Interstellar

di Michele R. Serra

Recensioni
Interstellar

Ci sono due modi di fare cinema: prendersi dei rischi, oppure no. Indipendentemente dalla scala del tuo lavoro, non importa se stai girando un cortometraggio in Val Pusteria con un budget di trecento euro o un mega kolossal a Hollywood che costa trecento milioni di dollari.

Cristopher Nolan è uno che – tutto sommato – i suoi rischi se li prende. Anche se è ovvio che, se sei uno dei registi-superstar di Hollywood, hai fatto tre film di Batman etc., è più facile ottenere credito dai grandi studios. Ma ci vuole comunque coraggio, per provare a girare un nuovo film di fantascienza totale e definitivo: sai già che ti dovrai confrontare con il peso della storia, e potresti finire schiacciato. Ci vuole coraggio, a voler fare il nuovo 2001: odissea nello spazio.

Interstellar, no, alla fine non è il nuovo 2001: odissea nello spazio. Però è un tentativo ammirevole di girare il nuovo Grande Romanzo Americano al cinema (per quanto questa frase abbia poco senso). Cristopher Nolan ha scritto la sceneggiatura insieme al fratello Jonathan, ma non sembra davvero farina del loro sacco, piuttosto un megamix di tanto grande cinema e di tanta grande letteratura: Matthew McConaughey è un triste contadino perso in una lercia e polverosa campagna che ricorda i racconti della Grande Depressione scritti da John Steinbeck, poi parte per lo spazio di registi come Kubrick e Spielberg, infine si trova a raccontarci di altre dimensioni spazio-temporali come ha fatto che Kurt Vonnegut nel suo Mattatoio n. 5. Tutto quanto insieme, e molto di più. Poi non stupitevi se il film dura tre ore, eh.

Lo spazio è infinito, infinite sono le possibilità che da qualche parte in quel mare ci siano altri mondi, altri esseri senzienti, vita. Sarebbero infinite anche le possibilità di un film come questo: Interstellar potrebbe facilmente durare altre sei ore, o altri due episodi. Non succede e non sarà una saga, almeno stavolta. Credo.

Interstellar va spesso pericolosamente vicino a schiantarsi, quando diventa così melodrammatico da fare quasi ridere, poi si risolleva con sequenze che ti tengono schiacciato contro la poltrona neanche stessi subendo 5g di accelerazione gravitazionale.

Interstellar fa tutto: ti intimidisce con spiegoni sulla fisica che ti fanno sentire molto ignorante, non rinuncia a un possibile messaggio para-religioso (sembra ci sia uno scopo per tutto e un grande disegno che sovrintende allo scorrere del tempo e degli avvenimenti), mette in piedi montagne russe di spettacolo cinematografico che frullano lo spettatore.

E no, non funziona tutto, non c’è molto di davvero originale. Eppure grida “Guardami, guardami” in modo davvero convincente. Sembra il minimo che un film possa fare, invece di questi tempi è tanto.