Intervista a Nicola Pezzoli

di L'Alligatore

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Intervista a Nicola Pezzoli

Nicola Pezzoli, Zio Scriba per gli amici del web, è uno scrittore lombardo con tre romanzi pubblicati e un sacco di altri da pubblicare. Il primo con la Kaos Edizioni è del 2008, il quasi introvabile Tutta colpa di Tondelli, scatenante polemiche a non finire, poi Quattro soli a motore nel 2012 targato Neo Edizioni, classico romanzo di formazione, e ora, sempre per l’editrice abruzzese, Chiudi gli occhi e guarda.
Romanzo dolce e lieve come la copertina lascia intuire, Chiudi gli occhi e guarda è narrato in prima persona da un bambino, il dodicenne Corradino. È il ricordo tenero di un’estate, anzi, tre settimane del luglio 1979, in Liguria, al mare, lui e solo la madre: la vita di un ragazzino alle prese con i giochi, le emozioni, i primi baci, le cotte etero e non, le classiche cose da spiaggia. Che poi saranno ben poco classiche, come chi conosce la scrittura e le idee dell’amico Zio Scriba – non solo dai romanzi, ma in particolare dal suo seguitissimo blog – potrà immaginare. Ma non voglio certo rovinarvi la sorpresa e mi fermo qui, lasciando spazio alle parole di Nicola, passato in palude per due chiacchiere con me.

Come è nato Chiudi gli occhi e guarda?
Quando uscì il mio precedente romanzo, Quattro soli a motore, tutto pensavo tranne mettermi a scrivere altre storie con lo stesso protagonista, la stessa voce narrante. Poi sono successe due cose. La prima è stata che Corradino, il ragazzo che nell’altro libro ha undici anni e in questo dodici, ha talmente conquistato il cuore dei lettori, è stato talmente amato e adottato da loro, da spingerli a rivolgersi direttamente a lui nei commenti sul mio blog e nei messaggi privati che mi mandavano. Ci sono stati ragazzini vittime dei bulli che mi hanno scritto per ringraziarmi, per dirmi quanto Corradino li avesse aiutati, riservandogli parole di amicizia e di affetto come a un amico in carne e ossa. E queste per uno scrittore sono soddisfazioni che toccano il profondo dell’anima. La seconda è stata il rendermi conto che quella di Corradino non solo era una bella voce nuova e originale, che sarebbe stato un peccato lasciar spegnere, ma che in essa avevo trovato la mia più vera e incisiva voce di essere umano e di scrittore. Quindi ho voluto proporre una seconda puntata, un seguito. Che però fosse lontano anni luce da certe insignificanti e insulse furbetterie, dalla disonestà di chi scrive un sequel infingardo fatto coi materiali di scarto, in cui cambiano a malapena i nomi di qualche personaggio e la toponomastica stradale. Soprattutto, doveva essere un romanzo che si reggesse in piedi da sé, leggibile anche senza nulla sapere dell’altro. È nata così l’idea di approfondire il personaggio dello zio cieco (che nel precedente compare di striscio, nella rievocazione di alcune telefonate) e di raccontare l’estate successiva di Corradino, ospite insieme alla mamma, per tre settimane, nella casetta che questo prozio, lo zio Dilvo. Qui succederanno molte di quelle cose che possono succedere a un ragazzino di quell’età su una spiaggia e dintorni. Però, naturalmente, con la garanzia di essere raccontate in corradinese, che è l’esatto contrario del banalese e del luogocomunese, gli sciatti, piatti e pigri linguaggi che stanno dilagando nelle nostre povere librerie, con gli stessi devastanti effetti del Nulla di Ende, o del Fuoco anti-intelligenza di Bradbury…

