I fumetti dell’anno 1: Zerocalcare

di Michele R. Serra

Le Smemo Interviste - News
I fumetti dell’anno – 1: Zerocalcare

Le file più lunghe della storia del fumetto italiano le fa Zerocalcare, si sa. Centinaia di migliaia di copie vendute, altrettanti fan del suo blog su cui racconta piccole storie di vita quotidiana, e altrettante persone che magari mai si erano avvicinate al fumetto e l’hanno fatto quando Zerocalcare è andato in Siria e ha raccontato la guerra che lì si stava combattendo con gli occhi dei guerriglieri curdi (un argomento che è tornato di attualità quest’anno, e non nel modo che avremmo voluto).

Zerocalcare nel 2019 ha pubblicato La scuola di pizze in faccia del professor Calcare, che mette insieme le storie pubblicate negli ultimi due anni sul suo blog personale, le recensioni dei film che realizza per alcune riviste italiane, più altre varie ed eventuali. Il tutto però cucito insieme da altre microstorie che fanno da ponte tra un racconto e l’altro. Ci sono dentro storie quasi giornalistiche, altre di vita quotidiana, altre ancora di riflessione personale. Alcune fanno ridere, altre sono molto serie. È in pratica una pura antologia dello Zerocalcare di questi tempi. Per parlarne con lui, cominciamo dal titolo.

Smemoranda: Ma la scuola di pizze in faccia è una grossa citazione di Jay-Z o è un caso?
Zerocalcare: Credo che sia una cosa casuale… la vera verissima verità è che il titolo viene sempre scelto dall’editore, perché io sono una pippa, nel campo dei titoli. Dei miei libri, solo La profezia dell’armadillo l’ho scelto io. Però in effetti è perfetto.

La prima cosa che racconti in questo libro è che non ti piace fare solo storie che fanno ridere, di vita quotidiana, o solo storie giornalistiche, o solo storie che parlano di problemi molto seri. Ti piace fare tutto. Invece ci sono quelli che ti vorrebbero solo a Kobane, e quelli che ti vorrebbero solo a pranzo a casa di tua madre a Rebibbia. Credi che adesso la capiremo?
No, sono sicuro che la mia tranquillità durerà solo lo spazio-tempo intorno a questo libro. Poi, alla prima storia nuova che pubblicherò sul blog, torneranno i grilli parlanti a dirmi quello che devo e non devo fare, ricomincerà tutto il circo… Ma la realtà è che questi libri mi servono anche per mettere un punto. Quindi se qualcuno farà altre polemiche in futuro, io avrò già dato una risposta pubblica, ecco. Ho il cuore in pace.

A proposito di storie serie e di Kobane Calling, tu a distanza di qualche anno a cosa pensi sia servita una storia come quella?
Non so se serve a qualcosa in concreto, però penso che quelle storie non si dimentichino. E soprattutto credo che non potrei fare a meno di parlare di cose come queste. Continuerò a farlo, quando posso. Non sono uno con dieci dita di pelo sullo stomaco, non potrei concepire di usare una storia come quella solo come materiale narrativo per un libro, da masticare e risputare fuori, usa e getta… No, è impossibile.

Anche in questo libro ci sono un sacco di metafore visive, che usi e spieghi… Da quando fai fumetti, vedi il mondo in un modo diverso?
Sicuramente mi è venuto un occhio da osservatore, in questo senso. Quando disegnavo una storia alla settimana per il blog, cercavo di decodificare tutto quello che avevo intorno, per capire come poteva essere raccontato e quale poteva essere una chiave di lettura interessante. A volte mi capita di essere colpito da qualcosa, anche solo un’affermazione, o una frase, che mi porta già a formare un’immagine nella mia testa.

Nelle storie della Scuola di pizze in faccia parli spesso delle menate che ti fa la gente su internet. Ma qual è l’ultima soddisfazione positiva che hai avuto da sconosciuti sul web?
Guarda, partiamo dall’idea che per me una sola critica azzeccata cancella dieci anni di persone che ti dicono cose belle, praticamente… Però una cosa bella che mi è successa di recente è che ho fatto la copertina di un singolo di Max Pezzali, e son stato contento dei commenti dei suoi fan, che sembravano soddisfatti. Aggiungi che io lo ascoltavo da bambino, e quindi…

Parliamo di soldi. Sei il disegnatore di maggior successo forse della storia italiana, sicuramente degli ultimi vent’anni. La tranquillità economica come ha cambiato il tuo modo di vivere?
La verità è che mi sono reso conto che campo esattamente come prima. Ovviamente ho comprato casa, e non ho più l’affitto da pagare, e questo non è poco. Ma il punto è che io esco per andare al cinema, e poco altro. Non faccio grandi viaggi, non compro macchine, non compro vestiti. Sostanzialmente, non faccio niente. Io ho sempre pensato che i soldi servono fondamentalmente a tre cose nella vita: a pagare i buffi di famiglia, i dottori e gli avvocati. La mia maggiore tranquillità sta solo nel sapere che queste sono tre cose che potrò permettermi di pagare, probabilmente. Però, per il resto…

La scuola di pizze in faccia del professor Calcare si compra qui

E se volete, qui potete leggere tutte le strip di Zerocalcare apparse sulla Smemo