Hunger Games: Il canto della rivolta Parte I

di Michele R. Serra

Storie di Smemo
Hunger Games: Il canto della rivolta – Parte I

Non è che Katniss sia messa benissimo, all’inizio del terzo capitolo della saga di Hunger Games. Sopravvissuta a due edizioni dei giochi, ha deciso di diventare il volto della rivoluzione, quella del popolo dei distretti contro la dittatura di Capitol City. Bello, ok. Ma per una ragazza adolescente è abbastanza stressante. Considerate che lei ha motivi per essere arrabbiata un po’ con tutti: non solo con i fascisti cattivi, ma anche con i ribelli che hanno lasciato a Capitol, prigioniero, il suo amore-della-vita, Peeta. La grande domanda rimane: per quanto sia fascinoso, come fai a innamorarti di uno che si chiama Peeta?

Nei best-seller milionari scritti da Suzanne Collins, quelli che hanno originato gli adattamenti cinematografici, l’ultimo capitolo è unico. Invece al cinema lo vediamo spezzato in due parti: una ce la becchiamo adesso, l’altra l’anno prossimo. Ovviamente questo fa sì che la parte uno risulti un po’ depotenziata, come in continua attesa di un climax che non c’è. Qualcuno lo chiamerà in inglese un cliffhanger ben riuscito, altri alla latina coitus interruptus. Poi, per carità, ha funzionato per Harry Potter e Twilight, funzionerà per Hunger Games. Però noi continuiamo a sperare che questa, a Hollywood, non diventi una regola. Le trilogie le preferiamo divise in tre. Siamo gente strana.

Cosa fa il regista Francis Lawrence (non è parente della protagonista Jennifer) per rimpolpare un po’ la sua mezza storia? Una cosa che sicuramente eccita i critici: spinge sull’aspetto metacinematografico. Cioè, per lungo tempo sullo schermo vediamo Katniss che gira una serie di spot a favore della rivoluzione. Spostare l’attenzione dalla guerra sul campo alle battaglie mediatiche, bè se non altro è un’idea molto contemporanea. Attuale, in modo piuttosto inquietante.

Ma è tutto il film a essere inquietante, e oscuro. La violenza non si vede granché sullo schermo (perché si sa: non si può esagerare se no ti vietano il film ai minori), ma viene evocata in continuazione nel racconto. A quella hanno ammazzato la mamma, a quello hanno tagliato la lingua, la vita fa schifo eccetera. Che la violenza rimanga nascosta può anche essere un bene, ma il problema è che scarseggia molto anche l’azione, più in generale.

Sono assolutamente necessarie due cose, per la Parte 2: primo, che Lawrence & Lawrence risarciscano il pubblico con un bel po’ di azione degna di questo nome. Secondo, basta con questa storia del triangolo amoroso tra Katniss e i suoi due pretendenti. Cioè, c’è da fare la rivoluzione. Vuol dire che c’è altro a cui pensare, no?