Green Hornet 3D

di Michele R. Serra

Recensioni
Green Hornet 3D

Già: Green Hornet non diventa supereroe perché preso dal sacro fuoco della giustizia, ma perché una sera beve troppa birra e pensa: Potrei fare il supereroe… sarebbe una roba superdivertente no? Ecco, queste sono le origini di Green Hornet, il Calabrone Verde: un supereroe senza superpoteri ma con una macchina davvero strafiga.

Fa un po’ ridere come premessa, no? E in effetti tutto il film è fondato sulla presa in giro del classico genere supereroico, perché Green Hornet – anche se ha un sacco di gadget utili – non sa combattere, non sa indagare… e gli manca pure il minimo senso della realtà. Cioè, pensate a Batman. Ma pigro, lento, con la pancia e anche un po’ scemo. Ecco, avete descritto Green Hornet: non è un caso se a interpretarlo è Seth Rogen, giovane attore non ancora trentenne ma già con un bel curriculum di commedie alle spalle (ha fatto cose tipo SuXbad40 anni vergine e Molto incinta). Combattere il crimine, però, non è un gioco: dunque, c’è bisogno di una spalla. Ed ecco arrivare un esperto di arti marziali, Kato, interpretato da Jay Chou.

Il tentativo è quello di tenere insieme l’avventura e la parodia del genere supereroico. Siccome riuscirci non è facile, il film è stato affidato a un regista molto bravo che risponde al nome di Michel Gondry, uno che ha iniziato con i videoclip, e poi è passato al cinema vero con pellicole sperimentali come Se mi lasci ti cancello e L’arte del sogno. Ecco, se avete visto quei film, vi ricorderete che si trattava di prodotti molto curati dal punto di vista visivo, con uno stile molto definito. Cose che non mancano anche dentro Green Hornet: ci sono un bel po’ di scene davvero spettacolari. Ciò che invece manca è l’organicità, nel senso che tutte queste belle scene sembrano non quagliare. Lo spettatore deve essere perciò ben disposto nei confronti del gioco messo in piedi dal regista, altrimenti rischia di annoiarsi.

The Green Hornet è una variazione giocosa sul tema supereroi, con qualche scena comica davvero esilarante. Ma è riuscito a metà, perché gli manca quel po’ di cura – soprattutto nella sceneggiatura – che avrebbe potuto far spiccare il volo al film (e al calabrone?).