Intervista agli Ottavo Richter (+ video esclusivo!)

di Laura Giuntoli

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Intervista agli Ottavo Richter (+ video esclusivo!)

 

Luciano Macchia (trombone), Raffaele Köhler (tromba e flicorno), Domenico Mamone (sax baritono), Alessandro Sicardi (chitarra elettrica), Marco Xeres (basso elettrico) e Paolo Xeres (batteria). Sono gli Ottavo Richter, e se siete di Milano probabilmente già li conoscete. Di persona, intendo. Quando li ho incontrati mi hanno ricordato un po’ la band degli Aristogatti, quelli che “Tutti quanti voglion fare jazz”, forse perché sono un po’ randagi e c’hanno quell’espressione che si vede che gli piace un sacco stare in mezzo alla gente e farla divertire. La gavetta l’hanno fatta per davvero, lungo le strade di Milano, appunto, di notte, scacciati dai vigili, acchiappando i passanti col ritmo irresistibile che “ti fa ballare sopra la doccia”- mica cantare sotto la doccia, quello son buoni tutti. E che significa? Gli ho chiesto: “È una provocazione per dire che il jazz è soprattutto divertimento perché le regole sono fatte per essere trasgredite, soprattutto certi purismi snob che abbondano nel mondo dell’arte. La musica deve essere per tutti e di tutti.”

Gli Ottavo Richter le regole le trasgrediscono eccome, il jazz l’hanno suonato pure in mutande. Ce l’ha raccontato Raffaele (uno dei fondatori, quello che suona la tromba) quando gli ho chiesto un aneddoto che ne valesse la pena: “Cerco di dare al pubblico tutto me stesso. Ad esempio una volta durante una session, preso dal ritmo mi sono ritrovato a suonare in déshabillé – in perizoma rosso, ad essere precisi – per le gioie della prima fila.” Mai prendersi troppo sul serio, e se proprio devi essere un musicista bohémien siilo fino in fondo, senza falsi intellettualismi. “Come quella volta che siamo stati chiamati dall’associazione dei ciclisti di Monza – mi dicono – doveva esserci anche il nuovo sindaco, ma all’ultimo c’ha dato buca. Eravamo in piazza, c’era gente e allora abbiamo tirato fuori gli strumenti. Un vigile ci ha detto: se suonate vi faccio la multa. Ma la multa per cosa? Non lo so. Ma il reato qual è? Non lo so, ma la multa ve la faccio. Noi abbiam suonato lo stesso. Alla fine niente multa, però… ”.

Come sono nati gli Ottavo Richter? “L’idea c’è venuta in un conservatorio di Milano, a me e a Raffaele – dice Luciano Macchia (trombone) – lui aveva i capelli lunghi, era il ’96. Poi ci siamo trovati così, per strada, con Ale (Alessandro Sicardi, chitarra elettrica) volevamo metter su una boyband ma non eravamo capaci a ballare. Quando è arrivato Mamone (Domenico, sassofono) le cose sono diventate più serie”. Domenico: “Mi sono auto-ingaggiato: non è che avete bisogno di un sax, anche aggratis? È stato amore a prima vista. Nel 2004 c’è stata un’escursione sui monti in Valtellina, c’eravamo persi e per caso abbiamo incontrato i fratelli Xeres (Marco, basso, e Paolo, batteria). Così è nato il gruppo al completo”.

 

Ridendo e scherzando la big band milanese ha all’attivo tre album: l’ultimo, oggi in uscita, “Una bella serata”, e i due precedenti, “Molly Malone’s” e “Clinkin’ glasses”, oltre a diversi festival e trasmissioni radio e tv – Parla con me, Caterpillar, Caterraduno, Gli spostati. I sei hanno condiviso le scorribande musicali con Gianluigi Carlone, Banda Osiris, Antonio Di Bella, Andrea Giuffredi, Gaetano Liguori, Massimo Cirri, Filippo Solibello, Giampaolo Köhler e Radio Popolare. “Da ottobre saremo anche on line – ci dicono – in diretta streaming da un locale più unico che raro dove si può sperimentare, il Ligera di via Padova, una delle strade più multietniche di Milano”.

Nel loro ultimo album ci sono pezzi che già dal titolo promettono bene, come Bradipo Missile, Dancin’ flab – che significa ciccia danzante – Maialino latino – ispirato a Porky pig eroe della Warner Bros, l’Oculista innamorato e Rum – nel senso che, a una cert’ora, siamo tutti un po’ rum-antici. Il filo conduttore è la contaminazione tra generi diversi: jazz, funk, swing, samba… Insomma, la musica per gli Ottavo Richter è gioco, improvvisazione, è ballare far ballare i passanti che si fermano incuriositi, è trasformare i teatri in piste da ballo.

Una bella serata è il titolo del loro ultimo cd. Se lo metti su e chiudi gli occhi pensi che è anche una bella serata: si sentono i respiri, i bisbigli, gli errori. Come a un concerto vero.

“Il brano che abbiamo suonato per voi di Smemo, Little bird, è … birichino (qui la versione completa con testo sconcio), l’ho scritto tanti anni fa ispirato dalla mia prima avventura erotica” dice Raffaele, quello del perizoma rosso. Quando lo ascolti sei come sotto l’effetto di una leggera sbronza e avverti quel prurito sotto i piedi che non ce la fai a stare fermo, oh yeah. Ecco perché il video che ho fatto con loro mi è venuto un po’ mosso, e poi non si sente neanche tanto bene, ma insomma con l’ifon terzomodello che pretendete. Andate invece domani a Palazzo Reale a Milano che suonano dal vivo e pure gratis.
La band, per chi gradisce, previo avviso anticipato di almeno mesi sei, si rende disponibile per matrimoni, feste di piazza, cresime, divorzi nonché funerali.