L’estate dell’Alligatore 2020 3

di L'Alligatore

News - Recensioni

Tanta musica indipendente italiana curata e selezionata, da scoprire e da ascoltare durante l’estate

Filippo Poderini, Moshi moshi pronto pronto

Ironico e disincantato il primo disco a nome Filippo Poderini, (prima si faceva chiamare iF L) ironico e disincantato fin dal titolo Moshi Moshi Pronto Pronto (citazione da Thom Yorke nel finale di “Dawn chorus”). Undici canzoni di moderno cantautorato elettronico cantato in italiano tra nostalgia (vi ricordate il telefono di una volta?… ascoltate “Telefono a disco”) e meraviglia, momenti romantici e molte scene buffe. Prodotto, arrangiato, suonato e cantato tutto in autonomia, ha fatto il botto proprio nel periodo della pandemia, con 15.000 views in due sole settimane. Merito della cura del prodotto, de La Cura dischi che l’ha prodotto, delle batterie elettroniche, sintetizzatori con l’anima, poche ma buone chitarre, arrangiamenti d’archi e ironia … teniamolo d’occhio.

 

Mother Island, Motel Rooms

Terzo disco dei vicentini Mother Island questo Motel Rooms. Ancora una volta con la Go Down Records, label alla quale sono molto attaccati, non solo per vicinanza fisica. Un bel vinile dai suoni molto americani, non a caso è nato durante il loro ultimo tour in California. La California da sogno, quella del surf anni ’60, jeffersonairplane-style, alla quale i cinque Mother Island fanno esplicito riferimento. Psichedelici, con una voce di donna che in(canta), un bel ritmo e due chitarre molto presenti. Filmici, a tratti morriconiani, Tarantino avrebbe potuto mettere una loro canzone nel suo ultimo film, e avremmo creduto essere un brano di quei anni musicalmente (e non) favolosi. In cabina di regia Matteo Bordin, con il quale hanno registrato presso il mitico Outside Inside Studio.

 

Vossa, Vossa

Gaetano Dragotta, compositore e produttore siciliano di musica elettronica e Sergio Beercock, inglese di madre siciliana, attore e scrittore teatrale, cantante e polistrumentista sono i Vossa, quest’anno usciti con il loro omonimo esordio. Vossa in portoghese vuol dire “vostra”, per loro vuol dire condividere la musica con l’altro. Cercano di farlo con queste otto canzoni che fanno pensare all’elettronica internazionale fin dall’apertura dell’album “Change”, apocalittico soul dove sembra di sentire uno scacciapensieri elettronico (o me lo sono immaginato visto la loro provenienza?). Poi trame sonore molto suggestive, un fondersi della voce nei suoni ancestrali, percussioni mediterranee, afro-funk e ritmo a tavoletta. La mia preferita è “Bastard” rivisitazione scherzosa di una filastrocca inglese dove il bastardo del titolo è un padrone che non paga il povero Johnny perché non lavora troppo velocemente.