Il capitale umano

di Alessia Gemma

Recensioni
Il capitale umano

– che il film ti getta sin dai primi minuto nello sconforto e nella suspense che non ti abbandoneranno più fino alla pizzata con gli amici dopo il cinema: un poveraccio muore perché buttato fuori strada da un Suv. Tutta la narrazione ruoterà attorno ai proprietari del Suv raccontandoli da tre diversi punti di vista e di vita…

– Che è un film sui genitori stronzi.

– Che le velleità di ascesa sociale ti rendono ricca e infelice, troppo entusiasta e malvestito, figlia ribelle e incasinata, sicuramente spietato e ottuso.

– Che nella realtà i protagonisti maschili si chiamano tutti e due Fabrizio (Bentivoglio e Gifuni), le loro donne nel film tutte e due Valeria (Bruni Tedeschi e Golino), gli sceneggiatori tutti e due Francesco (Bruni e Piccolo). Il mistero s’infittisce.

– Che questo film parla di una provincia del Nord con tutte le sue pusillanimità legate alla tipica inclinazione, ormai parrebbe tutta italiana, al guadagno facile e perverso. Ma è tutto tratto da un libro americano, pubblicato in Italia da Mondadori (e qua per me il cerchio si chiude!).

– Che quindi: “Il fatto curioso è l’avere trasportato un romanzo ambientato nella provincia americana del Nord est nella Lombardia di oggi.” Francesco Bruni. “Ho usato la Brianza letterariamente, da straniero, per suggestione. Volevo usare il mio spaesamento. Connecticut o Ornate, un luogo immaginario, è la stessa cosa. Qualcuno l’ha presa male. Perdonatemi” Virzì. Non segue dibattito ma solo l’elegante chiusa dell’assessore al Turismo e Sport della Provincia di Monza e Brianza, offeso pare dal personaggio di Bentivoglio, Andrea Monti, che sul social network si definisce padano, leghista, rallysta: “La buffa retromarcia (smentita) paracula di Virzì”.

– Che per Virzì “la Brianza era un territorio esotico… una misteriosa Siberia dove le foreste sono pronte ad inghiottirsi da un momento all’altro le villette degli immobiliaristi, i centri commerciali, le ville padronali, le periferie degradate, tutto…” allegrezza piena dunque, resa magistralmente dalle sciarpine giovanili dell’immobiliarista entusiasta.

– Che “in questo film… i temi in campo sono numerosi: l’avidità, la competizione, l’agonismo, una ricchezza ambita attraverso la speculazione, il ruolo marginale della cultura, i conflitti sociali e quelli generazionali”… le tette della Valeria Bruni Tedeschi, l’altezza e le proporzioni di Luigi Lo Cascio accanto a Valeria Bruni Tedeschi, i capelli troppo piastrati di Valeria Golino e Gigio Alberti…

– Che “…questo inizio di sgretolamento esistenziale corrisponderà a un parallelo sgretolamento economico.” Francesco Piccolo, sceneggiatore.

– Che Virzì disegna benissimo i suoi personaggi, nel senso che proprio li mette su carta prima che sulla pellicola:

 
– Che è la seconda volta in un mese che vedo un film sul collasso finanziario e umano e psicologico di gente dedita al soldo (l’altro è Blue Jasmine di Woody Allen). Confesso che tanta decadenza è per me rincuorante, e la denuncia di una totale e asfissiante mancanza di futuro mi entusiasma. Embè?!

– Che questo film è precisamente: ferocia liberatoria. Avrei voluto dirlo io, m’ha l’ha detto Christian Raimo.

– Che il punto più alto di ottusità inconsapevolmente crudele del personaggio di Bentivoglio per me è in un dettaglio: nel momento in cui starà per “vendersi” la figlia e i suoi sentimenti, in uno scenario di devastazione e meschinità, senza il minimo accenno di riflessione e ripensamento, chiederà in riscatto tanto denaro e… un bacio forzato della ricca ed elegante signora. Tutto l’egoismo di una generazione a totale discapito dei loro figli in una ridicola e vanagloriosa richiesta. Bello.