Smemopedia dei fumetti: Hulk

di Michele R. Serra

Smemopedia del fumetto - Storie di Smemo

Che l’uomo nasconda in qualche angolo recondito del suo animo una natura bestiale, incontrollabile, forse malvagia, non è certo una novità. Tant’è vero che molti scrittori hanno usato questo spunto per produrre grandi opere letterarie, e non c’è neanche bisogno di citare Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde. Anche i supereroi hanno la loro versione di quel mito, un personaggio indissolubilmente legato ai tempi in cui è stato creato.

Hulk e la storia

Nel 1962 il presidente Kennedy entrava, attraverso lo schermo in bianco e nero della televisione, nelle case di milioni di americani, per annunciare che l’Unione Sovietica aveva installato missili a Cuba, e che gli Stati Uniti avrebbero messo in atto un blocco navale contro l’isola, e ogni altra misura necessaria. In quel momento, l’opinione pubblica in tutto il mondo si rese conto al di là di ogni ragionevole dubbio che la guerra fredda era una realtà, e che due superpotenze ai due lati del planisfero avevano davvero la possibilità di attaccarsi e distruggersi vicendevolmente, portando con sé gran parte del mondo conosciuto. Tra i tanti cittadini preoccupati, c’erano anche due signori newyorchesi che rispondevano ai nomi di Jack Kirby e Stan Lee.

Hulk, Stan Lee e Jack Kirby

Stan e Jack lavoravano insieme alla Marvel comics, neonata divisione della casa editrice Timely specializzata in un settore molto amato dai giovani lettori americani, eppure in quel periodo un po’ in crisi: quello dei supereroi. Ma la guerra fredda e il pericolo nucleare avevano fatto ripartire i neuroni di Stan e Jack, e quelli a loro volta avrebbero fatto ripartire il mercato dei supereroi, con un successo che sarebbe andato oltre le loro più rosee aspettative. Prima i Fantastici Quattro, che finivano esposti ai raggi cosmici perché volevano andare nello spazio prima dei sovietici. Poi Bruce Banner, uno scienziato che lavora per il governo degli stati Uniti al progetto di una nuova, potentissima bomba gamma. E che viene investito dalla sua prima esplosione.

Hulk spacca

Così nasceva l’incredibile Hulk, un mostro che all’evoluta ragionevolezza dello scienziato sostituiva una furia primitiva. E già nel 1962 era un personaggio nuovo, diverso da tutti gli altri. Cacciato dagli stessi militari per cui prima lavorava, che lo volevano eliminare perché non controllabile, Hulk ribaltava il concetto stesso di supereroe. Era brutto e irrazionale, e doveva salvare gli altri da se stesso, ancora prima che da qualche supercattivo. Il che lo rendeva, in fondo, un personaggio estremamente triste, pieno di senso di colpa, costretto a un’esistenza che lo teneva prigioniero nonostante la sua forza sovrumana.

Hulk e il metaforone

Sono passati più di cinquant’anni da quando la bomba gamma ha colpito Bruce Banner, Stan Lee e Jack Kirby sono passati a miglior vita. Hulk da grigio è diventato verde, e poi ancora grigio, e poi di nuovo verde. E adesso pare che ce ne sia anche uno rosso – era inevitabile che sarebbe successo prima o poi. Ma Hulk è rimasto un simbolone di quelli potenti, una metafora visiva come poche altre nella storia del fumetto. Una rilettura superpop delle teorie della psicanalisi nate nell’ultimo secolo. Sopratutto però, ed è la cosa più imporante, ha continuato a essere un incontrollabile ribelle, uno che spacca tutto. Che è una cosa di cui c’è sempre bisogno.