Guido Catalano: “Scatenate la vostra fantasia”. La Smemo intervista

di Irma Ciccarelli

Le Smemo Interviste
Guido Catalano: “Scatenate la vostra fantasia”. La Smemo intervista
Tra principesse e orchi, tra vita quotidiana ed eventi straordinari, tra realtà e immaginazione, nel suo nuovo libro dal titolo “Fiabe per adulti consenzienti” lo scrittore torinese Guido Catalano invita i lettori di far uscire quel bambino, quella parte infantile che si nasconde, o viene rimossa con l’avanzare dell’età adulta, dentro ognuno di noi.
Sono circa un centinaio i racconti che sono stati raccolti dallo scrittore e ognuno di loro, come ogni fiaba che si rispetti, ha una morale, ma tutte possono trovare la loro perfetta sintesi in una unica: L’importante è saper ridere, anche senza lieto fine.”
In occasione dell’uscita di questo suo libro, abbiamo raggiunto Guido Catalano che ci ha raccontato l’evento da cui ha avuto inizio questa vacanza non ancora finita.
Vacanza? Esatto, non è un errore di battitura. Ecco cosa ha affermato lo stesso scrittore nell’introduzione di “Fiabe per adulti consenzienti”: Penso che scrivere e leggere fiabe sia un buon metodo per prendersi una vacanza.
Buona lettura.

Guido Catalano: l’intervista

Il  titolo di questo tuo libro è “Fiabe per adulti consenzienti”. Cosa vuoi sintetizzare?

Innanzitutto, è una mossa strategica: l’ho fatto per fare in modo che si evitasse che finisse nella zona bambini, perché sono fiabe, sì, ma per adulti.

In realtà, non escludo che possano piacere anche ai più piccoli, ma non avendo bambini sotto mano non ho potuto fino adesso fare esperimenti pacifici, ovviamente, ma spero che vengano fatti.

Il titolo esprime il concetto di consenziente non è pruriginoso come potrebbe venire in mente, guardando anche la copertina, ma in questo caso significa consentire a scatenare la propria fantasia.

Per godere appieno di questo libro bisogna riuscire a far uscire il bambino che noi tutti abbiamo e godendosi al meglio il consentire al gioco.

Come è stato scelto l’ordine delle fiabe?

L’ordine delle fiabe, proprio come faccio le poesie, alla fin fine una raccolta di poesia e una raccolta di fiabe si assomigliano, non l’ho scelto io, non ne sono capace, quindi l’ho fatto decidere alla mia bravissima editor Arianna Curci, le ho detto: “Mettile tu in ordine..”.

Le lo ha fatto e io ho fatto qualche piccolo aggiustamento ed ecco il risultato.

Quindi non c’è un filo conduttore che va ad unire tutte queste fiabe?

Non c’è un filo conduttore, ma ci sono alcune fiabe che sono una vicino all’altra perché hanno qualcosa in comune e poi ci sono quelle di diverso genere: amoroso, fantascienza, western, horror.

Come un libro di poesie si può saltare da una all’altra, ecco.

C’è una morale principe che va un po’ a sintetizzare questa intera raccolta?

C’è una morale principe e anche una morale principessa e sono presenti nel libro innanzitutto perché ho attinto anche dall’immaginario della fiaba classica.

La morale è scritta proprio sulla copertina: “L’importante è saper ridere anche senza il lieto fine”.

Significa che molte di queste fiabe rispetto diciamo a quelle classiche non hanno il lieto fine, spesso alcune, non tutte, finiscono male, però ho utilizzato, come spesso mi capita, la chiave dell’ironia, alle volte del comico, quindi cerco di riderci su anche quando le cose vanno male.

Esattamente come in queste fiabe, quando le cose vanno male, spero di essere riuscito a strappare senza violenza un sorriso.

Nell’introduzione scrivi riferendoti a queste fiabe: “Le ho ritrovate su Facebook“. Che rapporto hai con i social?

Con i social ho un ottimo rapporto, da sempre, l’ho con Internet, quindi anche nei pre-social: ho aperto il mio primo Blog nel 2004.

É un mezzo clamoroso se usato con saggezza, utile e ancora mi diverte, un po’ meno di prima: uso i social divertendomi e questo credo che sia uno dei modi più furbi.

Sempre nell’introduzione scrivi: “Penso che scrivere e leggere fiabe sia un buon metodo per prendersi una vacanza“. Come ti sei sentito tornando da questa vacanza?

Beh, non sono ancora tornato!

Questa vacanza è iniziata quando io ho cominciato a scrivere il libro in cattività, come tutti lo eravamo, nella primavera scorsa ed è stato veramente una fuga: mi ha aiutato molto a fuggire da quella situazione incresciosa in cui tutti ci trovavamo,  e purtroppo in parte ci troviamo ancora.

Spero che aiuti anche qualcun altro che lo leggerà.

