Il Sospetto a prescindere

di Redazione Smemoranda

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Premessa. Il sospetto a prescindere dovrebbe venire a chiunque. E sempre. Io. Poi vado in ospedale, ballo il tango, ma sto male. Un fastidio intercostale, il mio tango può aspettare. Meno male. Male o bene, l’ambasciator non porta pene, ma, a mio avviso, guardarlo a lungo, non conviene. E mi dicono che me ne andrò. Che ho sei mesi e non di più. E allora conto le ore, i minuti, i secondi che mi restano e pensieri funesti e gioiosi m’investono. Via libera. L’agonia porta adrenalina, la fine annunciata porta convinzioni, lacrime, ansia, ma anche intenzioni. Quanti soldi ho messo via in questi anni di prigionia? Abbastanza, in sostanza, mai battezzati per la danza. Così in sei mesi mi sputtano la pensione, vado a puttane con in mano il mio ultimo malato ormone, vendo e mi gioco tutto e me ne frego: vivo, rido, godo! Manca un mese e ballo ancora il tango, nessuna traccia dell’annunciato fango e continuo a spendere e a spandere. Mi viene in mente il mio capoufficio, quello stronzo del terzo piano, prendo appuntamento e vado a trovarlo, ho qualche sassolino da togliermi e diventa un tarlo. “Buongiorno…”- “Buongiorno un cazzo! Lei è una merda, lei mi fa schifo, lo sa?”. Mi son tolto una soddisfazione, l’angolo buio della mia prigione. Mando a cagare passanti e cretini. Vado allo stadio e sfido i vicini. Ora vado dal mio vicino di casa che mi ha rigato la macchina e anche il motorino. Rido, saltello, ballo, bello. Lo guardo negli occhi e ipocrita mi dice: “La vedo bene, come va?” ed io gli rispondo più che felice: “Mi sono scopato tua moglie qualche settimana fa…”. Poi squilla il telefono e va bene rispondo, tanto lo abbandono presto questo schifo di mondo. Il dottore che aveva diagnosticato il mio male mi dice tutto contento: “Abbiamo sbagliato lei non ha una brutta malattia, lei sta benissimo…è colpa mia… si goda pure la vita!”. Cammino senza soldi, lavoro, moglie, amici, vicini di casa e dovrei essere contento perchè sto bene. Dormo e sogno. Mi appare, nella notte, una splendida vergine dai capelli blu cobalto, mi sveglio e mi metto ad urlare perchè mi viene in mente che in questi mesi anche lei ho mandato a cagare. La notizia «Hai sei mesi». Un errore medico lo rovina Si licenzia e spende tutti i suoi soldi dopo che gli viene diagnosticato un tumore incurabile. Ma gli esami erano sbagliati. I medici gli avevano dato sei mesi di vita a causa di un tumore, così lui ha mollato il lavoro, ha venduto le sue cose e ha speso tutti i soldi in viaggi e ristoranti di lusso. Poi i medici gli hanno detto che la diagnosi era sbagliata, che non sarebbe affatto morto, e lui adesso è rovinato. L’incredibile vicenda ha per protagonista il sessantaduenne John Brandrick, un ex impiegato comunale di Newquay, in Cornovaglia, divorziato e con due figli grandi, che ha raccontato al tabloid domenicale “People” come una buona notizia (il fatto di non essere malato di cancro) si sia, in realtà, rivelata una pessima notizia. «Ovviamente, è stato un sollievo sapere che non sarei morto – racconta l’uomo – ma ora non ho più niente».