Il virologo Sotutomì e i nostri sani dubbi

di Michele Mozzati

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L’editoriale dei direttori Smemo
Foto di Anderson Martins da Pexels

Dove va a finire all’orizzonte il sole quando si tuffa in mare, lento al tramonto?… Ma soprattutto chi lo vede più il sole che si tuffa all’orizzonte, noi relegati dentro alle zone rosse dei condomini? Chi mai potrà permettersi il mare, noi gente chiusa in città di pianura?

Sta arrivando il vaccino, lento come il sole. I vaccini, almeno dieci, tra ufficiali, ufficiosi e forse un paio fasulli. Ne daranno  prima o poi uno anche a noi, così dicono  quelli che se ne intendono. E ce la faremo, quasi tutti ce la faremo. A proposito, dove andrà a finire il virologo Sotutomì che spunta all’orizzonte, mare o non mare, quando iniziano le trasmissioni di queste noiose televisioni al tramonto? Tornerà finalmente, dopo tanto parlare, il virologo-divo, a fare il suo benedetto lavoro che sarebbe quello di sconfiggere i virus, o continuerà a dibattere in tv? Chissà. Chi vivrà vedrà. Appunto.

Speriamo di sopravvivere a questa ondata di parole spesso inutili. Quanto sarebbe importante un vero confronto!

E quanto sarebbe  importante ribellarsi a questa tv delle zuffe! Litigate, dibattiti inutili, sciagure verbali, soliloqui, scontri debolissimi, per capire che il dono del confronto, il più grande dono, è invece il saper ascoltare… Cosa che nei salotti televisivi  non fanno quasi mai. Solo se sai ascoltare puoi provare a capire e poi a dire se sei d’accordo o meno.

Forse la cosa più importante che questa pandemia ci vorrebbe suggerire è il rispetto. La condivisione della sofferenza, l’attenzione verso gli altri. L’impegno al miglioramento, l’incoraggiamento. Il dubbio.

E cosa sono queste cose se non il sapere ascoltare?

Ascoltare è l’unico modo per provare a costruirci un’idea. Su tutto. Solo i molti dubbi creano qualche certezza.

Impariamo ad ascoltare, ché ci fa bene, spesso ci fa benissimo.

Poi, se siamo così bravi, proviamo addirittura a ascoltarci.

Il gioco che vi propongo oggi è questo: prendete una poesia, breve, di quelle che conoscete e vi piacciono. Oppure una mezza paginetta di qualcosa che ricordate bene, così bene che non ci pensate su troppo, più. Persino una preghiera, se qualcuno è credente. Ora leggetela ad alta voce, o recitatela, sempre ad alta voce, se la sapete a memoria. Lenti. Ascoltandovi. Non è necessario alzare troppo la voce, basta che vi sentiate voi. Parlatevi. Cercate di seguire ciò che vi state dicendo. Guardate che non è facile “sentirsi”, occorre un po’ di impegno e di curiosità.

Ma è il miglior allenamento per imparare a  ascoltare gli altri.

Ciao. Buon dubbio. E buone certezze, se ne verrà  qualcuna dopo i dubbi.