Il libro della giungla

di Michele R. Serra

Recensioni
Il libro della giungla

Pronti a rivedere sullo schermo Mowgli, il cucciolo di uomo allevato dai lupi nella giungla, che scappa dalla tigre Shere Kahn eccetera. E quindi: sì, la Disney (tra Marvel, Guerre Stellari e cose appunto Disney) raramente tira fuori qualcosa di nuovo.

Ma nel caso del Libro della Giungla il discorso parte ancora da più lontano. Perché quell’opera di Rudyard Kipling, inglese-indiano vissuto a cavallo tra Ottocento e Novecento, è stata un vero blockbuster in ogni forma. Come libro prima (Kipling è stato il più giovane scrittore a vincere il Nobel, nel 1907, l’anno dopo Giosuè Carducci), poi come cartone negli anni Sessanta. Ovvio che la Disney avesse il chiodo fisso dell’ultimo passaggio, quello da cartone animato a film con attori in carne e ossa: la prima volta ci aveva provato nel 1994, con un film in cui Mowgli era una specie di improbabile culturista ventenne. Il tentativo del 2016 è nettamente migliore.

Si tratta di un’operazione rischiosa, ovviamente: rischi non solo di deludere i bambini (potenziali nuovi spettatori), ma anche i genitori, perché stai giocando con i loro ricordi d’infanzia (=giocare con il fuoco). Eppure il film girato da Jon Favreau funziona oltre ogni pregiudizio – io ad esempio mi aspettavo davvero poco – e anche oltre ogni effettiva contraddizione. Ad esempio quella di mettere in scena una specie di inno alla natura selvaggia in uno spazio interamente artificiale. Nel senso che nella fantastica giungla che vediamo sullo schermo, negli animali che la abitano, nei suoni, c’è solo finzione digitale.

Il primo impatto con la nuova versione del Libro della Giungla è la meraviglia: nei confronti di un mondo fantastico costruito con una precisione mostruosa. Gli animali parlano come uomini, ma si muovono come bestie; hanno peli, zanne, aculei che vanno oltre il fotorealismo e diventano semplicemente reali.

E allora ti chiedi: ma tra qualche anno, tipo, li faranno ancora i documentari? O semplicemente li genereranno al computer?

Tra le poce cose che non funzionano in questa nuova versione del Libro della Giungla dell’anno di grazia 2016 ci sono le canzoni: sembrano appiccicate lì perché, insomma, non potevano non esserci. Ma c’entrano poco: questo non è un cartoon-musical, ma una grande avventura, beatificata dalla tecnica ma anche da scelte di soggetto e sceneggiatura calcolate al millimetro.

Semplicemente, tutti i grandi film hollywoodiani dovrebbero essere come questo film. E magari riuscire a far tornare bambini anche gli adulti più cinici.