Lo pensi più come un libro umoristico o di satira sociale? … O biografico? … O altro?
Mi trovo sempre in difficoltà quando mi si chiede di etichettare un mio libro… Per dare una vaga idea evocando un’opera più o meno gemellabile, potrei nominare La vita davanti a sé di Romain Gary, che considero un gioiello lirico, un acquerello narrativo tenero e struggente, ma al contempo divertentissimo, esilarante, “scandaloso”, potente, in cui la scrittura prevale sulla trama – che pure c’è, come in tutte le storie. Dove per “scrittura” non si intendono pacchianerie virtuosistiche e orpelli erudibondi, ma la semplice capacità di regalare Emozioni attraverso uno stile leggero, colorito, frizzante… Ecco, spero di essermici almeno avvicinato.
Da un lato Chiudi gli occhi e guarda potrebbe sembrare una sorta di lunga poesia, delicata e carina, ma d’altro canto essa è raccontata, per fortuna, da un ragazzino vero, che dice tutte le parolacce che ci vogliono. Insomma non vuol avere nulla a che vedere con quella sterilizzata letteratura da sussidiario democristiano delle medie, ancor oggi propugnata da gente che nel 2015 non ha ancora capito che “volgari” non sono più le cosiddette parolacce, ma semmai la banalità, la vuotezza, la superficialità, l’imbecillità conformista, la stronzaggine modaiola, la sciatteria. Mi dicono che in tutta l’oltraggiosa trilogia delle 150 flatulenze vaginali, o sfumature dell’ovvio che dir si voglia, non compaia un solo termine veramente scurrile. Soltanto insulsaggine, maschilismo, erotismo di quarta mano e squittii. Corradino le parolacce, quando ci vogliono, le dice: se c’è una cosa che non sopporto sono quei romanzetti pseudo-giovanilistici in cui adolescenti fasulli dicono “non me ne cale un bel nulla” invece di “non me ne frega un beato cazzo”. Ebbene, io ho voluto appunto scrivere un testo poetico e tenero in cui però un ragazzino, un ragazzino autentico e non stereotipato, indulge al cosiddetto turpiloquio e ha pensieri molto sconci, provocati da una precocità sessuale multiforme.
Quanto al contenuto più o meno biografico, la mia risposta è sempre la stessa: sono un autore che ricorre alla memoria e alle proprie sensazioni e che si mette coraggiosamente (o ingenuamente?) in gioco, non per esibizionismo, ma come modo più immediato per penetrare nell’essenza umana dello scrittore, e quindi di riflesso in quella del lettore. Poi deformo e invento molto, perché le autobiografie tout court hanno sempre qualcosa di limitato e noioso, e finiscono inevitabilmente col… guastare i maroni.

La Neo è un Editore che sembra esser stato mandato dal cielo, uno che ti sceglie per il tuo valore e non per cognome, obbedienza o raccomandazione, o per seguire opportunisticamente un certo flusso modaiolo. Loro ti scelgono con coraggio e poi ti seguono con passione, con entusiasmo quasi adolescenziale, corradinesco potrei dire. Loro non ti mandano rifiuti dicendoti che hai scritto un’ottima storia, ma che “tuttavia purtroppo” la tua scrittura ha il grave difetto di essere “troppo brillante”, come mi è capitato con tanti inadeguati maestrini. Il banalese di cui parlavo più sopra, a cui potremmo aggiungere il bruttese, il muffese, il politichese e il furbese, sono incredibilmente diventati i linguaggi ufficiali di certa nostra sconcertante editoria, che sembra da tempo impegnata ad erigere una Barriera Anti Scrittori Talentuosi (BAST). I Nei sono fra i pochissimi a sottrarsi a questa logica assurda e suicida, che ci ha portati negli ultimi decenni a diventare il fanalino di coda mondiale nella Narrativa. Sarò un inguaribile romantico, ma li amo talmente che il mio sogno è crescere con loro, magari dicendo di no a quei cosiddetti grandi che dovessero scoprirmi con imperdonabile ritardo.

