Independence Day Rigenerazione

di Michele R. Serra

Recensioni
Independence Day – Rigenerazione

Vent’anni esatti dopo Independence Day, ecco il sequel. Tra l’altro, proprio in mezzo all’epoca hollywoodiana dei seguiti, remake, reboot etc.

Dovrebbe essere il film con cui il regista Roland Emmerich rialza la testa. Roland è il tedesco che ha re-insegnato a Hollywood a fare i film in grande: in fondo il primo Independence Day non era altro che un classico hollywoodiano, il film con l’invasione aliena, gonfiato di steroidi (leggasi: effetti speciali moderni). Dopo quel botto Roland Emmerich ha continuato a fare film di genere-baraccone fino al 2015, anno in cui ha girato Stonewall, il racconto di uno dei primi moti di protesta degli omosessuali americani alla fine degli anni Sessanta. Emmerich ci teneva molto a questo film perché teneva molto all’argomento, lui apertamente gay, impegnato sul fronte dei diritti civili, insomma si capisce. Peccato che quando il film è uscito sia stato spernacchiato da tutti quanti. Semplicemente perché era piuttosto brutto, per farla breve.

Dunque questo Independence Day: Rigenerazione segna il ritorno di Roland Emmerich a quello-che-sa-fare-meglio, cioè il mega blockbuster di fantascienza catastrofica. Bisogna capire se quello-che-sa-fare-meglio è il meglio anche per lo spettatore, oppure no.

Dunque, vediamo.

Vent’anni sono passati dal primo Independence Day, e vent’anni sono passai anche nella finzione cinematografica. Quindi il mondo che vediamo in questo Rigenerazione è effettivamente quello del 2016, anche se il primo contatto con gli alieni nel 1996 ha reso il mondo sullo schermo molto diverso dal nostro. La tecnologia – ad esempio – ha fatto un balzo in avanti: basi lunari e astronavi sono la realtà di tutti i giorni. Si tratta di una scelta sensata, si ricerca la coerenza con il film originale, la creazione di un universo (magari vogliono fare anche degli altri sequel? Faccio per dire, eh).

Però questa è tipo l’unica scelta che funziona, per il resto siamo messi maluccio.
E non sto parlando della trama, o di sottigliezze di questo genere: la trama, in un film come Independence Day, non è importante (se vi ricordate nel primo arrivavano delle astronavi grandi come le Alpi Apuane, però gli umani riuscivano ad abbatterle grazie a un Macintosh PowerBook). 

L’importante è che quando il mondo viene distrutto, sia distrutto con stile. E qui, nonostante la presenza di un’astronave grande come l’oceano atlantico, la distruzione del mondo sembra qualcosa di assolutamente banale e già visto, un po’ noioso. Ah, stanno distruggendo il mondo? Sì, la solita storia…

Vabbè, detto che del film ce ne possiamo disinteressare, facciamo qualche riflessione. Tipo. Dal 1996 a oggi, gli effetti speciali hanno avuto un’evoluzione mostruosa. Pensare che il 90% del primo Independence Day era stato girato con effetti speciali concreti (a.k.a. modellini), fa davvero venire le vertigini. Wow. Eppure ancora oggi gli effetti speciali non bastano a fare un film. Anzi nel caso di questo Rigenerazione sembra che ti impediscano di godere delle emozioni umane, che alla fine sono una delle poche cose che possono davvero rendere interessante una storia.