I grandi ustionati di Paolo Nori

di Luca Maria Palladino

Storie di Smemo
I grandi ustionati di Paolo Nori

È successo questa estate, è successo.

Fu Marta, la mia compagna di viaggio, che sulla Salerno/Reggio Calabria, direzione Reggio Calabria, altezza Lauria Nord, inserì nello stereo un audiolibro. È successo anche che lo scetticismo che possedevo lo tirai fuori e lo usai: inutile dire che la mia protesta fu vana.
L’audiolibro che Marta m’impose sulla Salerno/Reggio Calabria*, s’intitola “Grandi ustionati” ed è edito da Marcos y Marcos.
La penna è di Paolo Nori, la voce anche.
Paolo Nori non ha bisogno neanche del sondino naso gastrico per nutrirsi di parole. Paolo Nori salva la lingua parlata scrivendola, e c’ha una voce che non nasconde il luogo di provenienza.
Il protagonista di questa storia si chiama Learco Ferrari, un omaccione che di mestiere fa lo scrittore.
Al Learco gli è capitato un brutto incidente automobilistico nel quale si è gravemente ustionato; a causa di ciò è ricoverato nel reparto “Grandi Ustionati” dell’ospedale di Parma.
Learco inizia a raccontarci quello che gli succede dentro e fuori il reparto. Ci racconta un pezzo di vita sua. Ci racconta che è possibile fare 10mila di urina, che in Giappone sono alto, che l’ospedale è un posto farsesco e carnascialesco, che l’uccello africano della famiglia dei fischioni è fischiò; che l’umorismo post operatorio è una carezza al lettore, che il prurito è tuo amico, che in Giappone sono alto; che se ti operi in testa poi ti fa male la testa, che il catetere non è giusto, che andare a casa è pur sempre bello, che dipende dai giorni, che avere la seggiola e non avere il culo devi stare in piedi, che in Giappone sono alto; che le visioni eloquenti sono ben belle, che i fatti di mal di culo sono precisamente fatti di mal di culo, che la stipsi è un indice dentro il buco del culo, che le recensioni sono come le previsioni del tempo, non c’azzeccano mai, che in Giappone sono alto; che lo straniamento non ho ben capito che cazzo sia, che Aleksandr Sergeevič Puškin è un grande poeta, che anche il cavallo a quattro zampe inciampa, che Miasma le cose facili non le capisce, che i congiuntivi ogni tanto scappano, che la paratassi non è una malattia, che pian piano tra un po’ ti dimentichi, che il Foscolo ci teneva assai alla patria, che il muratore Gaspare Chiapponi è molto meglio di Giuseppe Saragat, che per inviare delle lettere ci devi avere un Lorenzo a cui inviarle, che chissà che lavoro, che… puttana vacca troia!
L’inchiostro di Paolo Nori non si perde nell’immensa pianura: fa’ tè!

“… se le cose non finissero mai io diventerei matto”

Grandi Ustionati, letto da paolo nori, registrato dal vivo il 3 febbraio 2013 a Milano, Frigoriferi Milanesi

 

note:

*[1] Un’autostrada d’Italia.