HOŞGELDİNİZ

di Redazione Smemoranda

Storie di Smemo
HOŞGELDİNİZ

E nemmeno sono stato tradito da quel fastidioso correttore automatico da smart-phone che ogni tanto compare a dannarmi l’anima. (Credo che il dualismo “sa”/”sto arrivando!” sia stata una piaga per molti di noi/voi i-phonisti!)

Questa parola significa BENVENUTO in Turco.

Ho scelto LEI per iniziare il blog di questa settimana perchè nelle poche ore che ho trascorso con gli occhi e col cuore sul BOSFORO (un plauso a molti di voi che la settimana scorsa hanno indovinato la mia metà, ovvero ISTANBUL) mi sono sentito davvero il BENVENUTO!

Una parola composta, ma dalla disarmante semplicità, un’espressione splendida che però negli ultimi anni, soprattutto in Italia, ha perso molto del suo significato, smarrendosi in spogli convenevoli.

Un abbraccio caloroso e vivo, simbolo di condivisione e incontro, di rispetto e ospitalità.

Mi sono sentito accolto da ISTANBUL come un vecchio amico che non si incontra da tempo, ma a cui hai voglia di raccontare il meglio del tempo passato lontano l’uno dall’altro.

Una città da favola che con il suo ritmo e la sua gente mi ha travolto completamente, lasciandomi senza fiato di fronte alla bellezza delle sue moschee e dei suoi scorci.

Mi sono perso tra le vie ed il caos del GRAN BAZAR, un labirinto di affari e trattative, prima di essere catturato dai colori e dai profumi del MERCATO DELLE SPEZIE.

Ho toccato e avvertito la forza e la spiritualità di luoghi senza tempo, simboli importanti delle comunità islamiche in europa, come la MOSCHEA BLU e la MOSCHEA NUOVA.

Ho provato ad immaginarmi nei panni di MEHMET II, nel periodo di massimo splendore dell’Impero Ottomano, tra le sale e gli incantevoli giardini di PALAZZO TOPKAPI.

…mi sono immaginato anche nell’HAREM avvolto da centinaia di concubine, ma questa è un’altra storia…
Mi sono rimpinzato di BAKLAVE e LOKUM, dolcetti squisiti onnipresenti, e imbattuto in un FISH KEBAB ad EMINONU, prima di terminare un pasto con l’immancabile, RAKI, un liquore all’anice paragonabile alla nostra Sambuca o all’ Ouzo, mentre i tifosi del GALA (Il Galatasaray, una delle squadre di calcio più importanti della città) festeggiavano con cori e fumogeni la vittoria dello scudetto dalla piazza sopraelevata di TAKSIM.

Mi sono lasciato coccolare e allo stesso tempo malmenare (il massaggio che mi hanno fatto era più vicino ad una tecnica di sottomissione, più che ad un massaggio tradizionale) dalla magia dell’Hammam di CEMBERLITAS, prima di ammirare il CORNO D’ORO in tutto il suo splendore dal diciannovesimo piano del MARMARA PERA.

Un viaggio breve, ma di un’intensità notevole, che oltre a mettermi alla prova nel ruolo di organizzatore e maratoneta (vedere e vivere tutte queste cose con così poche ore a disposizione è un’impresa non da poco!) mi ha regalato frammenti indimenticabili di una città antica, ma allo stesso tempo moderna e cosmopolita. Una città dove le differenze sono considerate ricchezza e non ostacoli.

Una città che spero di rincontrare presto sul mio cammino.

HOŞÇA KALIN ISTANBUL!

ARRIVEDERCI ISTANBUL!