Hibou Moyen, Fin dove non si tocca

di L'Alligatore

Recensioni
Hibou Moyen, Fin dove non si tocca

“Fin dove non si tocca” sta a significare un lavoro intimo e profondo nei propri sentimenti. Lo ha svolto con vera lucidità il cantautore toscano Hibou Moyen, che mi ha suggerito una traccia di lettura, dicendo nell’intervista: “Il disco esplora i sentimenti, da un punto di vista strettamente personale, di varie sfaccettature dell’animo umano e, caderci dentro, fin dove non si tocca, è un modo per lasciarsi penetrare, per sporcarsi e lavarsi contemporaneamente.”

Questo si sente maggiormente in pezzi quali “Muschio e licheni”, rock tenebroso e secco, elettrificato (da Cesare Basile a Manuel Agnelli, per intenderci), in “I miei nodi”, pop-rock roco, ritmico e sensuale con chitarra a duettare magnificamente con l’organo più un bel testo poetico, “Il naufragio del Nautilus” per l’atmosfera lenta, a tratti filmica, con una bella melodia, un testo sensuale, archi sfreccianti. Da non sottostimare “Unghie”, brano apparentemente più leggero e scanzonato, che si rivela piano piano un perfetto trattato filosofico in musica (leggete il testo, prego).
Molto meno freddo di quello che la copertina possa suggerire (Hibou ha sempre amato le immagini invernali), “Fin dove non si tocca” è invece un disco molto caldo e a tratti sensuale, ottima compagnia per riscaldarsi sotto le coperte. Prodotto, come  l’esordio del 2014 “Inverni”, dalla label/collettivo Private Stanze, vera garanzia di cantautorato di qualità.