Il mio primo Glee

di Alicia Franchi

Recensioni
Il mio primo Glee

Era uno di quei lunghissimi momenti di noia, di quando non c’è niente di interessante in TV e sei troppo pigra per alzarti e fare altro che non sia cambiare programma.
Ho 13 anni, mi succede così spesso!

Così quel giorno trovai Glee. Era un episodio della prima stagione, ma allora non avevo mai visto e sentito parlare di quella serie, riuscii solo a capire che la bella Cheerleader bionda era gelosa della ragazza mora, quella bruttina, perché temeva che le potesse rubare il ragazzo.
Pensai fosse la classica serie TV con la ragazza cattiva, la ragazza buona e dolce, e il ragazzo carino.
E invece no: c’era il ragazzo sulla sedia a rotelle, la ragazza in sovrappeso che deve imparare ad accettarsi, il ragazzo gay e vittima di bullismo…

Ognuno con i suoi bei problemi insomma.

E a parte i problemi che hanno in comune tutti questi liceali?
La passione per il canto e il Glee Club, uno dei tanti club da sfigati della scuola.
Nel Glee club si canta, si partecipa a competizioni sperando di riuscire a diventare campioni nazionali.
Anche gli adulti fanno la loro parte: dal professore di spagnolo e professore del Glee club alla spietata coach Sylvester determinata a tutti i costi a eliminare il Glee club.
Insomma, Glee è capace di coinvolgere gli spettatori e di farli immedesimare nelle situazioni e nei sentimenti dei vari personaggi, che diventano un simbolo di forza, che fanno capire che non importa se non siamo Cheerleader o Quarterback ma che dobbiamo semplicemente essere noi stessi.

 

“Vi farà ridere la mia abitudine di incollare una stellina dorata dopo ogni mia firma, ma è una metafora, e le metafore contano!” Rachel Berry*

“Non sono omofobica: infatti i miei papà sono gay.” Rachel Berry

“Scusa, stereotipata che vuol dire, è una parolaccia?” Finn Hudson

“Fare parte del Glee Club e della squadra di football mi ha dimostrato che posso essere tutto.” Kurt Hummel