Il potere dei soldi

di Michele R. Serra

Recensioni
Il potere dei soldi

Pure io c’ho le mie difficoltà, anche se devo dire solo se i film sono belli o brutti. Vado in difficoltà perché di solito i film non sono solo belli o brutti, ci sono sfumature diverse: film che vengono male, eppure sono coraggiosi; film talmente brutti che fanno il giro e diventano arte; film esteticamente belli ma senz’anima… le possibilità sono infinite. (E non che a voi ve ne freghi qualcosa, ma) sono contento quando trovo un film come Il potere dei soldi, che è solo brutto. Non brutto e artistico; non brutto e dal fascino trash; non brutto ma. Brutto e basta. Brutto brutto.

C’è Liam Hemsworth, giovane attore australiano che abbiamo già visto nei vari Hunger Games, fidanzato di Miley Cyrus (UPDATE:ex) e pure fratello di Chris-che-fa-Thor. Liam è un ingegnere che lavora in una compagnia high-tech: telefonini, smartphone per la precisione. Ora, già questo è un problema: il signor Hemsworth infatti è un 24enne che ha probabilmente passato 20 anni di vita su 24 a fare palestra, e infatti il rapporto delle scene in cui appare a petto nudo rispetto a quelle in cui indossa la maglietta è tipo 70% contro 30%. Ora, io mi sarei aspettato più un nerd genialoide ma problematico a fare quella parte lì, non un figo totale a 360 gradi. 

Comunque, per un’improbabilissima catena di eventi, il ragazzo si trova a doversi trasformare in una spia industriale per conto del suo capo, che lo usa come pedina in una guerra industriale.

Nonostante si parli di un mondo all’avanguardia della tecnica – grandi corporation tecnologiche eccetera – non si è mai visto un film che sembri più vecchio stampo. Forse The Artist, ma quello era muto e in bianco e nero, e soprattutto era divertente. Qui invece il film è, semplicemente, tremendo. Una a caso il protagonista si deve infiltrare in un’azienda, farsi assumere per spiarne i segreti, ma è stato appena licenziato dalla sua, di azienda, e di solito non è una cosa che figura bene in un curriculum. Quindi ci si aspetta che venga architettato un qualche strano piano per carpire la fiducia dei nuovi datori di lavoro. Ecco: sapete qual è questo piano? Comprarsi una giacca, una camicia pulita e far finta di essere figo. Funziona subito, e infatti il tipo viene subito assunto come dirigente. Inspiegabile oltre ogni sospensione dell’incredulità.

L’ho già detto che ci sono Gary Oldman e Harrison Ford a fare gli imprenditori-squali? Ci sono. Però queste presenze, così come la musica di Junkie XL e tutta la fotografia superleccata di un bravo direttore della fotografia, David Tattersall (quello degli ultimi Guerre Stellari, mica niente) non serve assolutamente a rendere più interessante il film, che l’unico merito di contenere la storia d’amore più marcia e incomprensibile della storia del cinema.

Ok, forse sono solo invidioso degli addominali del signor Hemsworth.