Ida Stamile, For What’s it Worth e i grandi festival rock

di L'Alligatore

Le Smemo Interviste

For What It’s Worth di Ida Stamile è un gran bel libro di musica edito da Arcana Edizioni. Meritorio per molti motivi, a partire dal fatto che colma una lacuna riguardo ai grandi Festival rock di fine anni Sessanta (Monterey, Woodstock, Altamont, Isola di Wight), svelandone miti, falsità, e narrando come sono nati e si sono sviluppati. Lo fa in modo tanto analitico, quanto appassionato, raccontando la scena, i locali, l’impegno politico e sociale, il contesto storico, come e quando arrivarono a noi le notizie, la stampa specializzata in Usa e quella in Italia, cosa è successo dopo, cosa è stata veramente e quanto è durata l’Estate dell’Amore, Summer of Love. In fondo al libro una bella e dettagliata rassegna dei nomi dei gruppi noti e meno noti.

Le notizie riguardo quei festival, sono arrivate in Italia con ritardo, negli anni Novanta, quando una critica rock matura, su quotidiani o riviste specializzate, ha cominciato a parlarne in modo serio e continuativo. In quel periodo, sono pure iniziate ristampe di dischi, si sono fatti film o documentari, scritto libri, tanto da darmi l’illusione di essere stato un giovane di quella generazione. Almeno questa è l’idea che mi sono fatto leggendo For What It’s Worth, un libro veramente bello, da amare. Del resto, sentire parlare di Peace and Love, di raduni con giovani abbracciati in una sorta di amore cosmico, oggi, tra restrizioni, guerre e pandemia, apre davvero uno scenario di speranza. Di questo e molto altro, ne abbiamo parlato con Ida Stamile, autrice del libro.

Come è nato For What It’s Worth?
Nasce dal desiderio di comprendere in profondità un periodo storico importante come quello della “Summer Of Love”, con tutti i suoi significati, i suoi personaggi chiave, i suoi luoghi e i suoi profumi. Nasce dalla voglia di guardare nel 2022 a un’epoca, quella dei primi grandi raduni musicali, importante e fondamentale per la genesi di una certa forma di fruizione della musica stessa e della dimensione live, così come la concepiamo oggi.
Perché questo titolo? Cosa vuol dire?
Il titolo fa riferimento al brano dei Buffalo Springfield, che fu il manifesto delle rivolte sulla Sunset Strip di Los Angeles, una strada ricca di locali (dal Whisky a Go Go al Trip, passando per il Gazzari’s e il Pandora’s Box), quei luoghi dai quali partirono i primi suoni che poi andranno a riempire i palchi dei grandi festival raduni. Poi col titolo volevo anche soffermarmi sul gioco di parole “Per quel che vale”…ponendomi una domanda semplice: Vale ed è necessario continuare a parlare nel 2022 di questi eventi? Io penso proprio di sì, perché ancora oggi l’impatto che essi hanno avuto sulla musica e anche sullo spettacolo dal vivo resta ancora molto forte.
Leggendolo si capisce che c’è dietro un bel lavoro di ricerca. Come ti sei documentata? Web, archivi, libri …altro?
Sì, il libro è proprio il frutto di una intensa e lunga ricerca storiografica durata un paio di anni ed è un viaggio che cavalca i primi grandi raduni della storia visti con gli occhi e le parole della stampa italiana. Il mio intento era quello di cercare di capire come i venti stranieri di “pace e amore” della Summer of Love e le sonorità lisergiche di quei grandi festival fossero giunti in Italia. Mi sono documentata in primis presso la Biblioteca Nazionale di Roma, con la sua sterminata e fornitissima quantità di materiale da consultare. Lì ho trovato davvero tutti i quotidiani e le riviste di settore dagli anni Sessanta ad oggi. Poi ho letto diversi di libri sull’argomento, scandagliato gli archivi web e visionato tutti i materiali video disponibili.
Ampia la parte dedicata ai grandi raduni: Monterey, Woodstock, Altamont, Isola di Wight. A quali di questi avresti voluto assistere e perché?
Sicuramente avrei voluto assistere al Montery Pop Festival perché è stato davvero lo specchio più vivido e reale di quell’epoca, il megafono dello spirito del tempo.
Alla fine una bella rassegna di gruppi del periodo. Quali sono i tuoi preferiti?
Ne sono tanti o forse tutti…dai Jefferson Airplane ai Janis Joplin, passando per Jimi Hendrix, Doors, Creedence Clearwater Revival, Who, Rolling Stones, Beatles, Pink Floyd e Buffalo Springfield ovviamente.
Il sottotitolo rivela che si parla anche di come l’Italia ha guardato a questo fenomeno: festival e psichedelia. Come l’ha guardato? … oltre che in ritardo.
Seppur con leggero ritardo rispetto all’effettivo svolgersi degli eventi, anche l’Italia è rimasta stregata e ammaliata dal fenomeno e l’impatto che i primi grandi raduni della storia hanno avuto nel resto del Mondo è stato molto forte e significativo anche nel nostro Paese. Ogni festival, per diverse ragioni, ha lasciato il segno nell’immaginario collettivo italiano e negli scritti della stampa nazionale. Monterey ha rappresentato lo spirito più puro della “Summer Of Love” ; Woodstock ha rappresentato la nascita di un mito e la creazione di un forte fenomeno massmediatico tanto da divenire il più popolare dei raduni; Altamont è diventato il simbolo dell’ invasione della violenza in un universo non violento e Wight fu frequentato anche da Italiani. Non voglio poi “spoilerare”, come si dice in gergo, tutto il contenuto del libro.
Come mai hai pubblicato questo libro con la Arcana? Come è avvenuto l’incontro…
L’Arcana rappresenta una delle punte di diamante delle case editrici a carattere musicale. Ha poi avuto un ruolo fondamentale sin dalla sua fondazione nella diffusione di contenuti legati alla controcultura del periodo. Mi sembrava quindi la casa editrice più adatta per la pubblicazione del mio saggio. L’ho contattata e hanno manifestato la loro disponibilità a pubblicare “For What It’s Worth”.