I Vichinghi

di Michele R. Serra

Recensioni
I Vichinghi

Quando viene intervistato in televisione e sui giornali il regista Claudio Fäh dice spesso che voleva costruire una grande metafora sulla nostra società, con il suo ultimo film.

Ora, io non so voi cosa intendete per metafora, ma in un’ora e quaranta di film non ne ho vista neanche una. In compenso ogni dieci minuti qualcuno dei vichinghi lancia l’urlo di guerra vichingo, sfodera il suo spadone vichingo già incrostato di sangue nemico e si appresta a tagliare a fette qualche malcapitato cavaliere nero. Che non è male. Altro che metafore e metafore.

È la strada giusta, quella inrapresa dal regista Claudio Fäh. Si capisce subito quando nei primi due minuti di film i vichinghi fanno naufragio su una spiaggia sconosciuta, e davanti a loro si erge una alta, irta scogliera. Ora, la spiaggia è piuttosto lunga, a noi verrebbe in mente magari di esplorarla un attimo, cercare un punto in cui si possa salire un po’ più comodamente. Loro invece no, vanno dritti sulla scogliera scalando a mani nude la parete verticale, con armi e armature addosso. Appena arrivano sulla cima, la prima coa che fanni è iniziare una battaglia all’ultimo sangue con rotear di asce e teste che volano. Non so di cosa siano metafora, queste ultime. Ma va benissimo così. Vichinghi che fermano cavalli lanciati in corsa con un pugno, cosa volete di più?

Ma parliamo del perché I vichinghi è un film diverso dagli altri. Claudio Fäh è un regista svizzero, e a quarant’anni già da un bel pezzo si è trasferito in America per fare il suo mestiere, perché là ci sono i soldi di Hollywood e le grandi produzioni. Però per il suo film più gigantesco e tornato in Europa, e ha messo in piedi una coproduzione svizzero-tedesco-sudafricana. Che forse non avrà lo sfarzo e i costi di una hollywoodiana, però se non sei troppo pignolo, tutto sommato la differenza non è così estrema.

Certo non devi essere troppo pignolo neanche sui dialoghi e su qualche buco logico della trama, ma sono cose che si potranno correggere in futuro. Già: visto che il finale è aperto, io francamente spero che il film abbia un po’ di successo perché vorrei vedere un seguito. Prodotto con più soldi e quindi scene d’azione più spettacolari (si sa che gli effetti speciali fanno la differenza, non c’è niente da fare).

Quindi riassumendo, appunti per il possibile sequel de I Vichinghi: meno metafore, più mazzate. Gli urli di guerra vichinghi invece vanno già bene così come sono.