Hugo Cabret

di Michele R. Serra

Recensioni
Hugo Cabret

Hugo Cabret è un ragazzo di dodici anni, orfano nella Parigi degli Anni Trenta. Vive nei meandri della stazione ferroviaria, rubando quello che gli serve. Suo padre, un orologiaio, è morto in un incendio, ma ha fatto in tempo a trasmettere al figlio la passione per la meccanica di precisione. Hugo vive nell’ombra, spia il mondo degli adulti nascosto dietro i muri, le grate e le porte della grande stazione. E anche tu ti senti come lui, quando ti trovi in sala con il biglietto strappato in tasca e gli occhiali 3D che pesano sul naso, quando ti trovi davanti allo spettacolo che porta il nome del suo protagonista, Hugo Cabret: un ragazzino pieno di meraviglia.

È una grande avventura il nuovo film di Martin Scorsese, Hugo Cabret. Un’avventura completamente diversa da quelle a cui siamo stati abituati dal regista italo-americano. Forse il suo unico film – insieme all’Età dell’innocenza – nel quale non c’è quasi traccia di violenza: una vera pellicola per famiglie, per bambini. Non è un limite, anzi.

È facile immedesimarsi nei giovanissimi protagonisti di Hugo Cabret, anche per chi ha già passato gli enta e gli anta, anche per chi a Parigi non c’è mai stato, anche per chi – come noi – vive tempi completamente diversi da quelli raccontati nel film. Proprio perché chiunque, davanti a queste immagini in 3D, torna piccolo. E rimane lì a guardare con profonda meraviglia il mondo che Scorsese e i suoi collaboratori hanno creato. Un mondo fatto di lacrime, neve e vapore. Un mondo disumano, frettoloso e freddo quasi quanto quello del nostro presente. Ma allo stesso tempo, un mondo sorprendente e pieno di opportunità.

Il mondo di Hugo Cabret l’ha inventato uno scrittore/illustratore, Brian Selznick, che per primo ha scritto e disegnato la storia, diventata un libro di mega-successo. Ma è stato Martin Scorsese a dare a quel sogno una forma concreta, una meraviglia di pellicola che avvolge lo spettatore grazie alla tecnica del 3D. E il bello è che non si tratta di puro artificio: l’effetto speciale è parte integrante del racconto, ne amplifica le emozioni. E ci fa pensare che la nuova vita tridimensionale del cinema potrebbe essere ben più lunga e prospera del previsto.

Hugo Cabret, il film di Scorsese senza pugni, pupe né pallottole, è quanto di meglio il cinema possa offrire nell’anno 2012. Ed è anche una grande dichiarazione d’amore nei confronti del cinema stesso.

Ci dice che spesso, nella vita, le storie sono più importanti di quella che chiamiamo realtà.