I love cellulite: grido liberatorio con tanta ironia e senza tabù

di Giulia Broglia

Recensioni

i-love-celluliteQuesta è una recensione scritta col culo. Anzi no, scusate, con il cuore, con un grande respiro di sollievo, o un grido liberatorio: I love cellulite! Finalmente pare sia arrivato il momento per noi donne in cui è possibile parlare dei piccoli o grandi tabù, e non soltanto per consigliare come eliminarli per sempre.

Martina Semenzato, autrice di questo libro, pare sia stata ossessionata dalla cellulite fin da ragazzina, perseguitata dalla buccia d’arancia che più che sulle gambe si è infilata nella sua testa e non se ne è andata più. Dopo anni di creme, diete, tisane, intrugli e macchine infernali, oltre che letture e documentazione scientifica sul tema, ha deciso di mettere tutta la sua saggezza a nostra disposizione. Per raccontare rimedi (utilità, costi, modi d’uso) ma soprattutto per dirci, fin da subito: la cellulite convive con circa l’80% delle donne. Ci parla sì di fanghi e alghe, ma soprattutto di preconcetti e inarrivabili modelli estetici, di discriminazione, di marketing e pubblicità. Il tutto con le divertenti illustrazioni di Marta Battocchio e citazioni e aforismi sulla cellulite (!) prese dai più insospettabili autori.

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Le parole, come al solito, sono importanti, anche per far sparire magicamente un difetto fisico apparentemente devastante, semplicemente spostando il nostro punto di vista, meglio ancora se con leggerezza o facendoci due risate. Prendiamo ad esempio la parola “inestetismo”, che cerca di essere scientifica ma arriva un po’ arrogante, in coppia indissolubile con “della cellulite” (“Inestetismo?” “Della cellulite!” Si potrebbe gridare in coro allo stadio, se solo non fosse il tempio del machismo). Che cosa è poco estetico, il mio sedere? Non siamo stufe di sentirci dire in che cosa il nostro corpo non è perfetto, in che cosa non va bene? Non va bene a chi, poi? Siamo noi a dover decidere come vorremmo essere.

Sono ben consapevole che queste sono domande e frasi un po’ retoriche, è difficilissimo non farsi influenzare e rimanere fiere del proprio culotto, sopravvivendo a bombardamenti mediatici e culturali da quando siamo nate. Eppure, forse è più facile partire da lì, dal nostro corpo: certamente è molto più immediato andare in giro tutte fiere con pantaloni aderentissimi sul nostro sedere molle che sconfiggere la disparità salariale, o la violenza contro le donne. O meglio, una cosa non esclude l’altra, andiamo a prenderci la vita che vogliamo sculettando fuori tempo e fuori dagli schemi.

Prossimo tabù femminile che vorrei fosse esorcizzato: le tette. Troppo piccole, troppo grandi, cadenti, sparenti, con smagliature: anche loro sono un po’ come cavolo gli pare, non è che andando in palestra o mettendosi a dieta si può sperare di cambiar seno. Tette, il dibattito è aperto. L’importante è imparare a non vergognarci mai per come siamo fatte.