Il profilo Facebook di Garibaldi

di Antonello Taurino

Storie di Smemo
Il profilo Facebook di Garibaldi

I tempi cambiano, gli studenti cambiano, il senso delle parole cambia.

Avete presente la parola smanettare? Quando ero ragazzo io, a smanettarsi si diventava ciechi; adesso chi non smanetta non è in contatto col mondo. Quando ero ragazzo io, per smanettarsi occorreva tutta una mano, adesso bastano due pollici. Quando ero ragazzo smanettare era riflessivo; oggi è intransitivo: a quei tempi ci si smanettava, in questi si smanetta. Per farla breve, quando un vostro studente ha le mani in mezzo alle gambe e ride, i casi sono due: o ha capito che lui è italiano ma lì in basso, è un po’ coreano, oppure sta smanettando. Sostanza: nonostante sia vietato, cellulari accesi in classe. Sempre. Ed altamente operativi. Giustamente, loro sono i Millenials e questo è il loro modo di stare al mondo: sono i nativi digitali, la Generazione Z, gli Screen-agers e sono più svegli di noi. Non li si può battere sul loro territorio.

Ma fare lezione tra pollici fosforescenti, bip e vibrazioni non è facile. Quindi se la domanda è “Cellulari sì/cellulari no”, la risposta è certamente “Spegni quell’iPhone altrimenti lo rivedi solo ad Esame di Stato superato, cioè mai.”. Se però la domanda è “Combattere i Millenials o no?”, allora la risposta ragionevolmente non può che diventare: “Ok, gioco al tuo gioco, ti racconto la storia attraverso Facebook”. E certo: un utile e divertente trastullo che si può applicare a qualsiasi evento storico. Perché no, provateci anche voi. Io, a mo’ di esempio, mi sono chiesto: come sarebbe stata la Spedizione dei Mille raccontata attraverso gli status, i post e i commenti dei Social Networks? 

Peppino GaribaldiAllora, Giuseppe, detto Beppe o Peppino, di pagine ne aveva due: una personale “Giuseppe Garibaldi Amicizie Esaurite”, e una pubblica, “L’eroe dei due mondi – Official”. Poi c’erano quelle farlocche, “Amici di GiuGa” e “Tutti col Gary”, ma anche le prese in giro: “Robe da Garibaldi”, “Fai caGary” e “Anita Pig” (poi diventato un famoso cartone animato per bambini). Quando la faccenda iniziò a farsi pesa, “L’eroe dei due mondi – Official” diventò “Spedizione militare per un’Italia Unita e Repubblicana”, cui Garibaldi aveva collegato anche un gruppo WhatsApp,“Obbedisco”. E da qui provava a reclutare fans, rompendo pure un po’ la uallera con messaggi del tipo: “Sai, stiamo cercando di far l’Italia Unita: ci metteresti un Like?”.

Aggiungeteci che Garibaldi su FB era divertente come sedersi su un carciofo… Ad esempio, si racconta che quando ricevette la notifica “Vittorio Emanuele II ha accettato la tua richiesta di amicizia” commentò “Grazie… ma “II”? Che vuol dire? Vuol dire 2.0? Anche tu hai il doppio profilo? Ahaah!!”. Risultava fidanzato (“Anita e Giuseppe sono ufficialmente fidanzati”), non giocava a Candy Crash (“Ah Ani’, non m’invitare, tanto non gioco…  E t’ho detto cancella “Situazione sentimentale!”, la rimbrottò in chat privata), e in più lanciava eventi a raffica: “Rivoluzione in Argentina”, “Fuga da Nizza”, “Dance-Hall Carbonara”.

Poi venne la storia dello scoglio. Era l’aprile 1860 e Peppino invitò i suoi contatti a partecipare all’evento “Zingarata in Sicilia”. Dove? Luogo geolocalizzato: “Scoglio di Quarto”; Inizio: 5 Maggio 1860, ore Mezzanotte; Fine: non prevista. Qualcuno chiese: “Ma è la solita festa in spiaggia?” oppure “Cazz’è, un passaggio BlaBlaShip?” Lui, imperterrito, continuò a cliccare; escluse prudentemente i contatti di area Borbone, Francia e Austria; ma superati i 1000 inviti, ebbe lo sgurz: “Cambio nome all’evento! Lo chiamo Spedizione dei Mille!”. Colpo di genio e viralità garantita. Fece un video fake con i discorsi di Mazzini che rappava su Fedez: “Abbiamo biso-gno di te, di te, di te… Parti anche tu, chetu, chetu… Viva il Risorgimento-dellitaliaunita, escidalgabbio-riprenditilavita!!…”. Fu il botto: condivisione di quasi tutti i centomila membri dell’attivissimo gruppo “Giovine Italia”, tatoo di Beppe che limona Anita, e piercing a forma di scoglio di Quarto.

