Harley Quinn mena (con le Birds of Prey)

di Michele R. Serra

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Harley Quinn mena (con le Birds of Prey)

Allora, come si fa a rincorrere la Marvel?
Alla Warner Bros hanno questo piccolissimo problema, e cioè che i loro rivali diretti sono tipo la più grande macchina da soldi del cinema hollywoodiano dell’ultimo decennio. Per rispondere, hanno lanciato ormai da qualche tempo il cosiddetto DC Comics Extended Universe, cioè il progetto cinematografico che dovrebbe essere – per la casa di Superman e Batman – un botto cinematografico paragonabile a quello di Avengers e compagnia. Però le cose finora non sono andate come previsto: mentre la Marvel ha raccolto un hype mostruoso, la DC è rimasta in un limbo di costosa medietà. Quindi l’ultima idea è quella di correggere un po’ la rotta, tipo: “ok concentrarsi su una narrazione più ampia, ma cerchiamo soprattutto di fare dei film che stiano in piedi come singoli, e poi vediamo se funzionano”. Ecco, Birds of Prey e la fantasmagorica rinascita di Harley Quinn segue proprio questa idea. È uno spin off di Suicide Squad, tecnicamente, ma non sembra tanto un pezzo di un grande puzzle. In compenso sembra un film che funziona per quello che deve essere, e questo una volta tanto ci basta.

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Suicide Squad era stato spernacchiato dai critici, ma poi aveva incassato qualcosa come 800 milioni di dollari, quindi si capisce perché Birds of Prey non è poi così lontano da Suicide Squad come stile. Però riesce a fare tutto quanto meglio. E soprattutto, lo fa con un mucchio di donne. Si è parlato tanto di dare più spazio al punto di vista femminile (qualsiasi cosa significhi) nel cinema hollywoodiano, e non si può dire che Birds of Prey non faccia il suo lavoro. Infatti questo è il primo film completamente liberato dall’idea di storie di supereroi centrate su maschi e costruite da maschi: non solo il cast delle protagoniste è quasi al 100% femminile, non solo la star è una grande attrice dell’ultimo decennio (Margot Robbie), ma regista e sceneggiatrice sono donne. E la narrazione è molto chiara: qui non si parla di liberazione femminile per metafore, ma proprio a suon di calci e pugni. Bene.

Un film iperattivo e (per questo) molto divertente

Intendiamoci, non tutto è perfetto, e si può anche non essere grandi fan di questa ricetta violenza ironica + volgarità comica che è un po’ il marchio di fabbrica di film come Birds of Prey (tipo Deadpool e Kick-Ass, per dirne altri due dello stesso genere). Io ad esempio non sono un fan. Però la giovane regista cinese-americana Cathy Yan prende a prestito molte idee del cinema d’azione orientale per mettere insieme un gran casino hollywoodiano, un film iperattivo che poteva essere un altro disastro, e invece vola, proprio grazie alla sua attitudine freghiamocene-e-divertiamoci. Che è esattamente quello che desideriamo da un film come questo.