Come è stato accolto, dal tuo pubblico, il libro?
Credo di poter dire che per i miei lettori è stata una festa, un momento di gioia. La partecipazione entusiasta di molti di loro mi ha riempito d’orgoglio: sarà che erano da tempo in attesa del nuovo Corradino, sarà che io stesso considero i miei libri come dei figli, sarà che in copertina c’è questa meravigliosa immagine di bambino sognante che ascolta a occhi chiusi una conchiglia e dà le spalle a un tramonto sul mare, fatto sta che annunciarne l’uscita è stato in tutto e per tutto come esporre un fiocco azzurro sul blog (anzi, un fiocco azzurro E rosa, perché i compartimenti stagni della ghettizzazione sessista, le barriere orchio-tettoniche del conformismo monosessuale bigotto, trinariciuto e omofobo non piacciono molto né a Corradino né al suo creatore-papà-alter ego…).
Ma sull’accoglienza di quelli che già erano miei aficionados non nutrivo dubbi (l’unico timore era che alcuni rimanessero perplessi per il fatto che è molto più breve di Quattro soli a motore: ma stiamo parlando di lettori buongustai, non di persone che vanno a peso, e se gli dài un diamante non rispondono che preferivano una più voluminosa… patata). La scommessa, adesso, sarà conquistarne di nuovi. Corradino lo merita, e i lettori più esigenti e viziati si meritano Corradino. Facciamogli sapere che esiste!

Svilupperai il personaggio di Corradino nei prossimi romanzi?
Si tratta di una voce di cui sono a dir poco innamorato, e che mi permette straordinarie incursioni nelle profondità dell’animo umano, mescolando tutti i colori della tavolozza emotiva e stilistica: dall’ironico al tenero, dal commovente all’esilarante, dallo struggente al volgare-impertinente. Al tempo stesso, credo che una delle principali paure di qualsiasi scrittore (mi viene in mente il protagonista di Misery) sia quella di rimanere prigioniero di un unico personaggio. Se gli Dèi della Scrittura me ne concederanno tempo e modo, voglio continuare a far parlare anche Corradino, ma non soltanto lui. Spero di non sembrare presuntuoso o sacrilego se ti dico che potrei scegliere di fare come Philip Roth, che ha spesso alternato libri con Zuckerman a libri senza.
L’essenziale per me è rimanere fedele all’imperativo di scrivere ogni volta un romanzo completamente diverso rispetto ai precedenti, di non fare il furbino, di essere generoso e innovativo, di non ingannare me stesso e i lettori. Se la prima puntata (Quattro soli a motore) poteva avere come sottotitolo “la campagna”, e la seconda (Chiudi gli occhi e guarda) “il mare”, il sottotitolo della terza potrebbe essere “la città”. Sto quindi pensando a un piccolo balzo nel tempo, a proporre un Corradino ventenne, alle prese con Milano, l’università, le vicissitudini da studente-lavoratore, la condivisione di una stanza e di mille esperienze con due compagni di studi, le disavventure sentimentali e (bi)sessuali in concomitanza con l’esplosione del terrificante flagello dell’aids, e una miriade di nuovi incredibili personaggi, di nuove storie e sottostorie. Ma non voglio anticipare altro: ho già detto fin troppo…

A cosa stai lavorando in questo periodo?
La scrittura mi accompagna sempre, come il respiro: io e lei non ci separiamo mai. Ho pronte trecento pagine del prossimo romanzo, una prima stesura già rifinita e lucidata, e intanto prendo appunti sulle idee per i libri successivi. Nei prossimi mesi dovrebbero anche uscire due miei racconti: uno, intitolato Le scimmie che c’erano prima – cattivissimo e perverso – è stato incluso in un’antologia delle edizioni Galaad, curata da Paolo Zardi, sull’Amore ai tempi dell’Apocalisse. L’altro, più divertente e semidemenziale, dal titolo Il twist nel momento più inadatto, verrà invece stampato in una carinissima versione illustrata sulla pregiata rivista Costola, per iniziativa di un gran bel personaggio che si chiama Filippo Balestra. Nel frattempo porterò avanti promozione, interviste e soprattutto presentazioni: sono un timido e non amo viaggiare, esco malvolentieri dal mio eremo di monaco della scrittura, ma d’altra parte devo ammettere che l’incontro coi lettori è un’esperienza che si è rivelata deliziosa, una delle più magiche e arricchenti di tutta la mia pazza vita.