Recensioni

Il nuovo film di Andrew Niccol muove da un’idea semplice, quasi un luogo comune: il tempo è denaro. Roba che diceva anche mia nonna. Però può essere uno spunto, soprattutto se portato alle estreme conseguenze.

Cosa succederebbe se il tempo fosse davvero denaro? Più precisamente, cosa succederebbe se il tuo conto in banca fosse legato alla tua vita, e quando arrivi a zero euro muori? Ecco l’idea attorno a cui ruota In Time, che ovviamente è un film di fantascienza.

In un futuro non troppo lontano, la scienza permetterà agli uomini di vivere per sempre; e non solo: di essere giovani per sempre. Mica male, eh? Peccato che la morte – per quanto ci dispiaccia – serva a qualcosa nel grande piano dell’universo: se la gente smettesse di morire, in pochi mesi sulla Terra non rimarrebbe spazio neppure per uno spillo. Dunque, gli immortali possono essere solo pochi – e ovviamente questi pochi sono i ricchi, che hanno davanti a loro secoli di vita. Mentre tutti gli altri, i poveri, a trent’anni o poco più finiscono i loro giorni.

La metafora del regista Andrew Niccol è piuttosto chiara. Del resto ci aveva già raccontato in un altro film, Gattaca, una storia in cui una minoranza di ricchi si appropriava di una mega-scoperta tecnologica, creando un futuro rigidamente classista. Insomma, ce l’ha proprio stampata in testa, questa idea. Tanto che viene da chiedergli (voce di Ugo Fantozzi): “Scusi sa, ma lei sarà mica… perdoni il termine… comunista?” (tuono in sottofondo).

Bè, diciamo che considerare In Time un pezzo di propaganda anti-capitalista è francamente dargli un po’ troppa importanza. Perché quella che era una bella idea da parte del regista-autore del soggetto (al netto di una causa per plagio intentata ai suoi danni e vinta dallo scrittore di fantascienza Harlan Ellison), viene un po’ buttata via per lasciare spazio a un classico film d’azione medio, in cui il protagonista Justin Timberlake fa i soliti inseguimenti in macchina, poi a un certo punto trova la solita bellissima ragazza – che qui è l’Amanda Seyfried già protagonista diMamma Mia – e con lei mette insieme una banda alla Bonnie & Clyde. O forse alla Robin Hood.

In Time non è certo destinato a essere ricordato come un capolavoro della fantascienza cinematografica. Rimane una pellicola d’intrattenimento finalmente acpace di trovare un escamotage elegante per far lavorare solo attori giovani e belli: se nel futuro tutti saremo – appunto – giovani e belli, gente tipo Justin Timberlake, per una volta, non sembra fuori posto.