Il mistero di Moorfields 6

di Isabella Colic

Storie di Smemo
Il mistero di Moorfields 6

 

CAPITOLO 6

L’albero e il rampicante rosso erano ancora lì. E intorno ad essi regnava un silenzio innaturale. Il sergente Olliver guardò Morgue, che stringeva la valigetta.
“Ebbene?” chiese “Cosa dovete mostrarmi?”
Herald si avvicinò alle radici dell’albero e, come aveva fatto il giorno prima, si inginocchiò per raccogliere un grumo di terriccio e versarlo in una provetta. Una volta aggiunto il liquido giallastro, mostrò la soluzione sanguigna e semiliquida al sergente. “Ve la farò breve: il terreno attorno a quest’albero reagisce così perché esso era la dimora di una creatura di un’altra dimensione. La stessa creatura che è stata, molto probabilmente, liberata da quei ragazzi. La stessa che li ha mutilati.”
Olliver sollevò un sopracciglio, le braccia conserte. “Spiegatevi meglio.”
“È già un bene che non sia scappato a gambe levate solo a sentire una spiegazione simile”, pensò Herald prima di alzarsi in piedi e proseguire.

“So che è veramente molto difficile da accettare, ma il mondo è ben diverso da come praticamente tutte le persone normali lo concepiscono, quindi vi devo chiedere di avere una mente aperta, in questo momento. Ci sono esseri che vivono in una sorta di “dimensione parallela” e, a volte, quando il confine tra il nostro mondo e il loro viene turbato, qualcosa passa da questa parte. È quello che è successo in questo caso. Le tre vittime, in qualche modo, hanno superato il confine e sono rimasti uccisi da una creatura che, secondo il folklore, viene chiamata Ombra.”

Il sergente aveva l’aria cupa e assorta, come se stesse rimuginando su qualcosa. Poi disse: “Mi sembrano le storie che raccontava quel pazzoide di mio nonno. Parlava di dimensioni alternative, oscure e di come tutti i mostri delle leggende siano in realtà gli abitanti di questi altri “luoghi”. Ma, sinceramente, credevo fossero solo il frutto del suo delirio.”
“Nessuno ci crede mai, se questo vi consola” commentò Herald.
“Però voi sì” gli occhi chiari del giovane sergente si fissarono in quelli del forestiero. “Perché?”
“Perché sono stato addestrato a comprendere, a studiare e, se necessario, ad eliminare tutto ciò che può passare oltre e danneggiare il nostro mondo. Secondo la logica comune, sono una sorta di investigatore.”
“Chi vi ha addestrato? E soprattutto perché?” incalzò il sergente.
“Questo non posso rivelarvelo, mi dispiace.”
Olliver, allora, si grattò la testa bionda. “Non mi convincete granché, Mr. Morgue, sarò sincero. Ma, a momenti, la vostra mi pare l’unica spiegazione. Perché quando abbiamo trovato i corpi non c’era nessuna traccia del killer. Nessuna. E questo non è…”
“…Possibile?” intervenne Morgue. “Già. Lo so, ma purtroppo, al momento non avete molte altre piste su cui concentrarvi, sergente.”
“Quindi cosa suggerite di fare?”
Morgue si diresse oltre i nastri della polizia, la valigia ben stretta. “Rispedire l’Ombra da dove è strisciata fuori.”

(6-continua)