Il parto delle nuvole pesanti Intervista

di L'Alligatore

Recensioni
Il parto delle nuvole pesanti – Intervista

Il Parto delle Nuvole Pesanti ha fatto un nuovo disco. Uscito con Ala Bianca Group, è un vero e proprio album impegnato, ne sentivamo il bisogno. Emblematico il suo titolo, “Che aria tira”, come emblematici i dieci pezzi che lo compongono: mafie e ambiente, il lavoro e il non-lavoro, il carcere, il razzismo, il conflitto di culture e religioni. Il risultato finale non è un comizio, ma gran musica come da sempre la band calabro-emiliana ci ha abituati. Musica acustica con mandolini e il tamburello, la fisarmonica e l’ukulele, accanto a chitarre elettriche più un sapiente e nuovo uso dell’elettronica. E poi ospiti di culto, a partire da Carlo Lucarelli, che recita dei versi nella stupenda canzone “La nave dei veleni” ispirata al suo libro “Navi a perdere”. Un album colorato ed ironico a partire dalla copertina, con molte sorprese, che nei live si moltiplicano. Ne ho parlato con Salvatore De Siena, voce e frontman della band.

Come e dove è nato “Che aria tira”?

E’ nato dalle caverne del pensiero…e segue una linea netta intrapresa con il precedente album “Magnagrecia” in cui l’impegno civile è diventato essenza stessa del progetto artistico. “Che aria tira” è come una palla di neve che rotolando raccoglie tutto quello che trova sulla strada…

Un disco molto politico, nel senso pieno e vero del termine: razzismo, lavoro, ambiente, mafia …cosa altro? Come riuscire a fare un disco così, senza farlo sembrare un comizio? … senza cadere nel qualunquismo tanto di moda oggi?

Crediamo ancora che la musica possa avere una piccola missione, e cioè quella di comunicare “emozioni sociali” e quindi andiamo dritti per la nostra strada. La rivoluzione nasce anche dai sentimenti sociali e non solo dalle tasche vuote. E poi in questi anni stiamo vivendo momenti difficili in cui non riusciamo a capirne il senso. Ecco allora “Che aria tira”! Un umile e piccolo tentativo di capire cosa sta succedendo nel fondo dell’animo umano. L’economia e la politica se non scivolano nella retorica possono essere degli strumenti per scandagliare nell’animo umano alla ricerca del senso del vivere.

Ospiti di peso: Carlo Lucarelli, Fabrizio Moro, Mikrokosmos – Coro Multietnico di Bologna diretto dal Maestro Michele Napoletano… chi altri? Come sono nati e cosa hanno dato questi incontri al Parto?

