I Diari della Protesta #12ottobre

di La Redazione

Storie di Smemo
I Diari della Protesta #12ottobre

“Ora parliamo noi”, ecco le voci degli studenti scesi in piazza il 12 ottobre: abbiamo raccolto da MILANO, ROMA, NAPOLI, GENOVA e TORINO i primi DIARI DELLA PROTESTA 

Da GENOVA:
 
 

Stamattina 12 Ottobre da Piazza caricamento un lungo corteo di studenti ha sfilato per le vie della città, riempiendo le piazze di contenuti in questa data di mobilitazione nazionale. Al centro della contestazione il nuovo progetto di legge Aprea che di fatto svenderà la scuola pubblica ai privati ma le ragioni complessive della protesta sono più profonde: lo stato disastroso della scuola italiana si inserisce in un contesto di politiche economiche fatte di tagli ed austerità, la crisi è ormai un alibi per tagliare lo stato sociale. Dopo aver attraversato le vie del centro, bloccando il normale flusso economico e sociale della metropoli il corteo degli studenti si è mosso verso i cancelli del Salone Nautico, bloccandone l’entrata. “Il Salone” è il simbolo del lusso in tempo di crisi, le contraddizioni che si sono volute far emergere infatti sono quelle di un allargamento inesorabile della forbice sociale. C’è chi in questi giorni si compra uno yacht dal valore milionario, chi invece non è in grado di arrivare alla fine del mese e deve lasciare la scuola per le spese eccessive che questa comporta. Al passaggio davanti al palazzo di prefettura e provincia è stato lasciato un mucchio di detriti simboleggiante il degrado della scuola italiana ormai ridotta in macerie.

E’ stata un’ intensa giornata di lotta per una scuola e una società migliori, giornata che non può essere che l’inizio di un forte movimento che espanda i suoi orizzonti oltre a quelli studenteschi e che vada a costituire un vero e proprio fronte di opposizione sociale.

– UDS Genova –

Lettera aperta di Marianna Pederzolli, 19 anni, consigliera comunale di Genova: “Il mio sguardo scorre rapido su di un jeans strappato, qualche chefia consumata, le balze di una gonna, lo sventolio delle bandiere, i capelli arruffati: sorrido e mi sento a casa. Uscire fuori dalla formalità del consiglio comunale per mescolarmi a questa folla colorata a me familiare è come prendere una boccata d’ossigeno dopo una lunga apnea. Siamo qui per uno scopo ben preciso: difendere la scuola pubblica e il diritto allo studio; Eppure i motivi per cui ci ritroviamo di nuovo in piazza, Venerdì 12 Ottobre, sono molteplici: siamo qui perché abbiamo incontrato spesso un sistema scolastico che non ci ha saputo comprendere e che non è stato all’altezza delle nostre esigenze. Siamo qui perché nel nostro paese si continua a non affrontare il gravoso problema dell’edilizia scolastica, siamo qui perché spendere 300 euro l’anno per i libri di testo non è pubblico nè equo. Siamo qui perché “non c’è niente di peggio che fare parti uguali fra disuguali”, e se vogliamo che la parola “merito” significhi ancora qualcosa, dobbiamo urlare alle nostre istituzioni di metterci nelle condizioni di essere meritevoli, investendo in borse di studio e nella rimozione delle disuguaglianze, perché per parlare di merito bisogna che prima cercare di mettere tutti nelle condizioni di avere per lo meno non così diverse possibilità.

Siamo qui perché studiamo in classi da trenta persone, perché non ci sono garantite le supplenze, perché l’unico modello di insegnamento che conosciamo è la lezione frontale; siamo qui perché in nome della spending rewiew questo governo, in cui speravamo di intravedere un cambio di tendenza rispetto a quello che lo ha preceduto, taglierà altri 200 milioni alla scuola pubblica e si pone in continuità con l’amministrazione Gelmini nel proporre il Ddl Aprea, disegno legge che prevede l’ingresso dei privati all’interno della scuola, promuovendo una visione aziendalistica di questa ed inserendo, con ogni probabilità, ulteriori difficoltà alla rappresentanza studentesca.