C’è un racconto  che si intitola “Fiaba del principe che voleva essere principessa”. Credi che per i giovani sia ancora difficile parlare di come si sentano davvero?

Sì, credo che sia ancora difficile per i giovanissimi e riuscire a dire cosa si senta davvero è una delle cose più difficile, quando qualcuno riesce a farlo si libera.

In realtà non so rispondere a questa domanda perché non frequento i giovani,  però spero che rispetto alla mia generazione siano più capaci di farlo.

Invece, di cosa hai avuto difficoltà a parlare quando eri tu un po’ più giovane?

Quando ero più giovane avevo difficoltà a parlare del mio rapporto con le donne, ad esempio.

Infatti, ho iniziato a scriverne proprio perché non riuscivo a parlarne e per me è stata un’ottima auto psicoanalisi quella della scrittura: mi ha aiutato molto a tirar fuori i problemi che avevo, e che in parte ho ancora, scrivendone.

“Fiabe del blocco dello scrittore”. Arriva sempre prima o poi il famoso blocco dello scrittore. Come hai affrontato e come hai superato il tuo?

Il blocco arriva, è arrivato più di una volta, però poi se n’è andato.

Ad esempio, prima di lavorare a questo libro non scrivevo da molti mesi e iniziavo ad essere in tensione,  di cattivo umore, però fino ad adesso è sempre successo qualcosa, una cosa un po’ magica.

Io non so esattamente che cosa sia: uno stimolo esterno, interno, due che si uniscono e creano l’energia per andare avanti.

Chiaramente, è terrorizzante pensare di non riuscire più a farlo.

Quindi per quanto riguarda questa raccolta, non c’è stato un evento particolare che ti ha portato a dire “Ok, concretizzo questa idea!”.

L’evento c’è stato ed è stato quello della riscoperta delle fiabe che avevo scritto anni fa (sto parlando di sei o sette su cento che ci sono in questa raccolta) e avevo dimenticate, e le ha proprio ricordate Facebook.

Mi son detto: “Cavolo, niente male queste fiabe“.

Questo è stato lo sblocco che mi ha fatto scrivere, quindi devo ringraziare Zuckerberg che saluto tra l’altro (ride).

Parliamo di scuola. Che tipo di studente eri alle superiori?

Al Liceo Classico sono stato un pessimo studente: sono stato bocciato in quarta ginnasio, sempre rimandato malamente, ho rischiato di essere di nuovo bocciato e sono uscito dalla maturità con un 36, che ai tempi era il minimo voto.

Insomma, sono stati sei anni abbastanza duri perchè fondamentalmente non studiavo ed è stato brutto anche dal punto di vista del rapporto con i miei.

Inoltre, non ho un buon ricordo: non andavo d’accordo con i miei compagni, ero molto timido, stavo abbastanza sulle mie. Pessimo, davvero.

Peccato, perché poi ho degli amici che ricordano il Liceo, o comunque le Superiori, come uno dei periodi più belli della loro vita.

Hai qualche ripensamento a quel periodo?

Sì, se potessi tornare indietro sfrutterei di più gli studi perché avevo anche dei buoni professori, anche per quanto riguarda al’Università, e farei le cose in maniera un po’ più intelligente.

A quei tempi ero immaturo e credo che bisognerebbe aspettare un po’ di tempo prima di prendere delle decisioni tipo quale facoltà intraprendere, magari prendersi un anno o due sabbatici se uno può.

Quando uno fa l’ Università dovrebbe essere abbastanza certo della sua scelta: io ho fatto Lettere Moderne, ma senza una grande cognizione di quello che stavo facendo.

Adesso, farei degli studi più legati alla lingua, invece ho fatto Storia del Cinema che è bellissimo, però  insomma poi non lavoro (ride) all’interno del mondo del cinema.

Come avresti affrontato la maturità in questo periodo di emergenza?

Se ci fosse stato questo periodo quando facevo io il Liceo, quando non c’era internet, sarebbe stata una cosa pazzesca perchè non ci sarebbe stata la possibilità di comunicare se non con la televisione.

Avrei goduto molto all’inizio perché odiavo andare a scuola avrei stappato grandi bottiglie di champagne(ride)!

La verità è che adesso la cosa sta durando troppo probabilmente, quindi non mi sarebbe piaciuto starmene chiuso in casa poi così a lungo.

Come avrei affrontato la maturità? Probabilmente male, come ho affrontato la maturità trent’anni fa, accidenti, trent’anni fa, quindi l’avrei già affrontata male…sì!

Cosa auguri agli amici di Smemoranda?

Auguro di poterci assembrare il prima possibile! Auguro  a me, a voi, a tutti quanti che questa situazione finisca il prima possibile!

Sono molto ottimista perché secondo me i vaccini faranno il loro porco lavoro ed entro qualche mese potremmo ritrovarci tutti quanti a baciarci, abbracciarci, andare a mangiare la pizza insieme.