Hellboy, come film, è un casino

di Redazione Smemoranda

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Hellboy, come film, è un casino

Il nuovo Hellboy del regista Neil Marshall è arrivato nelle sale d’Italia. Siccome è un reboot, ha inevitabilmente fatto scattare una serie di confronti con le due pellicole precedenti, firmate dal grande Guillermo del Toro.

Sappiamo ad esempio che, mentre nei film precedenti il coinvolgimento dell’autore del fumetto Mike Mignola era stato minimo, in questo Mignola ha lavorato a stretto contatto con la produzione. Eppure a molti è sembrato che questo reboot sia più lontano dalle atmosfere del fumetto rispetto ai film di Del Toro. O meglio: da una parte è più vicino, dall’altra è più lontano. È più vicino perché è meno poetico e molto più sanguinolento rispetto alla versione precedente, dunque in qualche modo rispetta l’impostazione pulp del personaggio a fumetti. Dall’altra parte è più lontano perché manca tutta la parte gotica che rendeva davvero affascinante il fumetto, e che – pur se a modo suo – Del Toro era riuscito a intercettare. Se vogliamo, il primo Hellboy cinematografico era buono per i fan dei ormai cresciuti, questo invece sembra avere un tono molto più adolescenziale (anche se poi in America è Rated R, quindi vietato ai minori di 17 anni).

Dunque. Hellboy è un film incasinatissimo e molto splatter: pieno di teste mozzate, ma anche di storie che si aggrovigliano le une sulle altre senza farci capire davvero molto. Se vogliamo, anche questo è abbastanza fedele alle storie di Hellboy: Mignola corre spesso libero con la fantasia, senza troppi piani, mettendo insieme tantissimi riferimenti diversi. Eppure leggendo il fumetto hai sempre l’impressione che segua una bussola. Il film, no.

Spezziamo una lancia a favore di Neil Marshall, che ha in curriculum uno dei film più spaventevoli dal 2000 in poi, The Descent (tutto girato sottoterra in un dedalo di caverne, un’ansia incredibile). Non si tratta certo di un dilettante, e in questo Hellboy usa qualche trucchetto preso di peso dalle sue esperienze horror, però il risultato non fa paura. Piuttosto, stimola risate grasse. Il che non è necessariamente un male: la forza del film è la costruzione di un mondo assurdo che parte da ispirazioni inquietanti e gotiche, ma alla fine fa ridere; è pieno di sangue, ma non fa paura. E alla fine ti lascia lì a chiederti: sto davvero guardando un vampiro impalato sull’angolo di un ring di lucha libra messicana? Ecco, è un film così. Gli stregoni nazisti sono la cosa più banale.

Tecnicamente Hellboy non si può certo dire insufficiente, ma nell’insieme rimane – più che una storia con un’anima – un gran casino all’americana: grande grosso e stupido. Se però vi piace il metal classico, nella colonna sonora, ne troverete tanto, dai Mötley Crüe ad Alice Cooper.