Nostalgia istantanea: Genndy Tartakovsky e Il laboratorio di Dexter

di Redazione Smemoranda

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È probabile che non sappiate chi è Genndy Tartakovsky. Eppure lui vi ha raccontato delle storie. È sicuro, avete visto almeno uno dei suoi cartoni animati. Forse tutti quanti. Perché Genndy Tartakovsky ha creato o ha lavorato su cosette come Le Superchicche, Samurai Jack, Star Wars – Clone Wars, Hotel Transylvania, Primal. Ma soprattutto sulla serie che ha definito lo stile di Cartoon Network e dello studio Hanna e Barbera negli ultimi 25 anni, e cioè Il laboratorio di Dexter.

Quando ha creato Il laboratorio di Dexter Genndy era un ragazzo, poco più di vent’anni. E quella serie è stata un successo quasi immediato. E come solo i geni sanno fare, con Dexter Genndy era riuscito a raccontare qualcosa di universale partendo dalla sua vita. Perché Dexter è un ragazzino frustrato che vuole fare lo scienziato, ma insomma, le cose non gli vanno molto bene. E soprattutto, la sua passione lo rende quello strano, agli occhi degli altri. Ah, e nella versione originale parla con un accento un po’ russo. Che è indicativo, perché Genndy è emigrato da Mosca quando aveva 9 anni. E Dexter riflette una parte della sua infanzia: il desiderio di adattarsi di un immigrato, che parla in modo strano, ha un aspetto strano, ha un odore strano. Genndy da bambino voleva inserirsi, essere considerato come tutti gli altri. Dexter invece non si vuole inserire, preferisce fondare un club tutto suo. Non è lui che si adatta al mondo, ma cerca di far sì che sia il mondo, ad adattarsi a lui. E funziona. Cioè, più o meno.

Il laboratorio di Dexter, come altri cartoni di Genndy Tartakovsky, parla ai bambini senza mostrarsi accondiscendente, e senza la pretesa di insegnare per forza qualcosa. Ma racconta, e lo fa con una qualità narrativa, cinematografica ed estetica pazzesca. E non dimentichiamo che prima, quello stile lì non esisteva. Genndy è stato uno di quelli che hanno fatto fare un salto di evoluzione alla televisione americana, tutta quanta, non solo i cartoni animati.

Genndy dice di amare ancora la televisione, anche se non ha più il peso di un tempo nella nostra dieta di intrattenimento. Di più, Genndy dice di essere grato alla TV. Perché, come racconta lui, quando è arrivato in America da bambino, e ha visto quanti programmi diversi c’erano, è stata una scoperta. In Russia, c’è solo il telegiornale; In America, grazie a Hazzard e a Wonder Woman, ha capito subito che la TV era una cultura. Per questo dice che non si preoccupa, quando i ragazzi guardano troppa televisione. E spesso durante le interviste ripete: “Io mentre crescevo, se avevo un momento libero, guardavo la TV. E tutto sommato sono venuto su bene”.