I miei fragili costumi

di Alessia Gemma

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I miei fragili costumi

Il viaggio inizia dal mio cappello, quasi sempre, quello che cura la testa, che è retta dalle gambe che vanno.
Parto: guardo a destra, a sinistra, giù, molto poco su, tantissimo dietro. Soprattutto dentro e fuori. Svolazzo, per svolazzare ho bisogno di ali.
Io non sono nata con le ali attaccate alla schiena, allora le attacco al maglione, se fa freddo, alla canotta, se fa caldo.
Mi devo spostare, alzare il culo, farmi un film.
Devo colorarmi, anche di nero.
Mi devo spostare, alzare il culo, rotolarmi tra le pulci del mondo e riemergere vestita da loro.
Ogni mio pantalone è una città, ogni scarpa un mercatino, ogni maglietta un ricordo, ogni vestitino ebbe già una vita.
Il mio vestito è la navicella, il mio cappello è il mio casco, il rossetto la mia medaglia all’onore.
Mi ci dovete lasciare stare là dentro.
Ogni viaggio è racchiuso in uno straccio nel mio armadio.
Buenos Aires
Parigi
L’Avana
Parigi
Londra
Milano
New York
Napoli
Belgrado
Perugia
Amsterdam
San Francisco
Tutto in un cencio.

Sotto io di mio ci metto le righe. Per scriverci dentro?
“Tu nuda sei come vestita, ma senza righe”, ho ritrovato una pagina di diario di quella storia d’amore. Iniziava con un cappello.

Mi ci nascondo dentro… sotto se è un cappello… sopra se è una scarpa. Poi ogni tanto me li vendo a 4soldi, così loro continuano a viaggiare e io a muovere il culo con loro.
Stanotte mi sono venduta quel cappello e mi sono ricordata tutto nel dirgli addio, buon viaggio.