Il RAP in una Stanza

di La Redazione

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Il RAP in una Stanza

“Se Arthur Rimbaud vivesse oggi, sarebbe un rapper”. L’ha detto la leggenda del rock Lou Reed. In effetti se vuoi rappare, oltre ad andare a tempo col bum bum cha e modulare la voce con il flow, devi saper usare la metrica e la lirica, proprio come fanno i poeti. E come loro devi avere la giusta fotta. La passione. A Cornigliano c’è un posto dove di fotta ne hanno da vendere. Si chiama La Stanza, è un’associazione senza fini di lucro che avvicina i giovani a nuove forme comunicative promuovendo l’aggregazione, l’intercultura e la crescita dell’individuo. Detto in parole povere, lì si insegnano le quattro arti delll’hip hop: braking, rap, dJing e writing. A fondarla, 5 anni fa, è stata una giovane sociologa, Maddalena Bartolini, che adesso è Presidente della Commissione per le Pari Opportunità e le Politiche Giovanili e consigliere comunale della lista civica che ha sostenuto l’elezione del sindaco di Genova Marco Doria.

 

Noi ci siamo stati, e vi assicuriamo che La stanza è molto più di quattro semplici mura: da lì il cielo lo vedi benissimo, perché è uno spazio aperto in tutti i sensi, dove bambini e adolescenti imparano a guardare oltre le brutture di un quartiere che ne ha passate parecchie. Cornigliano, o Curnigén come lo chiamano i liguri, si trova nella periferia ovest di Genova ed è una delle sedi della società siderurgica ILVA, come Piombino raccontata da Silvia Avallone in Acciaio. La gente di Cornigliano ha di che mugugnare, come si dice dalle loro parti. Nel dopoguerra gli hanno tolto lo sbocco al mare per costruire le industrie. Poi la crisi siderurgica ha portato alla disoccupazione migliaia di operai, e così sono arrivati il degrado la delinquenza. Ci sono stati anche incidenti gravi, come quelli all’altoforno, l’esplosione del crogiolo dell’Afo 2 nel ’91 e una perdita di ghisa liquida che nel 2004 ha sconvolto il quartiere intero. I corniglianesi hanno dovuto fare i conti con l’ingombrante eredità di avanzi industriali in disuso e coi pesanti disagi causati dalla convivenza con gli impianti e l’inquinamento atmosferico che ne deriva. Secondo dati di Legambiente nel 1999 il tasso di insorgenza di tumori era quattro volte superiore che nel resto della città.

Adesso Cornigliano è in una difficile fase di riqualificazione in attesa di ritrovare quello che in gergo tecnico si chiama equilibrio socio-urbanistico, che a farla breve determina la qualità della vita di chi ci sta, ci lavora e, soprattutto, ci cresce. E pensare che lo storico Goffredo Casalis l’aveva definita «luogo di delizie per i signori genovesi i quali vi fabbricarono più di venti sontuosi palazzi, oltre molti casini di campagna sparsi su quella ridente collina». Proprio in uno di questi bei palazzi, Villa Serra, nasce La stanza, in un locale che si affaccia sui giardini pubblici della città. Il comune di Genova l’aveva dato in gestione all’associazione San Benedetto al porto, quella fondata dal nostro amico Don Gallo, il prete da marciapiede, per farci una libreria. E lui invece ha pensato bene di cederlo a Maddalena Bartolini (foto) e all’artista Francesca Traverso, che avevano in mente già da un pezzo un progetto territoriale educativo e interculturale. Vuoi mettere.

 

“Il nostro sogno era creare un luogo dove i ragazzi di un quartiere pluridenitario e da sempre connotato da migrazioni come Cornigliano potessero riunirsi e imparare ad esprimersi in modo creativo, magari incontrando i loro artisti preferiti. Nelle Accademie si dice usare un approccio maieutico. – ci ha raccontato Maddalena – Così abbiamo organizzato un concerto con Tormento dei Sottotono per i ragazzi e la cittadinanza del posto. “A Cornigliano non c’è mai stato niente vogliamo, fare delle cose con voi”, c’hanno detto. Che queste cose avessero a che fare con l’hip hop l’hanno scelto proprio i loro, i diretti interessati, compilando un centinaio di questionari. Così è nato il progetto CorniglianoMonAmour, un percorso creativo e un festival che, ogni anno a inizio estate, chiude i vari laboratori con concerti e mostre sulla cultura rap e la cultura di strada. Quest’esperienza mi ha permesso di avere un osservatorio privilegiato su un territorio periferico, ma soprattutto di istaurare una relazione continuativa e profonda con gli adolescenti del posto. La cosa bella è che sono riuscita a fare delle cose insieme a loro: non per loro, ma con loro. Con i miei colleghi di Sociologia visuale dell’università di Genova abbiamo appena finito di girare il documentario Dramma scempio e fama,che ha per protagonisti i Santa Alleanza, un gruppo rap “cresciuto” proprio dentro La stanza. È stato il coronamento di tutto il lavoro svolto finora, fatto soprattutto di relazioni umane, un percorso che è stato la mia aria per cinque anni. Ma come per altri progetti territoriali, poi l’ho dovuto lasciar andare. In buone mani, naturalmente: quelle di Giulia “Wha” Cassinelli e Marco “Mel” Maello (foto), due rapper professionisti che fin dal 2008 si sono occupati della direzione artistica di CorniglianoMonAmour e dei laboratori.

 

Giulia, in arte Wha, oltre a essere una rapper affermata, da anni lavori nel sociale. Cosa ti ha spinto a sposare il progetto La Stanza?

