Com’è Il Traditore, che ha vinto tutto ai David

di Michele R. Serra

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Com’è Il Traditore, che ha vinto tutto ai David

Ieri sera sono stati assegnati i David di Donatello, i premi più importanti del cinema italiano. Il trionfatore della serata è stato Il traditore di Marco Bellocchio: miglior film, miglior regista, miglior attore protagonista, miglior attore non protagonista, miglior sceneggiatura originale. Tutto a un film di gangster, che parla di mafia e di chi la mafia l’ha combattuta, soprattutto il giudice Giovanni Falcone (del quale, in questo mese di maggio, ricorre sia la nascita che la morte).

A prima vista sembra una serie televisiva, di quelle che vanno un sacco in questo periodo storico, no? Nel senso che in tutta la prima parte del film, il protagonista è in Brasile, fa il mafioso, e ha tutto l’armamentario di vestiti, ville, collane e pistole: sembra un nuovo Narcos. Però questa non è una serie televisiva di consumo pop, questo è un film firmato da quello che è uno dei più grandi registi dell’ultimo mezzo secolo del cinema italiano. Che però forse è un po’ più pop del solito, questo possiamo dirlo.

Chi è il regista Marco Bellocchio

Marco Bellocchio ha una carriera ormai cinquantennale, da quando nel 1965 la mostra del cinema di Venezia rifiutò il suo primo capolavoro, I pugni in tasca (salvo poi risarcirlo con un leone d’oro alla carriera qualche decennio dopo). Ultimamente Bellocchio è diventato il regista più istruttivo – nel senso migliore! – del cinema italiano: si è concentrato sul raccontare la storia del Novecento del nostro paese, e dei suoi tanti angoli bui. Pensiamo a Buongiorno Notte dove si parla del sequestro Moro, o a Vincere, il cui protagonista è il figlio di Mussolini. Ecco, qui abbiamo di fronte un altro mostro: non è il fascismo, non è il terrorismo, ma la mafia, che ha la faccia del boss (poi pentito) Tommaso Buscetta.

E allora, com’è Il traditore?

La storia di Tommaso Buscetta è narrata in due atti: il primo è soprattutto una classica storia di gangster. Il secondo invece, quello tutto ambientato nelle aule dei tribunali siciliani tra gli anni Ottanta e Novanta, è praticamente una riflessione sul come una storia possa cambiare a seconda del punto di vista di chi racconta. Niente di nuovo, ma tutto costruito con una qualità eccezionale.

Il Traditore è un film scritto, diretto, fotografato e interpretato benissimo.
È un film che si può vedere anche senza sapere troppo bene la storia, sempre interessante, perfino divertente (se mi passate il termine, vista la violenza che contiene: non mi sentirei di consigliarlo ai minori di 14 anni). Certo, i registi italiani stanno parlando molto spesso di mafia. Ma questo non è solo un film di genere, o un film storico, o un film d’autore. È soprattutto il racconto di un personaggio, un mostro reale, vivo, che non riusciamo a giudicare nettamente solo bianco o solo nero.

🤓… E se volete vedere qualche film più rilassante, magari con i fratellini piccoli, qui c’è qualche consiglio🤓