Infernax: un altro retrogame?

di Redazione Smemoranda

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Indipendentemente dall’hype, e soprattutto indipendentemente da quello che dice Mark Zuckerberg, non possiamo essere sicuri al 100% che il futuro dei videogame sia metaverso (o realtà virtuale che dir si voglia). Cioè, sì, è vero, tutto sembra andare in quella direzione preconizzata dal mitico Tagliaerbe di Stephen King ormai trent’anni fa. Ma allora, perché i gamer (appunto) trentenni continuano ad amare giochi che sembrano stati fatti negli anni Novanta, e che appena li fai partire sulla tua console di ultimissima generazione ti sparano nelle orecchie della musica tipo quella del video qui sotto?

Infernax e il virus della nostalgia

Eh sì, tutta questa faccenda del retrogaming sta un po’ sfuggendo di mano, diciamocelo. Cioè non fai in tempo ad assorbire la notizia che qualcuno ha creato e messo sul mercato console che sono riproduzioni dell’Amiga 500 che avevi in casa se eri vivo negli anni Ottanta(!), ed ecco che ti arriva la notifica: ora puoi scaricare sulla tua costosissima macchina per videogame Infernax, un gioco che sarebbe sembrato vecchio ai tempi del Sega Megadrive.

Retrogaming, sì o no?

Intendiamoci, non ho assolutamente nulla contro Infernax, che ha le stesse buone vibrazioni che decenni fa ti poteva dare un classico Castlevania: sei un cavaliere e devi fare fuori mostri e zombi, ed è pure un po’ sanguinolento com’erano i videogame di una volta – anche se il sangue pixel non fa impressione, per fortuna. Ho qualcosa invece contro il fatto che la nostalgia sia sempre un punto debole per tutti: cioè alla fine questi giochini qua sono sempre irresistibili, ma ti fanno sentire scemo. Cosa te la sei comprata a fare la PS5, se volevi giocare con il Commodore 64? Non c’è una risposta, lo so, ma tra le cose che vorrei fare per migliorare me stesso, oltre all’esercizio fisico e leggere di più, c’è anche quella di essere meno nostalgico. Eppure continuo a preferire roba tipo Infernax al paradiso promesso dal Metaverso.