Finalmente si parte. Si sprigiona in un boato l’energia accumulata e, a ritmo di ska, adeguiamo il nostro passo a quello di chi ci circonda. Il corteo si snoda per le strade della città, suscitando, come di consueto, reazioni contrastanti dei passanti tra cui il puntuale richiamo di un vecchietto mugugnante: “andate a studiare, lavativi!”; inutile rispondere che siamo qui proprio per questo, per poter continuare a studiare, e soprattutto per garantire una scuola pubblica e di qualità a chi verrà dopo di noi.
Dietro di noi la polizia, decisamente troppa. Guardo i loro manganelli, i caschi, gli scudi… ho negli occhi le tristi immagini delle cariche sui ragazzi di Torino della settimana scorsa. Davanti a me vedo dei ragazzini esuberanti, pieni di aspettative in un futuro che certo non si prospetta né roseo né giusto. Mille progetti aleggiano sopra ognuna delle loro strane acconciature: un mondo da scoprire, una vita da costruire.
Viviamo in un paese in cui si sono fatte delle scelte ben precise e non mi stancherò mai di ripetere un ritornello che spero prima o poi si possa ritenere smentito dai fatti ma che rivela la miopia di chi ci governa: invece di investire 14 miliardi in cacciabombardieri e molti altri in grandi opere inutili e costose che, come il 90% delle infrastrutture italiane, non saranno portate a termine e invece di fare del nostro parlamento e della sua immagine una casta di uomini strapagati, si sarebbe potuto pensare al futuro della nostra generazione. Se dunque è già difficile avere fiducia in nelle istituzioni del nostro paese, essere picchiati a sedici anni proprio da chi ti dovrebbe proteggere può suscitare un odio nei riguardi dello stato così profondo da risultare insanabile, a maggior ragione qui,nella stessa Genova degli agghiaccianti fatti del 2001.

Oggi nelle principali città italiane di tutta Italia si è sentita la voce della parte migliore del paese e migliaia di ragazzi stanno offrendo al governo la soluzione più efficace per uscire dalla crisi economica, politica e culturale della nostra penisola: investire sul nostro futuro (che coincide indissolubilmente con quello del paese), invece di rimanere penultimi fra i paesi industrializzati per quanto riguarda l’entità della voce di bilancio assegnata all’istruzione. A volte le soluzioni sono più semplici di quanto sembri, basta saper ascoltare.”

 
Da TORINO:
 

Giornata di mobilitazione nazionale studentesca: come successo in altre novanta città italiane, più di settemila studenti sono confluiti in piazza Arbarello da tutte le scuole di TORINO e provincia. Il corteo, organizzato dal Laboratorio Studentesco, ha attraversato il centro della città inondando le strade, nonostante l’enorme dispiegamento di forze dell’ordine, ed è riuscito ad imporre i suoi temi e le sue rivendicazioni con forza e radicalità. MIUR,Provincia, Regione, diversi sono stati gli obiettivi degli studenti in questa fantastica giornata di mobilitazione studentesca. Più volte è stato ripetuto che la legge Aprea non passerà, e così sarà!

“Liberare i saperi per liberare le persone”, questa è la risposta che gli studenti hanno dato alle politiche di smantellamento dello Stato Sociale, di privatizzazione, quindi distruzione, della scuola pubblica che già hanno colpito l’Università nel 2010.

A Torino, come nelle altre 90 città italiane, il grido è uno solo: NON CI AVRETE MAI COME VOLETE VOI!

-Last – Laboratorio Studentesco Torino

 

Da NAPOLI:

Resisto ergo esisto, anche quando sembra che addirittura la pioggia ti stia ostacolando, insieme al problema dei trasporti che ha colpito soprattutto i compagni che venivano da più lontano. Siamo scesi in piazza, 5.000 studenti napoletani , con i docenti precari, per iniziare l’ autunno nel migliore dei modi, rivendicando una scuola pubblica, laica e che sia modello di partecipazione e democrazia, un libero accesso ai saperi. Dopo un’inaspettato temporale, che ci ha costretti ad entrata nella metropolitana centrale di P.Garibaldi, occupandola per più di un’ora, il corteo è partito senza problemi, compatto e ben organizzato.

Avendo partecipato, oltre agli studenti medi, anche gli studenti universitari, arrivati sotto L’Università Federico II abbiamo lanciato dalle scalinate dell’ingresso, delle borse piene di carte, “piene di nulla”, che simboleggiano l’assenza delle borse di studio.

