I diari dei prof in maturità il prof di filosofia

di La Redazione

Attualità
I diari dei prof in maturità – il prof di filosofia

Forse è una cicala. Forse è solo la voglia di chiudere un’estate scoppiata tutta d’un fiato tra la pagine di un libro, e non pensarci più. Almeno per stasera. Conchiglia, fino a due anni fa, era il nome del programma usato dai commissari per la consueta epopea dei verbali da maturità: nome di un’ironia spietata per chi in piena canicola vedeva il Mediterraneo solo su una cartina sbiadita 1:500. Ora il nome è più tecnico, molto più “nuove tecnologie” (che fanno tanto curriculum da bravo sottosegretario all’istruzione…) ma resta la voglia di salirci, su quella conchiglia, e remare oltre le colonne d’ercole della sala insegnanti, al di là di endecasillibi, equazioni ed equinozi. Che poi è quasi tempo di solstizio, di notti di san giovanni e di danze intorno ai falò. Chiedetelo ai vostri nonni e ai loro ricordi di giugno. Ultimi pensieri da mettere in ordine, per noi, prima di mettersi a danzare tra i vostri banchi, vecchi scarponi, i nostri, per voi che domani mattina sarete sull’altro argine di un vocabolario. Ultime scorribande nell’attualità di un convegno sull’ambiente o sulla poetica di un osso di seppia, per voi, per avere l’asso da giocare sulle righe silenziose di un protocollo. Domani si scrive.”Basta con questo cicaleccio”, così qualche insegnante spegnerà i sussurri delle vostre ispirazioni collettive. Eppure le cicale non fanno altro che spendere canzoni che non avrebbe senso accumulare. So che state per arrampicarvi su scaloni e scalette di analisi testuali e saggi brevi, fatelo come meglio sapete usare le parole, le vostre. Ma non accumulate poetiche e argomentazioni. Spendetele, usatele, vestitele dei vostri vent’anni, o giù di lì. Forse, questa qua fuori, è davvero una cicala.