I diari dei prof in maturità cinque ore, cinque orali

di La Redazione

Storie di Smemo
I diari dei prof in maturità – cinque ore, cinque orali

Cinque alla volta. E allora l’alba si stiracchia solo un po’ prima del secondo colpo di tosse della ferrovia della bassa. Già: luglio porta quasi l’autunno, al barbudo di pavana non peserebbe nemmeno quel suo “paletò”, mentre il caffè della stazione forse fa dimenticare il vino ma non il sonno lasciato in sospeso tre prove scritte fa. Quello delle 6.54 è una striscia che corre via, quello delle 7.13 pure: “cancellato”. Treno pendolare che da settembre zoppica e sbuffa oltre le brume di case matte, treno pendente sul miracolo di una partenza sempre rimandata, ora pendaglio di una collana di carrozze da sacrificare sull’altare di una velocità di rame e d’argento.
Cinque alla volta. Un’ora cucita all’altra, inciampando in tutte le stoffe di un colloquio, raccogliendo il parlare affusolato di una confessione, la solennità di una funzione che è un po’ finzione, gli schemi confidenziali di un’attesa schermaglia. Noi a metterle insieme, quelle ore, come fossero il rosario dei venti che segnano le rotte sempre interrotte di rochi registri. Voi a sfogliarle, ora per ora, tra timori e tremori, capriole e capogiri, materie e memorie. Piccole tesi e grandi attese.
Cinque alla volta. Un volteggio. Tra le parallele dell’ultimo giorno, dell’ultima ora chiusa in un’aula che domani vi sembrerà troppo stretta. E che oggi già vi manca.