Il Grande Gatsby, il titolo lo inventò Zelda

di Alessia Gemma

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Il Grande Gatsby, il titolo lo inventò Zelda

Era bella, con la boccuccia a cuore e i capelli belli e corti (in quante le hanno copiato quel taglio, tante quante l’hanno amata, tante quante l’hanno odiata). Voleva fare solo quello che le andava, lo fece per tutta la vita, per questo sì divertì moltissimo e soffrì altrettanto.

 

 

dal libro Superzelda, Minimum Fax

Voleva viverla tutta la vita, e diceva che l’unica eleganza fosse la morte. Era fatta così!
Non sopportava le donne, per vanità e perché “con le signore puoi dire solo cose da signore.”.
Arrivava da un piccolo paese, conobbe il mondo e gli uomini di mondo. E tutti si girarono a guardarla.
Sin da ragazza “Ballava sconvenientemente guancia a guancia, andava fuori in auto a sbaciucchiarsi, beveva Gin acquavite allungata con Coca Cola. Non aveva amiche. Viveva soltanto della spuma in cima alla bottiglia”.

dal libro Superzelda, Minimum Fax

Potrebbe essere una delle nostre Rebel Girl: si disegnava i vestiti, amava follemente, era un animale da party. Vide mezzomondo.

Dissero che faceva solo quello e invece Zelda, la donna e musa e grande amore di Francis Scott Fitzgerald, scriveva, ah se scriveva. E lui non lo sopportava. Pare. Scriveva meglio di lui. Pare.
A “ormai” 30 anni cominciò a danzare per dimenticare una parte di se stessa e la storia ormai spenta con Scott. Danzò troppo, fino alla follia.

Dissero che era matta, dovette farsi curare. Non la curarono mai. Lei voleva e doveva essere così.
Una rockstar romantica, un mito ora raccontato in un film a fumetti: Superzelda. Immedesimazione assicurata, per alcune.

Pare che dietro ogni libro e ogni successo di Scott ci fosse Lei. Scott è quello de Il Grande Gatsby. Il titolo lo inventò Zelda.
Nella prefazione dell’edizione italiana di Tenera è la notte racconta Fernada Pivano, una che di americani intellettuali e svalvolati ne sapeva un bel po’, che Scott non si decideva mai a consegnare all’editore quel suo libro perché era un precisino, e pare che lo riscrisse ben 12 volte, in 12 modi diversi. Pressato però dalla casa editrice, consegnò l’ultima versione, senza neanche riguardarla. Zelda era ormai in manicomio, si diceva così, sì. Quindi Scott, l’ubriacone precisino, che aveva riscritto 12 volte quel libro, non riuscì a seguire l’ultima stesura che consegnò in fretta per poi dedicarsi solo a lei. Il libro fu affidato a un pessimo editor (sarà stato uno stagista!) e la prima pubblicazione pare fosse un casino di errori. Tutto per Zelda.

Tra lei e Scott dicono fu grande amore, dicono fu un gran disastro. Sicuramente un film

dal libro Superzelda, Minimum Fax

Ps: per il me poi il bello del libro Superzelda è anche che lei è disegnata bruttina bruttina! Non lo avrebbe sopportato!