Intervista a Paolo Benvegnù

di L'Alligatore

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Intervista a Paolo Benvegnù

Con questa intervista a Paolo Benvegnù realizzo un sogno, forse un doppio sogno. Doppio perché il cantautore bresciano, in passato chitarra/voce degli Scisma, è da sempre presente in tutto il migliore rock che spesso incontro, e poi perché con il suo ultimo disco Earth Hotel ha fatto qualcosa di magico, un vero oggettino di culto del quale sentiremo parlare a lungo. No, non deperirà Earth Hotel, album senza tempo a partire dalla copertina, disco incentrato in modo soffice sull’amore. Semplicemente sull’amore nelle stanze. Amore dovunque.

Uscito a fine 2014 da Woodworm, Earth Hotel è stato da subito acclamato da critica e pubblico, prendendo una sfilza di riconoscimenti e venendo eseguito live in numerosi concerti. Sono dodici canzoni, che, pur essendo di un autore noto, ormai di primo piano, esprimono quel gusto underground da indie rock internazionale. Mantenendo la metafora dell’hotel, Benvegù ha dedicato a ogni piano un pezzo, e il disco lo senti salire come fossi all’interno di un ascensore. Difficile da spiegare a parole, bisogna fermarsi e ascoltare.

“Earth Hotel” è un disco che esplora l’amore da più punti di vista. Ci puoi dire quali?… quelli più importanti.
Il Vero punto di differenza rispetto a ciò di cui ho sempre, ahimè, parlato sta esattamente all’interno della Parola Amore. A-Mors, non –morte.
Partendo da questo presupposto, tutto è un miracolo, tutto è Meraviglia e Stupore.
Così, ogni Gesto che prendiamo è un atto di Vita. Assoluto, Pieno di Senso seppur inconscio.
Ed infinite sono le digressioni di questi Atti. E quasi, descriverli, è togliere loro Senso e Potenza.
Perché hai deciso di portarci dentro l’Earth Hotel, luogo dove trova posto l’amore in tutte le sue declinazioni? Da dove è nata questa idea?
Non è stata un’idea, ma semplicemente un treno di pensieri consequenziali derivanti dalla mia resa alla mia Mostruosità. Partendo da quel confine, mi è sembrato naturale considerare il mio corpo e il pianeta in cui transito come una stanza di Hotel. Arriviamo, facciamo del Nostro Sublime o mostruoso, ce ne andiamo, qualcuno pulisce.

“Earth Hotel” è uscito con la Woodworm, label tra le più importanti dell’underground italico. Perché questa scelta? Pur essendo un musicante errante, presente nella musica mainstream da anni, sei rimasto underground dentro, nell’anima, se così posso dire. O sbaglio?
Woodworm è stata l’unica entità che ci ha dato fiducia a priori, sulla Parola. E  anche questo è Bellissimo e stupefacente. Poi, davvero ho scoperto un legame indissolubile con il territorio centroitalico, dove il pensiero è lindo, lo sguardo è negli orizzonti non fugaci. Marco e Andrea di Woodworm mi hanno confermato nei loro atti questo aspetto così nuovo e diverso. Poi, c’è chi nasce combattivo. Perso contro i mulini a vento. Questo sono io. Perciò non sbagli quando mi consideri solitario.

La copertina è molto in linea con il titolo del disco. È quello l’Earth Hotel? Da dove viene quello scatto? Chi l’autore?
L’Autore dello Scatto è il Meraviglioso Mauro Talamonti, un uomo decisamente Perfetto.
Abbiamo avuto la fortuna che si incapricciasse di noi già qualche anno or sono e questo ha portato alla copertina di “Hermann” ed all’allestimento della parte visiva che ci accompagnava durante la mise en scene dei concerti di quel disco. Lo scatto penso sia stato eseguito a Bangkok ma non ne sono sicuro. Perché chiedere i segreti ai maestri?

Come e dove stai presentando l’album?
Ah. Nel piccolo mondo conosciuto. Ma è importante soprattutto quando mi metto in relazione con gli altri Benvegnù in sala prove. Ed è proprio nell’aspetto di nuova costruzione che ci riconosciamo.

Per finire: una domanda che non ti ho fatto, un appello, un saluto, qualcosa che non abbiamo detto o qualcuno che non abbiamo ricordato, da fare assolutamente …troppe cose?
Un piccolo consiglio. Che racchiude ogni aspetto di ciò che hai chiesto, a mio parere. Non siate necrofili. Amate ciò che è nell’istante in cui è.