, da giochi per bambini grandi. Sì, gran progetti!