In questo disco abbiamo voluto limitare le partecipazioni a pochi ospiti. Abbiamo tagliato anche noi per via della crisi…In verità abbiamo cercato soltanto ospiti che potessero davvero completare il percorso artistico che avevamo iniziato nel disco. Quindi siamo partiti dalle esigenze dei brani e poi abbiamo valutato chi meglio potesse soddisfarle. “La nave dei veleni” è un brano che parla di devastazione ambientale, di rifiuti tossici e di intrecci tra interessi mafiosi, politici ed imprenditoriali, di ecomafia. E’ ispirato anche al libro “Navi a perdere” di Carlo Lucarelli ed allora abbiamo provato a coinvolgerlo come voce narrante. Anche con Fabrizio Moro, nel brano “Crotone”, le motivazioni sono state di natura artistica. Lui scrive bene e canta in modo vicino al rap, quello che serviva al brano. E poi ha dimostrato di scrivere canzoni importanti e di avere il coraggio di presentarle anche a Sanremo, come è successo qualche anno fa col brano “Pensa”. Poi abbiamo scoperto che ha anche origini calabresi…anche se è un romanaccio…Così è nata l’idea di fargli rappare dei versi peraltro scritti da lui stesso, per raccontare il suo punto di vista sul tema della devastazione ambientale nel nostro paese, partendo dalla nota vicenda di Crotone, città nella quale per decenni la fabbrica della ex Montedison ha scaricato impunemente nel terreno tonnellate e tonnellate di rifiuti tossici. Su quei terreni si sono costruite case popolari e scuole causando un aumento dei tumori, specie tra i giovani, superiore del 50% rispetto alla media nazionale. Invece la collaborazione con il Mikrokosmos – Coro Multietnico di Bologna diretto dal Maestro Michele Napolitano è nata su basi diverse più ludiche ed ironiche. Il brano “Che aria tira”, che dà anche il titolo all’intero album, è abbastanza divertente ed ha un ritornello con un vago sapore corale, quasi da coro popolare russo, e per questo cercavamo un coro popolare. Ci siamo imbattuti, così, nel coro bolognese nato da qualche anno che faceva proprio al nostro caso, per il fatto che non era professionale, era di musica popolare e multietnico. Infatti il Coro è riuscito a dare al brano quel sentimento social-popolare-internazionale che volevamo dargli. Una menzione a parte merita l’ospitata della turca Canceli Basak. Quando ho scritto il brano “Alì Ochalì” ispirata alla storia del grande condottiero ottomano del ‘500 di origine calabrese, convertitosi all’Islam per liberare la Calabria dalla dominazione spagnola, pensavo di farla cantare a qualche bravo cantante turco. Ma quando ho conosciuto Basak ho pensato che forse non serviva la voce di un cantante professionista ma il suono di un’innocente e timida voce femminile per evocare le emozioni di quella storia e di quel personaggio. Lei, che in realtà studia violoncello al Conservatorio di Bologna, ha accettato la sfida ed ha cantato nel ritornello della canzone, cantandolo anche in lingua turca.

 

C’è qualche pezzo che preferite fare live? Qualche pezzo che rappresenta meglio “Che aria tira”?

Sicuramente ci sono tre canzoni più rappresentative dell’album:Che aria tira” ha quell’ironia e quello sguardo disincantato sul nostro tempo in cui ci si ritrovano in tanti tra il nostro pubblico; “Crotone”affronta temi importanti inserendoli in contesto di realismo in cui il Sud diventa un luogo per raccontare i mali del nostro tempo, facendo emergere anche le contraddizioni della realtà, senza dare alcun giudizio ma forse qualche speranza; “Vento di Scirocco” perché entra nel cuore del Sud e lo racconta con la leggerezza degli elementi naturali da vivere come riscatto nei confronti dei disastri che combina l’uomo e in cui il sentimento fa da collante per un’esperienza non evasiva ma sicuramente oltre l’attuale triste realtà. E’ un brano un po’ meridionale in cui affiorano sicuramente le influenze dei versi del poeta calabrese Franco Costabile, tant’è che nel brano c’è una sua citazione “La rosa nel bicchiere”. Sono brani che dal vivo ci mettono immediatamente in contatto emotivo e diretto, in sintonia col nostro pubblico ricreando la magia …

Cosa è il Male per voi nella nostra società odierna? Come contrastarlo con il vostro fare arte?

La domanda va oltre le mie possibilità…non sono Papa Francesco e nemmeno Massimo Cacciari. Posso però dire che il male per noi è ciò che ci fa stare male non solo come individui ma anche e soprattutto come comunità. Ad esempio se scopriamo che hanno avvelenato la terra, l’acqua, il mare fai fatica a non pensare al male. Se un innocente viene ucciso in guerra di Stato, religione , etnia o mafia come fai a non pensare al male? Ma se un soldato o un boss viene ucciso in battaglia o in una faida forse al male non ci pensi…Ecco allora che viene in soccorso il concetto di giustizia. Il male tendenzialmente deve avere la caratteristica dell’ingiustizia e dell’universalità.

Su come contrastiamo il male ho già risposto sopra.

e nella nostra Musica, il Male più grande? … e il Bene?

Nella musica il male più grande non esiste ed il bene più grande lo dobbiamo ancora trovare…