Immortals 3D

di Michele R. Serra

Recensioni
Immortals 3D

Quindi eccoci qua, noi spettatori del 2011, di fronte all’ennesima ricicciata sullo schermo di miti vecchi come la civiltà. In questo caso, greci: una guerra molto più grande degli uomini che si trovano a combatterla, contro un nemico potente, potentissimo. 
Breve riassunto: i titani sono tornati, l’umanità deve difendere se stessa e gli dei – si sa, quelli non alzano mai un dito. Per riuscire in questa impresa, ovviamente ci vuole un uomo speciale. Un eroe: Teseo è Henry Cavill, giovane attore britannico che rischia di essere la next big thing di Hollywood, visto che dopo aver lavorato con Woody Allen è stato scritturato per essere nientemeno che il prossimo Superman. Ma qui ancora non se la deve vedere con Lex Luthor, bensì con il re dei titani interpretato da Mickey Rourke.

Può un film che si presenta come quintessenza del tamarro essere allo stesso tempo uno dei più alti esempi di arte cinematografica visti sugli schermi dei nostri multisala quest’anno? Assurdo, ma vero. Lo firma il regista Tarsem Singh, indiano prestato agli studios americani che ha in curriculum un tot di videoclip musicali, e questo forse spiega perché anche in questo Immortals sembra ossessionato dalla ricerca dell’immagine perfetta, da ottenere tramite la continua sovrapposizione di effetti digitali agli attori, che hanno girato tutto il film all’interno di un teatro di posa. Non è un caso, che già dal trailer si dichiari: il film è prodotto dagli stessi di 300, e quindi insomma aspettatevi un certo tipo di impostazione estetica. Molto moderna, e a volte davvero sorprendente. Se dessero un Oscar per il fattore wow, lo vincerebbe Tarsem Singh a mani basse. Ogni scena è così incredibilmente carica di splendore pop, da diventare un vero esempio di barocco cinematografico contemporaneo, caricato a mille in tutto: muscoli, costumi, luci, architetture, violenza. Tutto tanto, tantissimo. Troppo?

Questo è Immortals: una sequenza di scene ultraspettacolari, un videogioco che prende ispirazione dai complicati bassorilievi dei templi greci. Tauromachia playstation. Vi piace l’idea? A me sì, un sacco. Peccato che il regista si sia dimenticato che per fare un film servirebbe anche uno straccio di sceneggiatura. E uno svolgimento sensato almeno per il 30%.

Non so cosa penseremo fra dieci anni, di Immortals. Forse non rimarrà nella storia del cinema, ok, ma dentro c’è un esplosione di fuochi d’artificio digitali che da sola basta, almeno qui, almeno ora, per lasciarci a bocca aperta. Roger Ebert, decano dei critici cinematografici americani, ha detto che si tratta “del più bel film brutto dell’anno”. Davvero difficile dargli torto.