Era lecito, a questo punto, pensare in grande: su quello scoglio si poteva organizzare addirittura… un Flashmob dimostrativo! Tutti i media dovevano parlarne! Sì: barba lunga, una moltitudine urlante “VIVA  V.E.R.D.I.” e poi si salpa! Ma come si sarebbero riconosciuti i partecipanti? Trovato: “Per il Flashmob di settimana prossima, venite tutti in camicia rossa!” “E perché proprio rossa?” “Boh, c’ho solo quella…”.

Quel paraculo di Cavour non mise nemmeno un “mi piace”, ma l’iniziativa diventò così popolare che Giuse nominò “Amministratore” dell’evento l’amico Nino Biperio (poi diventato Bixio a furia di sintetizzare), e fece lanciare a quest’ultimo l’iniziativa “Avviata una campagna di CrowFunding su Eppela per l’acquisto di due vascelli, fucili e cannoni e di tutto quanto possa servire alla spedizione”. Somma raccolta a tempo di record! Era prevedibile che il Flashmob sarebbe stato un trionfo: e infatti folla di gente entusiasta, enorme risalto sui social e diluvio di commenti positivi. Una sola polemica, Napoleone III di Francia: “Il tuo nome è Beppe, il tuo cognome inizia per G., usi la rete, parti da Genova… Attento che finisci male!”. Garibaldi smorzò le tensioni con una foto delle navi che salpavano e il commento: “È bellissimo! Grazie a tutti! Siamo in più di Mille, ma io sono solo un portavoce!”. E poi rispose direttamente sul profilo di Napo III con un hashtag, lo stesso usato da Bruto con Giulio Cesare due millenni prima: “A’ zio, #staisereno!”

Da lì in poi, fu la proverbiale cavalcata trionfale. Sbarco in Sicilia: Peppino pubblica una foto, lui e Biperio taggati, “Marsala. Finalmente! Here we go”. Seguì una foto di due cannoli, una pasta con le sarde, una da Modica con lui e Nino che mangiano il cioccolato e l’immancabile commento del cretino: “Ah, siete in vacanza? Beati voi, io in ufficio a lavorare!”, nonostante non vi fosse traccia di gambe stese in spiaggia.

Poi la guerra. Il Re delle Due Sicilie Francesco II, detto “O’ Sborone”, postò: “Siamo difesi dall’acqua salata e dall’acqua benedetta. Ma dove c…o vogliono andare i Garibaldini?”. E Peppino commentò: “Ihihih!!… Caro Francesco II, a Calatafimi! #staisereno pure tu!”.

Infine la famosa polemica del video. Quando ormai Palermo, Milazzo e la Sicilia intera erano conquistate, Biperio, fingendosi giornalista di regime, intervistava, con in mano una rivoltella a mo’ di rivoltella, Peppino imbavagliato, chiedendogli: “Allora, Generale, contento di come sta andando la spedizione?” e Garibaldi, visibilmente alticcio, rispondeva: “Eh… qui si fa l’Italia o si muore!”. “E dopo, generale?”, “Beh, una volta fatta l’Italia, poi mi faccio le italiane!! Ahhaha!!”. Anita si incazzò, le donne del “Movimento 1000 Stelle” protestarono, la rete si ribellò: “Maschilista”, “Puttaniere”, “Ti chiudiamo in un ascensore con Radetzky”. Finché Biperio, probabilmente pagando dei trolls, riuscì a seppellire la notizia con un’infinità di “È una bufala”, “Verità o Combllottto?!?”, “Guarda che è Lercio”, e tutto fu dimenticato.

Ma ormai il grosso della popolazione era col Giuse: i @Mille risalirono la Calabria ed entrarono a Napoli senza incontrare resistenza (post di Biperio che mangia la pastiera). I followers crescevano e “#Italiaunita” divenne l’hashtag della settimana (post di Giuse con un gattino in testa). Subito dopo venne la battaglia del Volturno, l’hashtag più celebre del Risorgimento, #Obbedisco, e poi, glorificazione finale… il record assoluto di condivisioni col selfie che fece la Storia: Peppino e Vittorio Emanuele II a cavallo con il commento “Ti saluto, o Re d’Italia!”. E quasi fastidiosa fu l’incontenibile massa di italiani che per giorni sovrapposero in filigrana alla loro immagine sul profilo le strisce dei tre colori: verde, bianco, rosso. Compreso, manco a dirlo, quel voltagabbana sabaudo di Camillo Cavour (da qui il detto: “Piemontesi falsi e cortesi, sabaudi gentili e pippi baudi”).

Solo un particolare resta da chiarire. E’ appurato che Garibaldi non aveva con se iPhone o iPad (così come nessuno dei suoi), ma solo una videocamera e un portatile, per giunta senza chiavetta. E come aveva fatto ad aggiornarci costantemente sull’esito della spedizione? Beh, presto detto. Come un giorno commentò Nino Biperio, “Quel bamba di Nizza era sempre in giro a crepare i gestori di osterie… se in quel locale c’era una presa, e il wi-fi.. e qual è la password…”

E infatti, se ci passate, in alcuni caseggiati dei paesini del Sud Italia si possono ancora scorgere delle targhe che commemorano:

GARIBALDI   SI   È  CONNESSO  

AL   WI-FI  QUI