“Me ne sono innamorata subito per il suo potenziale: era un’iniziativa concreta, che poteva avere un impatto immediato sul quartiere. Come quando uno dei nostri era finito in carcere minorile e La stanza ha potuto fare da garante per la sospensione del processo e la messa alla prova del Ministero. Lui è un grandissimo talento, e vederlo finalmente felice sul palco, con la gente sotto che lo incitava, è stata per tutti un’enorme soddisfazione. Senza aver paura di sembrare retorica posso dire che l’amore per la musica gli ha cambiato la vita, e così a molti altri. In tutto ne seguiamo circa 40. Alcuni vivono situazioni di forte disagio o si trovano in strutture di accoglienza, altri sono stranieri o immigrati di seconda generazione. Il nostro intervento non si ferma tra le mura della sede: lavoriamo con le famiglie e con le scuole della città. I nostri telefoni sono sempre accesi, non si sa mai. Per i ragazzi più grandi abbiamo creato un laboratorio di educazione al lavoro, così li seguiamo fino a che non imparano a camminare ben saldi sulle loro gambe. Gli insegniamo la cultura e la storia dell’hip hop e di tutte le forme d’arte urbana, ma soprattutto cerchiamo di trasmettergli che la vera cultura rap è lontana dagli idoli dello star system, che nasce per le strade di periferia come Cornigliano. E che è l’unica regola valida è il rispetto. Il rispetto di chi fa le cose come te, di chi le fa diversamente da te. Non importa chi ha più soldi o più mezzi, a vincere è chi ci crede di più, chi ama di più.

Come si sostiene l’associazione?

“I fondi per iniziare con quest’attività li abbiamo racimolati strada facendo. All’inizio il nostro è stato un lavoro volontario, sostenuto dalla comunità di Don Gallo che ci ha dato un posto dove stare, con micro aiuti da parte di Comune e Provincia. Poi sono arrivati i piccoli finanziamenti da YEPP , una rete internazionale di empowerment giovanile, e dalla fondazione San Paolo. Quei pochi fondi che abbiamo li usiamo tutti, ma vorremmo fare più ore con i ragazzi. Adesso che Villa Serra è inagibile per interventi di restauro ci ospita la sede della CGL di Genova. Speriamo di riottenere presto la nostra stanza affacciata sui giardini pubblici.”

Giulia, il vostro più che un lavoro, sembra una vera e propria missione…

“Esatto. La nostra missione è far sì che i ragazzi di Cornigliano possano immaginare una vita diversa da quella monotona e grigia di una periferia che non offre possibilità. Dar loro uno spazio aperto di condivisione in cui lasciarsi alle spalle i problemi e il degrado e fare cose che producano senso. Per fare il rap basta poco: un foglio e una penna, è questa la sua enorme potenzialità. Nei quartieri periferici il rap riesce a prosperare, a sfondare il cemento, proprio perché ci sono pochissime opportunità ma molte cose da dire“.

… E a dirle ci pensano loro, i ragazzi del laboratorio di scrittura rap:

– Ahimen 15 anni, detto Strage perché da piccolo facevo casino, a 13 ha iniziato a scrivere sul quartiere. Per lui il rap ti aiuta ad arrabbiarti meglio: Qui è strage un pericolo sulle strade/ vado a 180 all’ora ma non nelle autostrade.

– Per Cristian Cheff Mc, 20 anni, il rap è una valvola di sfogo perché quando si dice il rap salva, è vero, ti salva dalla noia, ti salva dai casini, ti aiuta a crescere. Bruciam diari come alle elementari siamo elementi anormali spingiamo i venti contrari

– Poi c’è Soel detto Sossy (foto), 16 anni, che rappa perché è più facile esprimere il mio modo di essere mettendolo metaforicamente su una base. Ho usato il rap per integrarmi nella scena genovese:Sossy è come un lupo solitario un cigno nero in mezzo al branco. 

– Per Luca, BossLu, 19 anni, i rapper di adesso sono i poeti di un tempo, nelle mie canzoni esprimo il mio sentimentoIl rap per me è un modo di vivere: zero ricordi limpidi come dolori/ lividi pensieri nitidi / che riaffiorano come lividi.

– La prima canzone che ha scritto Denaro (Alessandro) 15 anni, s’intitola L’ultima speranza, perché l’hip hop per me è l’ultima speranza, l’unica cosa di cui potrei vivere, è la mia passione: La testa arresta ciò che pensi prima del previsto il rap è anche una sfida contro me stesso vediamo se mi conquisto.

– Salvatore, 18 anni, ha scelto di chiamarsi Risan, risorto, come la fenice che risorge dalle ceneri, il tatuaggio che ho sul braccio. Le mie ceneri sono gli ostacoli che ho dovuto affrontare sbandato in giro per d’Italia: prima Napoli, poi la Sicilia e la Calabria. E ora Genova. Il mio punto fermo interiore è stato l’hip hop: se senti dentro un qualcosa che non è un aggettivo è vivo sentimento.

 

Eh sì, a Curnigén, come canta il Poeta Genovese:

Ama e ridi se amor risponde / piangi forte se non ti sente /dai diamanti non nasce niente /dal letame nascono i fior

Via del campo, Fabrizio De Andrè

 

– Foto di MARCO MARENCO  Borderline Art –

Ecco un pezzo inedito nato proprio a La stanza, “SOLITUDINE”, Cheff Mc feat Wha. Tendete l’orecchio, perché dentro c’è pure la Smemo…