Date le premesse, sono contenta di dire che il corteo ha registrato un’affluente partecipazione e costante fino alla fine. Il percorso si è chiuso occupando simbolicamente, ed in modo pacifico, un monumento storico come il Maschio Angioino, creandone all’interno un luogo di discussione dove è stata fatta assemblea. Dopo un momento di confronto tra gli studenti, sono stati lanciati i 3 giorni di mobilitazione nazionale sul Diritto allo Studio il 24-25-26 ottobre. Bisogna manifestare, urlare, e scendere in piazza per reclamare una scuola aperta a tutti, dove chiunque, a prescindere dalle proprie condizioni di partenza, possa raggiungere i proprio obiettivi.

– UDS NAPOLI – testo: Paola Iavarone – foto: Serena Spennato

 

Da ROMA:

 

A Roma gli studenti sono scesi in piazza ritrovandosi in piazza della Repubblica. Il corteo ha attraversato via Cavour per poi dirigersi su via dei Fori Imperiali, invadendo piazza Venezia. Durante il percorso è stata chiusa simbolicamente la fermata della metropolitana per denunciare il malfunzionamento e l’eccessivo prezzo dei trasporti romani, con lo striscione: “Arrivo Tardi A Casa (ATAC) GRAZIE ALEMANNO!!!”

Piazza Venezia è stata militarizzata e gli studenti si sono mossi verso il Ministero dell’istruzione dove è avvenuto un lancio di carote verso il palazzo in cui vengono pensate le leggi sulla scuola come la legge Aprea che, in sostanza, permette l’entrata dei privati all’nterno dell’istituto, mina la rappresentanza studentesca, abolisce numerosi articoli del Testo Unico sulla scuola che tutelano e regolmentano assemblee di istituto, consigli di classe, elezioni e rappresentanza studentesca.

Gli studenti chiedono risorse per l’istruzione, una legge nazionale per il diritto allo studio, edilizia scolastica a norma, stages che siano realmente formativi, a differenza di quelli attuali, durante i quali gli studenti si ritrovano ad essere sostanzialmente sfruttati senza alcun tipo di tutela.

 – UDS Roma – foto: Daniele Napolitano

 
Da MILANO:
 

Ore 9.30. Eravamo tutti lì, in largo Largo Cairoli, davvero tanti e davvero motivati, scesi in piazza a protestare per i nostri diritti e il nostro futuro. Talmente motivati che la manifestazione si è mossa in anticipo, alle 9.40, un record mai visto. E così son partiti subito i cori e le musiche. Prima tappa: Piazza Cordusio, dove c’era uno spezzone del corteo ad aspettarci. Ancora più numerosi abbiamo ripreso la nostra marcia, rumorosa ma pacifica, verso il Palazzo della Regione. Lungo tutto il percorso c’era la gente affacciata alle finestre. E allora partiva il coro: “Scendi giù, scendi giù, manifesta pure tu!”. Alcuni sdegnati si ritiravano nei propri uffici, ma molti sorridevano e ci incitavano. Uno addirittura con un foglio: “Siamo con voi”.

Sotto il Palazzo della regione ci siamo riuniti con il terzo ed ultimo spezzone del corteo, quello composto dai docenti e dal personale ATA. E lì, davanti al Pirellone, in circa 5000, abbiamo ascoltato gli interventi del LAPS, di un docente precario e di un sindacalista della CGIL. Poi, tutti insieme, abbiamo alzato bene le mani mostrando i palmi per far vedere alla giunta Formigoni che “GLI STUDENTI VENGONO IN PACE. GLI STUDENTI CE L’HANNO PULITE, LE MANI. FUORI LA MAFIA DALLA REGIONE!”

Una delegazione di 30 ragazzi ha scavalcato i cancelli e ha esposto a un muto cordone di guardie tutto il nostro sdegno, unito alla nostra la nostra richiesta di dimissioni del governatore Roberto Formigoni e dell’assessore lombardo all’Istruzione Valentina Aprea. Poi il corteo si è sciolto. Ci rivediamo tutti a fine ottobre: il 24, il 25 e il 26 abbiamo indetto tre giornate per la liberazione dei saperi. 

– Collettivo del Liceo Scientifico L. Cremona – foto LauraSmemo