Il nascondiglio

di Vera Trama

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Il nascondiglio

Laura Morante è una fragile donna di origini italiane che, dopo essere uscita dall’ospedale psichiatrico nel quale era stata rinchiusa in seguito al suicidio del marito perché convinta di “sentire delle voci che nessun altro sentiva”, per rifarsi una vita e dimostrare a se stessa (e agli altri) di essere guarita decide di aprire un ristorante in una tetra palazzina nell’Iowa che 55 anni prima era stata teatro di una efferata carneficina. Il problema è che nuove, misteriose voci provenienti dal’interno della casa cominciano a tormentare le sue giornate, e mentre lei cercherà di scoprire a chi appartengono e che cos’era veramente successo la notte del massacro, l’intera cittadina si unirà contro di lei per farla desistere da ogni intenzione e da ogni progetto…

Questa, in sintesi (ma non troppo), la trama di Il Nascondiglio, nuovo film dell’immaginifico e iperattivo – in media un film all’anno – Pupi Avati, regista non certo estraneo al genere horror e, anzi, capace di regalare al pubblico alcuni tra i più suggestivi e inquietanti incubi del cinema italiano, dallo spiazzante La Casa Dalle Finestre Che Ridono(1976) all’enigmatico Zeder (1983) fino al relativamente recente L’Arcano Incantatore (1996).
Il problema, però, è che il saltare continuamente da un registro all’altro in tutte le sue ultime opere – commedia sentimentale con Il Cuore Altrove (2003), thriller claustrofobico con La Rivincita Di Natale (2003), commedia leggera con Ma Quando Arrivano Le Ragazze? (2004), commedia grottesca con La Seconda Notte Di Nozze (2004) e drama-comedy ‘corale’ La Cena Per Farli Conoscere (2006) – sembra avere confuso le idee a lui per primo, con il risultato che Il Nascondiglio non riesce, purtroppo, ad essere niente di ciò che vorrebbe, o che lascerebbe intendere, essere. Né un “film ‘de paura”, né un esercizio di stile, né un ritorno al passato e nemmeno (magari, col senno di poi, ci saremo accontentati) un ‘sequel’ o una brutta copia di La Casa Dalle Finestre Che Ridono 30 anni dopo.
Il soggetto, la casa infestata e la sprovveduta inquilina in bilico tra realtà e follia, già di per sé non è il massimo dell’originalità, e lo sviluppo dell’intreccio non lo aiuta certo a decollare nel corso dei 100 minuti di durata. I colpi di scena sono telefonati, i comportamenti dei protagonisti seguono fedelmente ogni stereotipo dei canovacci di genere, le interpretazioni sono svogliate e stentate – o, nella migliore delle ipotesi, sprecate – e anche l’epilogo con la risoluzione della storia è quanto di più incolore e grossolano si potesse pensare. Ma ciò che a Il Nascondiglio difetta in maniera più scoraggiante è la capacità di creare angoscia e terrore, anche quando le condizioni al contorno (il buio, il telefono che squilla, un cunicolo dove si sentono rumori strani, l’apparizione del ‘mostro’, la recitazione di Yvonne Sciò e così via) sembrerebbero convogliare verso il classico “Bù!” da salto in poltrona.
Invece niente. Qualche sbadiglio, parecchie risate in coincidenza con alcuni momenti davvero malriusciti – su tutti, Laura Morante che si rivolge alla misteriosa entità che popola la casa parlandole come se si trattasse di una ragazzina di 10 anni – e un diffuso torpore di fondo. La paura, quella sì, si è nascosta da qualche altra parte…

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