Recensioni

I Muppet dalle nostre parti sono meno famosi che in America, ma in molti se li ricordano. Inventati dal grande burattinaio americano Jim Henson, hanno accompagnato i pomeriggi dei bambini di mezzo mondo. Però si direbbe che siano roba vecchia, passé. E invece la Walt Disney ha deciso di riportarli al cinema: ecco il film dei Muppet, un film fatto di attori e pupazzi nel 2012 degli effetti speciali digitali e del 3D. Incredibile, ma vero.

La storia conta poco, in questo caso, comunque: avete presente i Blues Brothers? Ecco, uguale. Ma con i Muppet: Kermit deve rimettere insieme la vecchia banda, aiutato da due fratelli che vengono dalla provincia, dalla piccola città di Smalltown (…). Ecco, una delle cose più divertenti del film è che i due fratelli sono uno uomo, l’altro muppet. Nessuno si fa domande???

Facciamola corta. I Muppet non sono più famosi come un tempo e il loro creatore (e primo burattinaio) Jim Henson se n’è andato purtroppo ormai da più di vent’anni. Ma non importa, perché il film se lo godono sia i vecchi fan, sia chi dei Muppet non sa niente. Com’è possibile? Semplicemente perché l’operazione rinnovamento dei Muppet riesce: le gag fanno ridere, e il film è un crescendo continuo verso il finale. Tutto bene, allora? Non esattamente. Un problema c’è.

Il problema è che il film è un musical. E un musical ha bisogno di belle canzoni. Non erano neanche malissimo quelle della versione originale del film, ma vengono completamente distrutte da una traduzione in italiano troppo fedele per essere interessante. Si sa fin dai tempi dei Dik Dik: le canzoni non bisogna tradurle pedissequamente così come sono, rischi di rovinare tutto. Perfino i Muppet.